non so prendere confidenza con l'abitudine. conosco i passi che bisgna percorrere prima di lanciarsi nel vuoto. sono sempre gli stessi. ne porta memoria il mio corpo. la memoria è nel corpo, è il corpo di una ballerina mentre danza.
conosco a memoria i gradini che mancano per raggiungere il trampolino.
ma ho paura di percorrerli se non smetto di pensare. devo smettere di pensare, per lanciarmi.
se niente cambia, tutto cambia.
cp
non sono una appassionata di birdwatching, del resto anche la caccia non la approvo. ultimamente la parte velenosa di me sta pensando di dedicarcisi, alla caccia dei volatili, da quando sul tegolato della casetta di fronte la mia vive felicemente una gazza che mi ruba il sonno e i pensieri. i genitori, o chi per loro, non le hanno insegnato a distinguere il giorno dalla notte. così lei, la gazza rubasonno e rubaidee, appena fa buio, esattamente quando io finisco di lavorare e torno nella mia casetta in affitto troppo cara ma insindacabilmente graziosa, lei si rianima e canticchia. tutta la notte. canticchia è una delicatezza nei suoi confronti. il suono può assomigliare ai gridolini di godimento tra aldo biscardi e una foca monaca. all'alba, stremata, si addormenta. dopo un'ora, io mi sveglio per andare al lavoro.
ora, io la natura la amo molto. quando è silenziosa. diversamente la odio. la detesto. non è un caso che il mio paesaggio ideale resta il mare che sta zitto, anche quando si arrabbia e mi manca, come mi mancano tutti i silenzi che mi aiutano ad ascoltare.
gazza a parte, altra cosa. sono una icona gay. non ho più dubbi. piaccio solo a loro, o meglio in particolar modo a loro, soprattutto agli uomini. il che mi lusinga, che come dice una mia carissima amica, significa che piaccio alla maggior parte della popolazione mondiale e poi anche loro piacciono a me se soprattutto i maschietti quando mi dicono che ho le sopracciglia perfette, come un arco disegnato da giotto e io penso che vorrei innamorarmi di un uomo che mi dice una cosa del genere, ma un uomo non le ha mai notate le mie sopracciglia che peraltro adesso ho imparato a dire sia in inglese che in francese che in tedesco, ma non lo so scrivere.
cp
perchè: quando passo a miglior vita, alias lavoro, e mi sposto oltre la linea gotica( da roma in su) i miei colleghi prima mi salutano e poi, a turno, fanno le facce che si aspettano:
- di vedermi accompagnata da chilate di mozzarelle e burratine e scamorze
- di vedermi fornita di litrate di primitivo rosso di manduria
- di vedermi abbronzata anche a maggio
- di vedermi ingrassata, che al sud si mangia bene
- di vedermi allegra, che al sud ci si diverte
- di vedermi incinta, che al sud si fanno un sacco di figli
- di vedermi sposata, che al sud ci si sposa tutti?
e perchè: al sud, quando dico che vado a lavorare fuori, in teatro, mi dicono tutti: buon divertimento!, strizzando l'occhiolino, e non mi augurano mai buon lavoro!, come si conviene a chi sta per andare al lavoro. anche se lontano, anche se in teatro, anche se sottopagata, anche se felice?
cp
è stata una settimana scandalosa. primo, non ho precisato che il lavoro stagionale di cui mi sono fregiata nel post precedente non è nella città in cui risiedo. per me è ovvio, che non sia qui. ma è bene precisare, il lavoro si trova a 600 km circa da dove abito. quindi la prima cosa che ho fatto questa settimana è attaccarmi al telefono per cercare una casa (una camera, per la verità) che finalmente venerdì ho trovato. ovviamente la più cara e la più piccola casa disponibile è toccata a me.
secondo, fare la valigia. così, tra un intervallo e l'altro per delle gare d’asta immobiliare e telefoniche, facevo la conta tra magliette, gonne, pantaloni etc etc.
terzo, volevo salutare un po’ di gente. sembra facile. le amiche,in effetti è stato facile. le chiami e loro ti dicono un orario e un luogo, le vedi, le saluti, le baci, le inviti a fare un salto dove stai per andare e finisce la storia. ma io, che sono scorpione con ascendente scorpione, volevo salutare anche i miei amici, piccoli amici, amici di-letti. perché sono la classica eroina romantica. dispenso romanzi ai miei amici diletti. poi arriva un momento in cui, non potendomi riprendere il tempo che mi hanno fatto perdere, mi riprendo i miei libri.
con capricorno78 è andata bene, ci conosciamo da una vita, cenetta in allegria e ciao ciao.
toro82 è stato facile rintracciarlo, ha inaugurato un locale con la sua pantagruelica fidanzata (ricomparsa come nelle soap opera all’improvviso, visto che lui pensava che fosse deceduta. a quanto mi ha detto quando li ho visti incollarsi le lingue a vicenda, davanti a me)
capricorno66 pure non è sfuggito al mio richiamo, non vedeva l’ora di riabbracciarmi. sicuro di aver trovato una ragazza capace di credere che la donna che vive con lui da 12 anni è solo la sua coinquilina, neanche stabile, che ogni tanto dorme con lui e stende i suoi perizoma in salotto (peraltro di cattivissimo gusto, sia il salotto che i di lei perizoma) perché non ha la lavatrice. come no, per i liberi professionisti over 40 la lavatrice è un optional. certo.
acquario70 è quello a cui tenevo più di tutti, non fosse altro che gli avevo prestato due dei romanzi che amo di più e che mi raccontano più di qualsiasi contatto. l’ho inseguito un pochino. a lui piace, così. fingersi impegnato. ma ce l’ho fatta, gli ho comunicato che me ne vado esattamente un attimo dopo che lui, con i suoi occhi da ranocchio flebotomico, ha detto: questo è il soprabito che portavi quella sera che siamo andati e bla bla…. è evidente che prestargli i miei libri non ha prodotto alcun risultato se fa avances da stereotipato antieroe moccioso.
acquario72 è l’unico da cui devo ancora congedarmi. lo faccio qui, dandogli la stessa importanza che ha per me il libro che gli ho prestato. zero.
cp
pomeriggio, int. casa cp, soggiorno
squillo insistente di un cellulare (musica di nino rota, il principe e la gradisca)
dettaglio dello schermo del cellulare: compare la scritta numero privato,
cp risponde, aggrottando le sopracciglia.
cp: pronto?
numero privato: buonas
era, parlo con casalinga precaria?
cp: si
numero privato: sono xxx (quel lavoro che attendevo di replicare da circa un anno)
cp: (alla buonora) ah buonasera, molto piacere di sentirla.
xxx: la chiamo per scusarmi per non averla ancora chiamata…
cp: si figuri…
xxx: sa abbiamo avuto e abbiamo a tutt’oggi notevoli difficoltà di organizzazione soprattutto finanziaria di yyy
cp: capisco.
xxx: lo so che le avevamo detto che l’avremmo confermata anche quest’anno…
cp: e infatti….
xxx: ma lei non può immaginare quanto sia difficile e nello stesso tempo coraggioso portar eavanti cose del genere, in questo paese, lei insomma mi capirà se le dico che….
cp: si, capisco…
xxx: no, mi lasci finire. la prego, ci tengo a scusarmi per il ritardo con cui le confermiamo la sua chiamata alle armi. inizia tra 15 giorni.
cp: …
xxx: sempre se non sta già lavorando ad altre cose, se non è impegnata. ecco. è impegnata?
cp: mah, guardi…(bluffando) ho un po’ di proposte che sto valutando… (faccio la lavatrice o lavo i piatti?)… di cosa dovrei occuparmi? quale sarà sostanzialmente il mio ruolo?
xxx: sarà l’ultima ruota del carro, avrà lo stesso ufficio dell’anno scorso, lo stesso stipendio, lo stesso stress 24 ore su 24….ma se non le va…
cp: ci vediamo tra 15 giorni, ore 9, in ufficio.
(io pure, non ci credo. invece mi sa che è vero. quello che mi hanno sempre detto: “quando meno te l’aspetti…arriva” è arrivato)
cp
avevo un bel corredino intimo tutto bianco, poi l’ho stinto. in lavatrice. l’ho messo a sessanta gradi con l’accappatoio fucsia, quello che uso in piscina che sembra una cartina gigante e invece è un accappatoio sintetico. ora il mio completino è rosa stinto come il riflesso del cielo sul mare dopo un ensamble di tric e trac e fuochi d’artificio. volevo sentirmi una casalinga realizzata e dunque frustrata. il mio bellissimo corredino intimo bianco l’ho infilato consapevolmente dentro la lavatrice. volevo assistere in diretta alla fusione dei colori e nel frattempo inventare un nome per il nuovo colore che stavo creando, ma poi mi è venuta fame e ho preparato un frullato a base di fragole, mele, nespole e kiwi. anche nel frullato il rosa ha avuto la meglio. adesso ho un completo intimo color rosa frullato. mi piace molto. lo indosserò domani quando andrò a perdere il mio tempo nel nuovo locale con la solita gente. è salutare assistere alla nascita di un nuovo locale in città. un po’ meno salutare è prendere atto che cambia il vento ma noi no e siamo sempre gli stessi che facciamo finta di non conoscerci se ci conosciamo e di conoscerci se non ci conosciamo.
fare la casalinga mi gratifica, quello della lavatrice è il punto più alto delle mie giornate. lavo anche quello che ho appena lavato. mi sento produttiva. molto più di quando faccio le cose che dovrei fare realmente. tipo. ieri mattina mi sono svegliata alle 7.00 per scrivere delle cose al pc e ho infilato la mia chiavetta nel pc, solo che la mia chiavetta era stata cavalcata da un esercito di cavalli di troia e allora finchè ho formattato il pc e la chiavetta e finchè ho estirpato tutti i virus sono arrivate le 10.00 e a quel punto avevo già perso la pazienza. di pazienza ne ho sempre avuta poca, la considero un’ingenuità.
(ora, scusate, ma il dovere mi chiama. scappo a caricare la terza lavatrice della giornata)
cp
non ho mai avuto un idolo. l’ho cercato a scuola, tra i libri sempre troppo pochi a causa dei professori sempre poco idoli. l’ho cercato in strada, tra la gente di cui desideravo fidarmi e diventare amica. l’ho cercato in famiglia, ma dopo l’adolescenza sono caduta nella trappola dell’individualismo materialista e la famiglia non l’ho più idolatrata. l’ho cercato nel mio letto, su una spalla che speravo più sapiente della mia, su una fronte che immaginavo responsabile. l’ho cercato all’università, tra le magnifiche aule che dopo la consegna del pezzo di carta si sono rivelate le solite 4 sordide mura. l’ho cercato tra i miei capi, ma come si fa a considerare un idolo una persona che non ti vuole pagare per il lavoro che fai, una persona che vorrebbe arricchirsi alle tue spalle. l’ho cercata al cinema, e spesso mi è andata bene. l’ho cercato nei romanzi, e sempre mi è andata bene. l’ho cercato nel mio i-pod e ammetto che ci sono andata molto vicina. ma questi non sono idoli in carne e ossa, hanno piuttosto le fattezze di un sogno dentro un arcobaleno. infine, il mio idolo l’ho cercato tra le mie amiche e molto spesso l’ho trovato. nonostante le donne diverse che io e loro siamo diventate.
oggi ho un idolo tutto mio.
colei che è riuscita a liberarsi dell’unico essere umano che io detesto e a cui ho augurato del male in vita mia, sbagliando peraltro perché al diavolo non si può augurare di incontrare un altro diavolo, sarebbe un fake. ma soprattutto, il mio nuovo e immenso idolo, è l’unica cittadina italiana che, a detta del suo futuro ex marito, sarebbe riuscita a trovare del comunismo (quanto? un etto? due kg? una pinta di comunismo?), negli ideali della stampa nazionale al punto da farsi sobillare dai suoi rappresentanti.
io e come me la mia famiglia e come noi tutti i miei mancati idoli sono miliardi di giorni della nostra vita che tentiamo di farci sobillare dai comunisti. lei invece ce l’ha fatta. una vera miracolata, il mio nuovo e eterno idolo. deve essere che quando si sposa il diavolo, non si beve acqua santa.
cp