(scusate il ritardo, ma il nerd n.8 ci mette un po’ a venire)
non è possibile stabilire con scientificità la sua origine. si dice che l’esemplare spadroneggi dall’emilia in su, ma negli ultimi tempi si sono avuti casi nell’extremadurasicula. colpa delle polveri sottili e della schizofrenia climatologica, probabilmente.
a primo acchito, lo scambieresti per l’incarnazione dell’orsetto di peluche che scaldava le tue notti da piccola, ha gli stessi batuffoli piliferi nelle orecchie (anche sulla spalla, sì). solo che puoi toccarlo ovunque, ma non c’è verso che le pile si scarichino.
è un registratore portatile: parla, parla, parla. parla parla parla. parla parla parla. e parla parla parla.
invece che i testicoli, usa il testone per la riproduzione.
la sua logica di acchiappo è abduttiva: procedendo dal probabile (se parlo così tanto, lei, probabilmente penserà che ho la stessa resistenza fisica) risale alla causa (invece è l’unica roba che so far durare così a lungo) e determina l’effetto (intanto, lei è cotta. poi, sarà troppo tardi e non potrà più fare a meno di me) e ha ragione: è sempre troppo tardi quando capisci che non è un orsetto di peluche,ma gargamella travestito da grande puffo.
quando l’uomo apocrifo si avvicina per chiavistellare la preda (lo riconosci dal clic – effetto pausa – che mette al registratore che ha ingoiato da piccolo, scambiandolo per il cestino della merenda) fa sempre finta che stia passando di lì per caso. anche quando, dopo aver steccata la sua vittima come una ciabatta di plastica contro una zanzara, si presenta a casa sua, che magari è in una città diversa, l'uomo apocrifo esordisce dicendo: passavo di qui per caso.
mai giro di parole fu più vero.
dopo aver acquisito un pò di pratica in orizzontale, nel mentre del mentre insomma, lui gongola con la faccia di uno che passa di lì per caso (e lei con quella di una che è tornata a giocare con i lego, che non sa come incastrare un pezzo nell’altro. e il suo sbrocco, no, non sarà un caso)
l’uomo apocrifo non è facile da gestire. ha il temperamento di un aspirapolvere impazzito che si mette in funzione nel ripostiglio, senza che la padrona di casa abbia pigiato il tasto ON.
i primi casi di virilità apocrifa si sono registrati con l’avvento della tv. quando le signore e le signorine hanno iniziato a capire che uno sceneggiato tv non solo è più rilassante di una ramazzata apocrifa, ma, soprattutto, dura di più.
l’uomo non ha retto.
specie quando la tv è diventata di flusso con ben 24 ore su 24 di programmazione, e si è ritirato nelle sue bisacce unte e consunte di autocompassione.
l’uomo è diventato apocrifo, questi sono gli effetti nefasti della tv.
(quindi è proprio l’alzheimer, ora che lo rileggo) soprattutto perchè rintracciano della geniale ironia nel chiamare tutte le pupe con lo stesso nome: gina.
è un eroe popolare, in questi tempi di precariato.
innocuo, come un pescecane che non viene mai a galla, le donne lo amano e lo seguono. solo che l’uomo apocrifo non viene, proprio mai. il nerd n. 8 e’ un feticista dell’attimino. ha una visione parentetica delle relazioni personali: lui ci mette le parentesi, chi sta con lui tanti puntini di sospensione e un lungo, beh insomma un giusto, punto esclamativo.
al mondo tutti hanno diritto ad una possibilità: dalla all’uomo apocrifo. scopri cosa significa essere una missionaria parcellizzata.
e poi c’è un gran vantaggio. accanto a lui può andare solo meglio. perché peggio di così, c’è solo la fame. (sarà per questo che l’uomo apocrifo concorda con romanoprodi quando dice: il 2007 sarà meglio del 2006!)
tira il cotillon, adotta un uomo apocrifo. un surgelato è sempre meglio che niente. (anche se si scongela al microonde: una vampata di calore e dopo due minuti la bistecca è già cotta e mangiata)
attenzione però, mai evangelizzare colui chi nacque apocrifo.
altrimenti, diventa peggio di un bastardo. specie che va matto per un libro che si intitola così e racconta la vita di un geniale jazzista nonchè abile formichiere di pagnotte. (l’uomo apocrifo ha anche l’autoironia apocrifa)
quindi, per evitare oltre il danno la beffa, non rassicuratelo dicendogli: l’amore ha tante strade, se proprio non riesci a incappare la tangenziale, va bene anche un incrocio. no, è inutile. l’uomo apocrifo non resiste alle scorciatoie. e scapperà, lasciandovi con l’inguaribile sindrome da reduce da vietnam.
non far passare l’attimo sfuggente. adotta subito il nerd n. 8.
è sempre meglio un uomo apocrifo l'ultimo dell'anno, che un uomo apocrifo tutto l’anno.
cp


















d.c.n.a.()c.: Mi parli un po’ di lei.
cp:(ho le vertigini al fegato dall’esatto momento in cui ho deciso di mandare il mio cv qui): cosa vuole sapere?
d.c.n.a.()c.:Ma non so. Potrebbe parlarmi dei suoi hobby, di come passa il tempo aspettando che qualcuno la chiami per un lavoro.
cp: (perché la sua lingua non lo strangola?): adoro la pesca subacquea. Mi piace soprattutto pescare storie dai fondali marini. Sa, il mare è di tutti. È un demanio pubblico. Anche le storie sono di tutti, sono di demonio pubblico.
d.c.n.a.()c.:Devo dedurre che lei è una persona dinamica. Sa come oltrepassare i confini.
cp: ho viaggiato molto, sì. sa il lavoro non è proprio un vicino di casa.
d.c.n.a.()c.:sono contento che lei parte con tutta questa grinta.
cp: (posso anche scorreggiarti tutta la traviata in diretta, se non basta) grazie.
d.c.n.a.()c.:allora, tornando alle cose che ci interessano. lei ha mandato il cv da noi, perché vuole lavorare qui, suppongo?
cp: (e lei è un genio, come mai non va ancora a porta a porta?) suppongo di sì.
d.c.n.a.()c.:certo. al momento, abbiamo un posto come scrutinatrice di bozzoli.
cp: come come?
d.c.n.a.()c.: ha capito bene. un lavoro di ufficio come tanti. otto ore al giorno per 1400 euro lordi.
cp: (lo prendo!) capisco
d.c.n.a.()c.: certo, suppongo di sì. il fatto è che con il suo bel curriculum, lei non è interessata a una posizione del genere. troppo orizzontale, a lei interessano le posizioni verticali, suppongo?
cp: (tu in tutte le posizioni sembri il cofano di una 127) beh, insomma io vorrei lavorare…
d.c.n.a.()c.:lo supponevo. ma, per una posizione del genere, suppongo lei sappia, che assumiamo pischelli, gente che esce dall’istituto professionale.
cp: (cosa gli rispondo? Un rutto, va bene?) …..
d.c.n.a.()c.: non posso, non posso, nemmeno supporre di proporle una mansione del genere.
cp: invece?
d.c.n.a.()c.: beh, lei sarebbe perfetta come addetta sturatrice di falene, se non addirittura come allenatrice di farfalle.
cp: (mi compiaccio, sbatto le sopracciglia come farfalle in calore) ma grazie. magari!
d.c.n.a.()c. : se non che, suppongo
cp: …..
d.c.n.a.()c.: lei per questo lavoro, ecco, vorrebbe percepire delle lire.
cp: preferirei essere pagata in euro, grazie.
d.c.n.a.()c.: suppongo che lei sia sempre così spiritosa con gli uomini?
cp: (solo con i rifiuti di cerbero) ahahah, spiritosa sì. sempre spiritosa. me lo dicono tutti: quanto sei spiritosa con gli uomini.
d.c.n.a.()c.: ecco, lei deve capire che per questo lavoro c’è
cp: (non dirlo ti prego) c’è…
d.c.n.a.()c.: c’è un po’ di fila. sa quante persone vorrebbero sturare falene, al giorno d’oggi?
cp: immagino molte, sì. ma il mio curriculum diceva che…
d.c.n.a.()c. : ottimo. Ottimo. ma non basta.
cp: e cosa, ecco, cosa dovrei aggiungere?
d.c.n.a.()c.: ah, non so. un torrone? ahahah, faccio lo spiritoso anche io.
cp: (le falene saranno morte dal ridere.) ahahahaah
d.c.n.a.()c. : un po’ di fortuna.
cp: (no, quella proprio mi manca) certo, ma la fortuna è essere qui.
d.c.n.a.()c.: non proprio, suppongo. tre mesi fa abbiamo assunto una sturatrice di falene, e la settimana scorsa una allenatrice di farfalle. suppongo che lei si chieda perché l’abbiamo fatta venire fino qui per un colloquio di lavoro quando qui tutto cerchiamo meno qualcuno da assumere?
cp: ecco, sarebbe interessante scoprirlo. suppongo.
d.c.n.a.()c.: perché non lo sapevamo. la mia segretaria mi ha informato poco fa delle nuove assunzioni. sa io mi occupo soprattutto del settore bozzole, parlo con lei perché è natale.
cp: (e tu saresti babbo natale?) non capisco
d.c.n.a.()c.: i boss, sono già sulle migliori piste da sci austriache e io sto facendo il lavoro al posto loro. quindi non potevo sapere che ecco, suppongo che lei abbia capito.
cp: fantastico. fantastico. davvero. tutto ciò è fantastico.
d.c.n.a.()c. : suppongo che lei adori sciare?
suppongo che ci siano due piste (bianche) nella vita. in una è prevista solo la discesa, che la salita la fai appesa ad un filo telecomandato. l’altra è una salita e una discesa contemporaneamente. ma entrambe sono troppo care. non resta che un intervallo (ri)creativo.
cp



































cp
bomber nero di panno, minigonna marrone, calze a fantasia,berretto e stivali bianchi.
la stagista senza tette, come una professionista di tutto rispetto, ha la sua divisa che cambia solo d’estate.perlaverità, i materiali cambia. piuttosto che la lana, usa il lino; invece che la pelle lucida di finto pitone degli stivali, cammina dentro similpelle bianca con qualche ricamo traforato. per fare respirare il piede. i piedi sono lo specchio dell’anima, dice.
la stagista senza tette di solito nasce nel cuore dell’italia, tra la bassa maremma e l’alto appennino. dopo la laurea, alla quale giunge con una sessione di anticipo, che si sente una così piena di vita che anticipa i tempi, la stagista si trasferisce in una città tra l’alta maremma e il bassoventre francese, altrimenti detto Piemonte.
con il trolley acquistato al mercatino cinese, la stagista senza tette si sente una vera e propria donna d’affari. non fa un passo senza quel trolley. ci mette di tutto: dalla crema per le mani e i piedi, la stagista senza tette cura le estremità umane, al miele fatto in casa indispensabile in caso di incipiente raffreddore (e, si sa, nelle grandi città le malattie arrivano prima). il trolley contiene anche un album fotografico di famiglia, una foto dell’amato che appoggia sull’angolo della scrivania che le spetta per tre ore al girno nell’ufficio dove stagifera. lo usa spesso per tornare a casa, il trolley, che la stagista senza tette ha la settimana corta. anche perché non potrebbe mai stare più di quattro giorni senza il suo adamo, il suo eterno fidanzato con cui coltiva un rapporto intonso. la stagista senza tette è una gran risparmiatrice, non ama scialacquare. per questo aspetterà la notte di nozze per indossare il ciondolo del suo compagno.
la stagista senza tette è una gran lavoratrice.
non smette mai di fotocopiare. che anzi, per deformazione professionale, parla come una fotocopiatrice in loop. basta darle un pò di confidenza, e lei fotocopierà la vostra vita e vi consegnerà tutti i suoi anfrattti. saprete più di lei, che di voi stessi. penserete come lei, e lei risponderà sempre al posto vostro. andrà anche in bagno al posto vostro, mentre voi farete le pause in ufficio al posto suo.
malgrado le sue misure (25-60-38. giocate le misure della stagista senza tette. portabene), la stagista senza tette ha sempre un gran culo quando si tratta di lavoro. fa un colloquio, uno a caso, e la inglobano subito.
uno stage? e quando mi ricapita? dice lei, da dieci anni.
ormai.
la stagista senza tette è piena di abilità, le manca solo quella di tramutare uno stage uno in un lavoro uno. ma non è colpa sua. viviamo in un mondo crudele, dove i numeri contano più delle parole e la stagista senza tette, pur essendo una logorroica patologica, non ha i numeri giusti per essere assunta.
non porta la terza di reggiseno, proprio no.
a nulla valgono le tiritere sul minimalismo postindustriale a cui la società postsociale si sta adattando.
non c’è contratto per un reggipetto con il rialzo.
adottate la stagista senza tette. fatele fare uno stage in casa vostra.
non cedete anche voi alle lusinghe di un curriculum pettoruto che ostenta corollari fasulli alla forza di gravità
dimostrate di avere più giudizio del creatore, che si ostina a fabbricare stagiste senza tette rendendo molto flessibile la fede nell’onnipotenza del capo.
non mettete il dito nella panna, fingendo di non desiderare la ciliegina striminzita che fa tanto nerd decor.
adottate una stagista senza tette, vi farà da balia senza sgocciolare sul pavimento.
cp
chi lo sa che faccia ha, chissà chi è
tutti dicon che si chiama jack ‘o chattatore
cerchi riparo tra le pieghe del web per mettere in stand by i tuoi pensieri
o forse stai solo pazzeggiando in rete.
non hai bisogno di motivare la tua scelta. vuoi stare solo. Solo, in uno spazio dove l’individualismo di massa non è un’utopia.
Ma non puoi. Perché c’è lui: jack ‘o chattatore che zampilla con la sua icona tra le tue pagine, che si incastra in tutti gli angoli, ti segue ovunque tu vada, ti tampina. pronto per spalancare l’impermeabile e mostrarti il frankestein jr.
Tu lo chiudi. E lui riappare.
Nella vita reale è il corrispettivo di giack, il messaggiatore: non lo vedi da anni, lo hai conosciuto ad una festa dove ti sei beatamente ubriacata proprio per non ricordare altro che le tue risate e nessun volto, ma lui continua a mandarti 100 sms alla settimana, a cui tu rispondi solo da ubriaca, per sbaglio.
Jack ‘o chattatore è più testardo di berlusconi, lui conta e riconta tutte le volte che lo mandi in bianco (schiattandogli l’icona) ma si ostina a considerare nulli i tuoi rifiuti. Pensa che sei timida, che non sai usare le icone della chat oppure si rende conto che stai postando o commentando qualche blog.
E aspetta.
J 'o chattatore non demorde mentre i tuoi occhi, a furia di stargli dietro, son già strabici.
il nerd n. 6 ha una pazienza larvale. non a caso, la sua tecnica è quella del lombrico sulla roccia: passa che ripassa, liscia che rialliscia, anche la roccia si frantuma.
prima o poi.
(è un pò la stessa tecnica di casini che si sente tanto figo da convincere tutta la ciurma a seguirlo sulla sua sponda di fiume, la famosa altra sponda del pifferaio magico)
Con non chalance da soldatino di latta, jack 'o chattatore inizia a commentare dopo di te i post dei tuoi blogger preferiti. e’ anchilosante scoprire che piuttosto che al post, il suo commento mima quello che hai scritto tu.
Sfinita, sfiancata, fiaccata dalla testuggine virtuale clicchi e ti dici: solo 5 minuti, così se ne va.
J’o.c. si lecca la fronte con la saliva, si aggiusta il cravattino, si spruzza un po’ di colonia sulle dita e parla e parla e parla.
È la contraddizione che conferma la regola: pensavi di liberartene in poco tempo e invece
Piripi, la chat suona che sembra ti stia per venire a prendere un'ambulanza.
j'oc: mi dici qualcosa di te?
- ho 106 anni e 12 figli.
j o'c: anche io. mi dici qualcosa di te?
- ho 25 verruche lì, proprio lì
j 'oc: anche io. mi dici qualcosa di te?
solo dopo un pò di pratica, capisci che jack 'o chattatore sta chattando con altre 30 identità virtuali e continua a fare la stessa domanda per non sbagliare. come un altro nerd (prossimamente su queste schermaglie) che chiama tutte le sue tipe Gina, per non confondersi con i nomi.
Jack ‘o chattatore è organolettico: utilizza i 5 sensi, mentre chatta. Non ha volto, ma molte faccine pronte a porgerti l'altra guancia. Ha il cuore presbite e il cervello miope e
per esempio, se sei una persona che le manca la pazienza, con lui puoi allenarla. oppure, se sei un tipo che non ha un granchè di grado di tolleranza, chattando con lui diventi più solidale.
pensa alle persone inquiete, quanto fa bene chattare un pò con uno che qualsiasi cosa gli dici gli sta bene. ti chiede di sentirvi per telefono. tu gli ammolli il numero sbagliato. lui si accontenta. meglio di niente.
Adottate jack ‘o chattatore, il nerd n. 6.
È meglio del bostik: non si attacca sulle dita.
(QUESTO POST E' DEDICATO A TRUDILLOLOSA - lescarpedipezza.splinder.com)
nerd? cos’è? un nuovo programma tv? e perchè non mi hanno chiamato per il provino?
la comparsina televisiva sin da piccola manifesta velleità artistoidi. a quattro anni canta e balla tutte le sigle della parisi e della cuccarini, sottoponendo ad esiziali quiz i genitori con domande sulla vita delle soubrette.
a natale, al posto della classica poesia, sgambetta tra il parentado come un centrotavola telecomandato dal demonio. pochi passi e sempre le stesse note: delle cicale cicale cicale cicale. della formica che invece non ci cale mica. automobili telefoni tivù, nella scatola del mondi io e tu, per cui la quale cicale cicale cicale.
quando impara a leggere, il primo libro che chiede ai genitori è tv sorrisi e canzoni che nel giro di pochi anni diventa il suo vangelo. una sorta di enciclopedia dello scibile umano. perché l’unico modo per sapere che qualcosa esiste è verificare che sia passato in tv. tutto quello che non attraversa la piatta superficie catodica non è mai esistito e mai esisterà nel regno della comparsina.
raggiunto lo stato di semi-libertà puberale, la comparsina si rende conto che un nome comune di donna non fa per lei e così, vangelo alla mano, decide per un nome più telegenico: katiuscia, heather, trisha, barbie, wendy o Vladimir, nella versione mucca assassina foggiana.
di solito, la comparsina fisicamente non è un granché, ma riesce a vendersi meglio di un aspirapolvere folletto. merito certo delle ore e ore che trascorre davanti alla tv a meditare su chi ha le ciglia più belle tra natalia estrada o luisa corna, oppure chi è più intelligente tra lo sfintere di emanuela folliero e il bernoccolo surrenale di adriana volpe.
di amanda lear adotta le palle finte, della hunziker il fatuo perbenismo e della parietti la dialettica scosciata. un po’ di lacrime (tutte le redazioni tv hanno un distributore di finte lacrime nella sala trucco), tacchi a spillo su minigonne inguinali, capelli tinti di ogni colore per non sbagliare la sfumatura, seno imbottito di caciotte nostrane, perizoma a vista e bocca sempre troppo grande rispetto alle piccolezze che ne verranno fuori, una mano sul culo e la comparsina tv è pronta per il ballo delle ributtanti.
la comparsina televisiva debutta a sei anni nella pubblicità di caciotte (le stesse che poi si infilerà nel reggiseno per sembrare più prosperosa, sì).
a sedici anni accetta di accompagnare l’amica-cessa ai provini per una fiction in vernacolo, spesso glielo propone proprio lei. “stranamente” l’amica viene scartata e al suo posto viene scelta la comparsina tv che per l’occasione indossa un discreto bomber di pelle fucsia, tacchi a spillo, jeans a guanto e unghie finte più lunghe delle mani.
da quel momento la discesa catodica è tutto un saliscendi dalle scale delle emittenti locali ai divani dei casting delle reti nazionali.
egocentrica ed egoista, la sua vita e le sue ambizioni sono il metro di giudizio in ogni situazione. se la sua amica (quella scartata ai provini, sì) prova a raccontarle: il mio fidanzato mi ha mollata. la comparsina, mossa a compassione, le consiglia: vai a uomini e donne. è lì che ho conosciuto donovan, l’istruttore di elefanti di santamariacapoavetere. quello che poi ha fatto con me rialiti sircuz. quello che ora dobbiamo andar insieme a capo nord e filmarci mentre imitiamo la foca e il pinguino mentre trombano. è un nuovo rialiti: devi indovinare chi è la bestia e chi l’essere umano.
a quel punto l’amica è ancora lì che piange per non avere la forza di fanculare la comparsina, rendendosi tristemente conto di avere meno personalità di un televisore spento.
dopo essere stata provinata per il grande bordello, la comparsina tv di solito, è già lì che racconta aneddoti dei vips e degli ex concorrenti alle amiche, senza aver mai conosciuto i personaggi di cui parla. di solito la comparsina è quella che al grande bordello ci sta giusto il tempo di urlare (tutte le comparsine urlano per far finta di aver detto qualcosa che in realtà non diranno mai perché non hanno un granché da dire), mimare con la lingua sotto il palato il suo numero di cellulare al producer e mostrare il reggicalze di strass, frutto di una colletta del parentado (più per togliersela dai coglioni che per farla contenta), dopo circa un’ora nel grande bordello, ecco, la comparsina tv viene nominata(nel gergo tv significa fanculata) ed esce. tornata in patria, organizza feste e aperitivi in cui racconta tutto quello che ha già raccontato al tg, ai rotocalchi tv, su sorrisi e canzoni e, ahimè, anche su alcuni quotidiani nazionali.
il battesimo del fuoco come eterna comparsina tv, diventa ufficiale quando mette piede per la prima volta nel vaso di maria pandora, detta anche maurizio de filippi.
nell’empireo defilippiano, è fatta. la comparsina ha la certezza che non diventerà mai una scomparsina, che ci sarà sempre qualcuno disposto ad adottarla nel suo salotto, a regalarle un collare di plexiglass e ascoltare le sue storie.
La comparsina non si rende conto che non solo andare in certe trasmissioni tv è da nerd, ma soprattutto è ancora più nerd chi ne esce e continua a rompere le palle, a chiunque sia passato dalla sua vita anche solo per chiederle di accendere una sigaretta, con le storie di tutti quegli altri nerd come a lei che sono andati là dentro e per disgrazia, una volta usciti dalla tv, non si possono spegnere con il telecomando.
non temere, piccola comparsina televisiva, grazie a cp, non avrai più bisogno di nessun provino per fare la nerd e nemmeno di gonfiare i cosiddetti a chi non è interessato alle tue avventure tv.
sono sicura che sotto natale, ognuno di voi ha bisogno di una comparsina tv che faccia qualche spaccata sul tetto del panettone. o che stappi tutte le bottiglie cantando le sigle della tv: per ogni nota il tappo va un po’ più su.
non lasciate sola una comparsina tv. non trasformatela in scomparsina.
lei è malleabile quanto la pasta di pane prima di essere fritta.
non occupa molto spazio. se si stende sul divano e qualcuno di voi ci si distende sopra, lei non si lamenterà da grande salottiera delle feste quale è.
se le dite di fare un’esterna lei prenderà il vostro cagnolino o il vostro nonnino e lo porterà a fare una passeggiatina come una brava comparsina sa fare.
adottate la comparsina tv.
non chiede altro che un posto, anche all’ombra, accanto alla vostra televisione.
cp
una terrazza romana, dopo il tramonto, in qualunque giorno dell’anno.
dopo gli auguri di rito, infatti, la festeggiata, riunisce tutti gli invitati per un discorso.
- (tosse posticcia) volevo ringraziarvi tutti, anche gli assenti che sono giustificati. chi è in america per girare il suo corto,chi in brasile a festeggiare il premio come rivelazione dell’anno e chi è sul set a girare il prossimo capolavoro del cinema da scantinato. ma comunque. grazie a tutti. in realtà, non stiamo festeggiando il mio compleanno, ma la nascita della mia opera prima.
partono gli oooooooo.
- la mia geniale idea di un documentario sugli interventi estetici delle trentenni di oggi per placare gli attacchi di panico davanti allo specchio ha convinto mio zio, il produttore.
tutti iniziano a svenare le valvole cerebrali per farsi venire in mente un’idea per un documentario altrettanto indispensabile.
queste alcune delle proposte: un documentario sul cinema ucraino in contrapposizione a quello curdo, sugli sbarchi a porto cervo, sul deficit crinologico dei potenti, sulle tendenze omofobiche dei cadaveri.
- ho pensato che il modo migliore per festeggiare il mio primo documentario è iniziare subito a lavorare. nella dependance ho predisposto siringhe, cotone idrofilo e fiale di botox. inizierò io, con un’autointervista, dopo essermi rigata il sottomento, e poi a turno gradirei che anche voi faceste la prova. se avete già delle protesi artificiali, non c’è bisogno che vi facciate il botox. magari dividetevi e lasciate i vostri dati ai miei dieci assistenti.
cp raccoglie le sue cose, comprese due bottiglie di champagne, non si sa mai, e saluta la padrona di casa.
- ma come cp, già vai? proprio adesso? ma non ti fai nemmeno un botulino?
- no. preferisco concimare le mie rughe.
- ma se hai una protesi già installata, posso intervistarti un attimino, prima che te ne vai. fammi vedere. apri la bocca, spalanca gli occhi, muovi i capezzoli. cp? cp?
ci sono protesi al silicone, al titanio e al silicio. ma non esiste una protesi di ferro, da toccare per augurarsi che certe cose non capitino mai più.
cp
a.p.n.: ciao cp, lo so sono una bislacca. è dal giorno del mio matrimonio che non ti chiamo. non ho risposto nemmeno ai tuoi sms. faccio schifo. ma non è come pensi.
cp: (che sei una stronza? prima di sposarti cpucci cpucci cp dolcecuore, poi, dopo avermi spillato 200 euro di regalo nuziale, non ti sei fatta più viva.) non penso niente, a parte che sarai stata molto occupata.
a.p.n.: molto? no, hai detto molto? moltissimo! anzi di più. da quando ci siamo sposati io e cuoricinomio non abbiamo un attimo di tregua. e costruisci la villa, e arreda la villa, e mostra la villa ai parenti, e vai in viaggio di nozze, e fai vedere le foto di nozze e il filmino del viaggio di nozze. e copula copula copula che altrimenti che sposina novella sei. e ringrazia tutti. e vai alla feste che se non vai pensano che sei già in crisi. e compragli delle mutande decenti. e lavale. e stirale. e mettile apposto. e levagliele ogni sera con la lingua. uhm, non c’ho più fiato. è una fatica, essere felice cp. e non sai quanto costa. ma ci pensi che da quando abbiamo deciso di sposarci fino ad oggi (sei mesi dopo, cpr) son passati più di sessantamila euro?
cp: e quindi…
a.p.n.: (risatina autoreferenziale)no, se è a quello che stai pensando, ti anticipo che la risposta è no. non stiamo cercando di avere un figlio. epercarità! anzi, a stento rientro nelle spese per la pillola anticoncezionale…lasciamo perdere, va. quanti soldi se ne vanno per essere felici oggi. meno male che lui lavora in banca. che se ne dica: il posto fisso è una santa cosa. mica avremmo il caminetto in soggiorno, senza il posto fisso. per non parlare della jacuzzi. e non te ne dico delle colonnine azteche in corridoio e delle travi di bronzo in camera da letto. no, non avremmo nemmeno il triplo bagno. e non sai quanto è comodo il filippino. mica lo avremmo,il filippino, se cuoricinomio non avesse quel bel pezzo di posto fisso che si ritrova. guarda, sì e no, con il mio lavoro, saremmo arrivati a una italiota a ore. giusto per stirare le camice. e fosse solo quello da fare. ma che vuoi, in una coppia uno deve avere i piedi nel cemento. e cuoricino mio, per costruire il patio barocco, ci si è messo fino alle ginocchia nel cemento. i manovali non si davano pace, dicevano che ci sarebbe voluto almeno un anno per un patio decente. un anno? e l’abete del monviso dove lo metto? in terrazzo? ma siete matti? vicino ai cactus? stoooona. non ti stona?
cp: sì, effettivamente mi sento un po’ stonata.
a.p.n.: per fortuna, cuoricino mio sai che ha fatto? lo vuoi sapere cuoricino mio quanto vuole bene all’amichetta tua? e mo te lo dico. è andato dal capomastro e ha detto: chi stura il suo cavallo, non è detto mozzo di stallo. e così, dopo il lavoro e nei weekend, e dopo avermi adeguatamente sconquassata davanti e da dietro, il cuoricino mio si è messo a costruire il nostro patio. e vedessi che meraviglia. ma non mi ci far pensare, che non ti ho nemmeno invitata mezza volta a casa nostra. colpa mia, colpa mia.
cp: posso passare la prossima settimana, se vuoi.
a.p.n.: se voglio? ma certo che voglio, che domande. è che non posso. la settimana prossima ho dodici cause: sette in tribunale e il resto a domicilio. cioè, sono un’avvocatessa precaria e sai, devo cedere ad alcuni compromessi. del resto, lo faccio per la mia felicità. tremila euro in più alla settimana non sono lupini. chi non lavora,fa l’amore. anzi, no era il contrario: chi lavora, non fa l’amore. no,aspetta tu che sai sempre tutto: com’era?
cp: te lo dico io com’è: chi non lavora, non fa l’amore. è così.
a.p.n.: che brava che sei, sei sempre stata la prima della classe. a proposito, a te come va? alla grande, immagino?
cp: non proprio. di grande ho solo la sfiga. sono in attesa di essere richiamata in azienda, ma non ci sono grandi speranze. nel frattempo sono ritornata dai miei…avrei proprio bisogno di una chiacchierata tra amiche…
(un suono sinistro interrompe cp: truuuuustmpzwbnnnggg)
a.p.n.: cp? cp? sto entrando in una galleria. non sento. non capisco niente di quello che dici. va tutto bene anche a te? perfetto, sono contenta. allora ci risentiamo. eh.. scusa ma non prende il telefonino.
l’assenza di segnale è un po’ come il natale, non devi chiederti perché arriva, ma salutare e augurarti che finisca presto.
cp