
- offresi accompagnatrice di bimbi dal pediatra (mascherina inclusa)
- offresi lettrice edulcorata di quotidiani (astenersi deboli di cuore)
- offresi testimone oculare durante la minzione parlamentare per il test antidroga
- offresi manovalanza intellettuale per mentire a se stessi
cp
l'amaruca ha l'odore di plastica di un giocattolo.
a differenza delle chiocciole che hanno il guscio, le amaruche no. quando hanno freddo o quando piove, si appropriano indebitamente del guscio delle chiocciole morte o se ne stanno per mesi accovacciate nelle fioriere o in mezzo al fogliame (altrui).
le amaruche sono le regine della sconvenienza e, quando si tratta di strisciare più veloce degli altri, non fanno sconti avendo un unico istinto: arrivare per prima (anche e soprattutto quando gareggia da sola)
le amaruche sono umettose e pigre (non hanno il guscio perchè non hanno voglia di costruirselo) e hanno la testa come la cima di un monte (calva) e gli occhi roteanti (da falco) e invece di adattarsi all'ambiente, adattanto l'ambiente a se stesse. sono ri-vendicative.
l'amaruca conosce tutti e tutti conoscono l'amaruca. conoscerla è un ammortizzatore sociale che fa passare, indenne, da un evento all'altro della città. se non la conosci, in certe situazioni, i suoi perniciosi sostenitori faranno finta di non conoscere te.
la nerd n. 80 si infila ovunque. attira l'attenzione, strisciando pericolosamente tra la flora e la fauna altrui, sbatte le ciglia (quelle poche che le restano) e digrigna i denti. Il che significa: questo è il mio territorio: unto, bisunto, sintetico e ostile.
in questo periodo dell'anno, ho il giardino infestato da amaruche e mi cervello per capire come debellarla:
- se cospargerla di sale e aspettare che il cloruro di sodio la sciolga;
- oppure lasciare in un angolo un bicchiere pieno di birra e aspettare che si avvicini, non resiste, e vi affoghi.
se pensate che l'erba del vicino sia sempre più verde, adottate l'amaruca. non esiterà un attimo a divorare entrambi: l'erba e il vicino.
cp

la trans-izione mi inibisce. non mi fa voglia di scrivere.

cosa altro posso immaginare in un paese in cui la realtà sodomizza la fantasia? nulla, io credo. un tempo leggevo i giornali per deprimermi e scrivevo per ridere. ora è esattamente l'inverso. poi mi chiedono: che fine hai fatto? che fine ho fatto? vivo anche io il mio periodo di trans-izione dove cerco di non avere rispetto di niente e per nessuno. ma non mi riesce. mi butterò in politica. come dice mia nonna/casalinga atavica: "li la cena è una garanzia" . e non è mai l'ultima.
cp

su una picciosa malinconia, dondolo. mi ricordo di te che ti vidi per la prima volta, bene bene, a ottobre in quella città fattapposta per l'autunno con i tappeti di foglie gialle sulle strade. il freddo mi congela senza preavviso. mi sento sbronza. che poi non è molto lontano dalla verità che per festeggiare il matrimonio di una mia amica, sabato sera, ho dovuto, sì sono stata costretta dalla mia coscienza, bere una cosa come forse tre bottiglie tra vino champagne e limoncello (?). però, ecco, almeno ero contenta del matrimonio. e sempre per festeggiare la sposa mi sono issata su un tacco 12, bello eh ma pur sempre 12, e adesso sotto il piede possiedo una ferita lunga mezzo cm e profonda chissà quanto. ogni volta che calpesto il pavimento, mi sento un anticristo. che fa male, la ferita proprio sotto il piede. da restare a letto che tanto fa freddo che tanto tutto quello che devo fare è dentro questo pc e dentro la mia testa. ma io vorrei che fosse fuori da questa stanza viola-ta.
mi sento avulsa e mi rifiuto di sapere cosa significa. mi rifiuto di sapere, in generale. non voglio leggere, scrivere, dire, fare, baciare, lettera, testamento. vivere infelice e scontenta, la tabula rasa di me stessa.
cp
che una barese dovesse arrivare in abruzzo per adottare la sua prima tarzanella, sembrerebbe irrisorio. eppure vero. di questi tempi, tutto è al rovescio e la verità si maschera dentro lo sputtanamento goliardico. come quello che vorrei fare adesso. nome e cognome. di questa nerd. ma poi, alla fine, sarebbe capace di disconoscere se stessa. pur di avere ragione. (e mi ricorda molto il suo idolo nanettoso).
la tarzanella cresce in modo distorto, in paesini apolidi, e si contorce per tutta la vita convincendo chi la circonda di essere una persona vincente, la migliore amica che voi abbiate avuto negli ultimi 150 anni. volendo, la nerd n. 79 non è nemmeno sgradevole. se le togli i cinque strati di cerone e i 12 impacchi di botox e le ciglia finte quadruple e l'ampia gamma di pantoni sugli occhi e l'espressione da unghia incarnita che sarebbe quella di una persona che potrebbe godersi la vita se non fosse per quell'unghia spiovente che le ostacola il quotidiano andamento cerebrale che la porta a rivaleggiare con tutti per non affrontare se stessa.
se le circostanze vi obbligano ad uscire con tale nerd, non fatele scegliere il locale. molto probabilmente sarà il locale più inutilmente caro della zona. ma la brutta notizia non è che il locale è caro, ma che è il nido mondano di tutti i tronisti della storia della tv commerciale italiana. comprese le signorine del drive in che dovete ignorare altrimenti sarà difficile dichiarare dieci anni in meno di età. ma la brutta notizia non è che vi hanno messo in mezzo alla più verace reunion di tronisti. c'è di peggio. tipo chiedere, farabuttando, lo scontrino per il conto che supera di gran lunga le vostre aspettative e sentirvi dire dal cameriere (con tanto di diamantino in mezzo ai denti) “non pensavo che i nostri clienti chiedessero lo scontrino") e dopo sentirsi una mano pastosa sulle spalle e girarsi e sentire la tarzanella che vi insulta (con le parolacce vere!) urlando e sbraitando anche con un approccio manesco mentre supplica il cameriere di perdonare questa grezzona (che sarei io) che non ha proprio capito in che regno l'ha portata (lei) pieno di gente di classe. gente per bene.
cp
dicerie. sono arrivata a discutere di questioni che non solo non sussistono ma soprattutto non mi interessano. pur di non parlare di me. tipo. Il sesso a 70 anni. ne parlavano in palestra, dove mi sono resa conto solo da poco tempo che pullulano ormoni over 65 come acari sulle scarpe da ginnastica. quindi il sesso a 70 anni esiste. ho appurato. mi chiedo se esista ancora a 30.
sconfinamenti. sto diventando eccessivamente perbene nei confronti di mie colleghi di lavoro, o pardon, di gente che viene regolarmente retribuita per lavori che svolgo io che sono retribuita al 10 per cento. questi soggetti sbagliano i nomi propri, non i miei, i nomi di gente che conta e mi sto zitta. prima facevo il putiferio. odio quando si sbaglia il nome di qualcuno a cui stai per scrivere una mail o per chiamare. (soprattutto se in più non sai nemmeno in che giorno e mese siamo) mi sembra che gli stai per calpestare i piedi, se non ti ricordi mai i nomi della gente con cui lavori. per questo ho sempre, come dire, sbraitato educatamente contro chi lo fa. ora no. al massimo occhieggio dicendo: sono sicura che sai che non è questo il suo nome, ma perchè continui a chiamarlo con un nome che sono sicura sai essere errato?
ricorsi storici. il berlusconismo non esiste. o meglio è sempre esistito. prima si chiamava: machismo in svendita. un esempio: perchè insistere a chiamare se ti ho detto milioni di volte che mi fai ribrezzo, tu uomo attempato che nasconde le sue molteplici relazioni anche quando le sue molteplici relazioni le porta a braccetto il sabato sera? (ti prego, nel caso rispondimi qui, non mi mandare un altro sms)
ritornelli. sempre gli stessi ritornelli. io sbrigo tutte le faccende necessarie perchè si arrivi a un risultato e i miei fantomatici colleghi svolgono giusto l'ultimo tassello perchè loro sono oberati di lavoro e quindi devo scusarli, sempre, anche quando copincollano le mail riassuntive fatte da me e le indirizzano al nostro capo, firmandole. pardon, al loro capo. io sono totalmente anarchica. allo sbaraglio. senza contratto. come marco travaglio. doppio tzà.
illusionismi. come fare a dire di no all'amichetta con cui hai vissuto tre anni nella casetta da fuorisede e che non vedi da 4 anni e che si sposa con uno che non avresti augurato neanche alla tua peggio collega (di cui sopra) e che fa l'addio al nubilato a rimini (alla presenza, perlatro, del suo sposo)nella riviera romagnola sì proprio dove ci sono tutte le discoteche e gli etc etc che tutti sappiamo? ci ho provato, a dire di no. ma la voce non mi è uscita. quindi sto andando in riviera, io. mi ci vedete in mezzo alla gente che paga euroni per divertirsi? sarò spiazzata e spiazzante. più o meno come portare pierpaolopasolini al gaypride.
non mi capita tra le orecchie il termine farabutto dal 2005, da quando è morto mio nonno che, se fosse ancora vivo, oggi sarebbe profondamente in crisi sentendo darsi del farabutto, come vorrebbe la nuova accezione che il più grande linguista degli ultimi 150 anni ha dato al termine.sbagliando, ancora e per sempre.
farabutto è un'offesa a cui sono molto affezionata. “farabutto” urlava mio nonno davanti alla tv ogni volta che vedeva o veniva nominato il miglior ditomedio degli ultimi 150 anni. per me farabutto era il suo sinonimo. (dal 1994, mio nonno intuì subito le potenzialità del miglior illusionista degli ultimi 150 anni e per questo non posso evitare questo insieme di rabbia e crinoline che sto scrivendo adesso)
dicesi farabutto colui che prende in giro il prossimo, che luccica oro pataccato, che obnubila di stronzate la mente delle persone, colui che ha inventato il trompe d'oeil sulla testa. farabutto è colui che rimane vittima delle sue stesse cavie, spero presto. farabutto non è mai chi dice la verità, al massimo lo è chi la dice quando è troppo tardi. quando non si può fare più niente che anche se si fanno cose sono cose da farabutti, da gente che trova il coraggio di farle fuori tempo massimo.
cp
