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giovedì, 29 marzo 2007

rendez vous


postato da: casalinprecaria alle ore marzo 29, 2007 21:07 | link | commenti (57)
categorie: quote rosa
martedì, 27 marzo 2007

supergoogleman nerd n. 17

abbiamo bisogno di nuovi supereroi. i cartoni animati e i fumetti hanno fatto  da apripista, ci hanno regalato personaggi indimenticabili disposti a tutto pur di salvare il mondo:  salva-guardiani della privata paura dell’impotenza, disintossicanti dalla collettiva ignoranza da distrazione.

ma una leadership di cartone non basta più, nemmeno nella sua versione contaminata da triliardi di pixel. ci vuole un supereroe in carne ed ossa, disposto a colmare con la sua intelligenza e il suo corpo le falle esistenziali, i buchi neri sociali.

per questo è arrivato il momento di presentarvi il nerd n.17: il supergoogleman. l’unico supereroe gagliardo come un girasole nei giorni di pioggia, tronfio come uno spaghetto crudo e con la leadership di un disco incantato che ripete sempre le stesse note, per essere certo che i suoi fan recepiscano il messaggio.

da piccolo il nerd n. 17 osservava, muto, il fermento creativo della sua famiglia. la nonna che rimediava alla sua crisi coniugale dispensando gocce di decotto di cedro e cenere contro le graffiature del legno; il nonno che salpava mari e monti con le sue navi da guerra riprodotte. e poi i suoi genitori: il padre che autografava le riproduzioni delle foto degli alinari (vendute ogni due settimane in edicola), per poi esporle nel salotto come opere del suo ingegno; la madre che ricapitolava la sua vita di moglie segnando la frustrazione sul punto a croce, indomita ricamatrice di armonie preconfezionate. la sorella che, bardata di fiori plastificati sui capelli, occhieggiava davanti allo specchio con la collezione di sigle musicali, mimando un sanremeoke con tanto di applausi preregistrati e la voce di fiorello che aizza il pubblico scalmanato. dulcis in fundo: il gatto che sputa saliva, ripassata sulle suole delle scarpe del suo piccolo nerd padrone, contro l’enciclopedia treccani. 

in questo ambiente saturo di stimoli culturali, non poteva che crescere un nerderoe della cultura pret a porter.

il nerd n. 17 compie i primi passi con i corsi di inglese de agostini in cdrom,così fa anche per il tedesco (ma si ferma a metà collezione) e lo spagnolo (solo i primi due fascicoli).

il preside e i suoi professori, fieri del loro alunno sapientone (che studia la geografia ancora sui giochi preziosi) confezionano per il virgulto delle apposite pagelle distribuite ogni tre mesi in edicola.

più che diplomarsi, il supergoogleman si masterizza: da futuro supernerderoe non poteva che consegnare l’esame di maturità in un cdrom, le cui copie taroccate venivano vendute dal bidello durante la versione di latino a ben 5.000 lire.

il nerd n. 17 riceve la sua investitura di supernerderoe il giorno del suo ventesimo compleanno. alla fine della festa, ancora una volta conclusasi in bianco nonostante le sue smadonnate verso le donne: “sei un fiore, che ha perso la sua collina”; “sei la poesia dei versi che ho incontrato per strada quando ti ho vista”; “amo ogni pelo del tuo viso”, il nostro nerderoe decide di montare il pc portatile vinto con i punti della spesa e di installare la scheda per la connessione ad internet.

la trasformazione da nerd a nerderoe fino a supergoogleman avviene all’inizio del nuovo millennio, quando scopre che non serve leggere libri, vedere film, ascoltare canzoni: l’importante è avere sempre una connessione al web e googlizzare la conoscenza.

situazionista della citazione, impara in meno di 5 minuti a diventare esperto del tutto e del niente. cucca alle feste, citando una frase di un libro ricopiata dal web e spacciandolo per il suo libro preferito.

la conoscenza per lui è un item, la gente pure. spiritello indomito, il supergoogleman si eleva al rango di talpa esistenziale e inizia a googlizzare anche le persone.

non serve dirgli cosa fai nella vita, lui lo sa già. basta sapere il nome di una persona, farlo ruotare sul motore di ricerca e automaticamente  il supergoogleman sputa il tuo cv come un mangiafuoco telematico.

adottate il nerd n. 17, sa prima e meglio di voi quello che fate nella vita. prende gli appuntamenti al posto vostro e, a volte, fa anche i colloqui al posto vostro.

il supergoogleman, è il supernerderoe di questo secolo: sa tutto, ma non impara niente.

soprattutto le buone maniere.

(per ogni supergoogleman adottato, avrete in omaggio il primo fascicolo della vostra vita.)

 

cp


postato da: casalinprecaria alle ore marzo 27, 2007 18:07 | link | commenti (45)
categorie: adotta un nerd
domenica, 25 marzo 2007

può darcy

 
una volta ero fidanzata con darcy, un ragazzo legato alle parole ma terribilmente infedele appena il sintagma lo consentiva. lui, una frase troppo lunga anche se meravigliosa, la tagliava. la tradiva.

darcy era, per la verità lo è ancora, un ragazzotto di quelli che non si tengono le cose. amava parlare della sua scrittura come di qualcosa che è unica e rara. io, ogni volta che diceva delle cose così, mi strofinavo il gomito. era una reazione automatica. mi strofinavo il gomito ogni volta che darcy azzardava recensioni sulla sua scrittura inedita, su tutte quelle opere che non faceva leggere a nessuno perché aveva il terrore di essere emulato. darcy si riteneva uno scrittore molto furbo, di quelli che scrivono tutta la vita per se stessi e quando qualcuno, per caso e per sfortuna, si azzarda a fare un commento, lui liquida il tutto con questa frase:ci sono persone che meriterebbero di svegliarsi la mattina senza saper più leggere.

all’epoca studiavo, mentre darcy l’università l’aveva già finita. per questo  lui  non aveva un granchè da fare, ma in tutti i casi lo faceva in fretta.

se mio nonno  avesse conosciuto darcy, avrebbe detto che è uno di quelli con la frecola in culo. cioè non ha voglia di pensare e per questo lo fa in fretta. appallottola i pensieri come si fa con una busta di plastica. mio nonno invece era bravissimo a piegare le buste di carta per non renderle ingombranti. le piegava in otto movimenti, sempre gli stessi, le buste diventavano talmente piccole che potevano essere conservate, tanto non davano fastidio, talmente erano diventate piccole.

vorrei fare una pisciata svolazzante con le parole che sbattono di qua e di là, vorrei che le mie parole si divertissero. che andassero in giro a segnare il territorio. queste cose avrei voluto dire a darcy mentre scrivevamo il nostro breve poema sulla storia d’amore tra la foca del nord e il pinguino del sud. darcy conosceva un igloo editore, in via di estinzione, che gli aveva chiesto di scrivere un poema in versi sulla foca e il pinguino e che questa roba qui avrebbe avuto un successo assicurato perché l’editore era in qualche modo imparentato con una capanna editrice svedese che pubblicava libricini piccini per bambini da 0 a 12 mesi. questo pubblico di lettori aveva talmente tanto successo in svezia che presto il nostro poema sarebbe diventato un film per bambini da 0 a 12 mesi. può darsi,  replicavo a darcy.

io ero molto restia. il consiglio più diffuso all’epoca era che al massimo potevo darmi all’ufficio bamba, che all’epoca, cioè fino ad oggi, è il limbo per le donne con un grande personale e un piccolo curriculum. ma, all’epoca, non ero affatto d’accordo con questo pregiudizio. all’epoca, cioè fino a ieri,  non ero d’accordo con alcun pregiudizio. per questo, insieme alla stesura del poema, accettai il mio tredicesimo stage nell’ufficio bamba della stessa capanna editrice per cui dovevo scrivere il poema sulla foca e il pinguino.

all’epoca avevo un’età in cui sai perfettamente quello che non farai, ma non hai la più pallida idea di quello che sarai capace di fare.

per esempio sapevo che non sarei mai stata una ragazza madre, che è sempre stata la mia perversa ambizione (ho desiderato essere una di quelle donne che mettono al mondo i figli per pura generosità, a discapito di se stesse, della loro beata giovinezza). così come sapevo che non sarei stata un prodigio, una di quelle persone che per fortuna o per talento, sfondano a 20 anni, che dopo sembra che non è una questione di talento ma solo di fortuna. avevo l’età giusta per essere abile, senza alibi.

poi non me lo ricordo come è finita. non mi ricordo quando ci siamo lasciati e nemmeno perchè ci siamo presi.

l'unica cosa che mi ricordo è che, alla fine, ci siamo scambiati alcuni libri, per imbrogliare i nostri silenzi.

nella convivenza socialmente forzata di una istituzione legionaria come la vita, conviene imparare le cose dai libri. i libri dicono tutto meglio, anche la morte. i libri sono delle anime gentili che anche quando ti fanno capire che un uomo è peggio di un bastardo, loro ti rassicurano perché mettono la parola fine e allora uno pensa che anche nella vita gli uomini peggio di un bastardo finiranno.

almeno uno pensa, dopo che legge un libro.

cp

il ritratto di cp è esposto in esclusiva dalla mia amica sgnapis qui:sgnapisvirgola.splinder.com/


postato da: casalinprecaria alle ore marzo 25, 2007 19:54 | link | commenti (37)
categorie: maldicenze
giovedì, 22 marzo 2007

invito a cena con ortiche

 

un invito a cena può mandare alle ortiche la frittata che ormai è stata fatta.

soprattutto quando chi mi invita a cena è la signorina ricca che lavora. perchè non è che si stia tanto bene insieme, io e la mia signorina.

per carità, è indispensabile la sua frequentazione di questi tempi. ho bisogno di capire dove arriva la mia pazienza quando tocca il fondo e se dopo è capace di risalire. e infatti accetto l’invito. la prima cosa che mi dice è che la cena sarà solo tra donne, così non mi sentirò in imbarazzo in quanto zitella. la seconda cosa che mi dice è che le donne invitate si riducono ad una persona: lei.

penso che sia un modo per dire che io non ho l’età, che con l’anulare sinistro libero non si può che essere precarie anche nella propria “donnevolezza”, come dice lei.

troppo tardi quando ho capito cosa significa quella frase: l’unica donna della serata sarò io. a questo punto qualcuno scriverebbe TUUM. è stato appena fondato un mondo.

ORE 15.00

signorina ricca che lavora: ciao cp, dove sei?

cp: nella stanza accanto alla tua.

srcl: (senza scomporsi) ah bene, così mi senti meglio. allora, io finisco in ufficio tra un’ora. sono venuta 10 minuti prima stamattina, apposta per andarmene due ore prima oggi pomeriggio così possiamo fare la spesa per la nostra cena.

cp: (riattaccando la cornetta) in che senso?

srcl: nel senso che se stasera vieni a cena da me, andiamo a fare la spesa insieme. devo prendere solo il prezzemolo.

ore 16.00

dopo aver rischiato il ritiro della patente per inversione a u, il carcere per sfracellamento di pedone e il carroattrezzi per aver parcheggiato l’auto su un agevole marciapiede per i disabili, entriamo in una boutique alimentare dove un kg di spinaci costa 12 euro. ma sono freschi. ci mancherebbe.

ore 16.30

siamo circondate da uno stuolo di esperti di spezie  indiane e di verdure nane. i tipi ci illustrano i vantaggi di mangiare senza cottura. il conto delle verdure è pari allo scontrino con cui due settimane prima ho fatto la spesa settimanale alla coop per quattro persone. penso che l’unica vera ragione di non cucinare queste verdure è che così si risparmia sulla bolletta del gas. almeno.

perché non beviamo qualcosa e ci raccontiamo i nostri sogni? anche se so che resterò muta,  assuefatta dalle spezie indiane, accetto e la trascino al reparto delle birre.

ore 17.30

finalmente lei è brilla e io pure non scherzo. peccato che come tutte le donne con l’anulare occupato, anche lei ha un segreto inconfessabile verso il suo uomo e deve chiedere assolutamente il mio consiglio.

srcl: ho fatto un sogno. non ho il coraggio mica di dirlo al mio fiaschetto. (lo chiama così, sì)

cp: ma dimmi dai.

srcl: allora ero in un’isola bellissima, di quelle proprio dove ci vanno le persone con i conti giusti. io stavo da sola, senza fiaschetto. poi a un certo punto ero tutta coperta di sperma, (e qui gesticola puntandosi le anche e il seno) proprio come se una bolla mi avesse inglobata dentro tutto lo sperma del mondo. secondo te che significa?

cp: (chapeot) che ultimamente hai mangiato transgenico?

finalmente finiamo di fare la spesa. la saluto e mi congedo, non prima di averle chiesto a che ora devo andare da lei. appena puoi. appena posso. meno male che non ha risposto quando voglio.

ore 20.15

srcl: ciao cp, benvenuta entra pure.

cp: ciao srcl, ma che bella casa.

srcl: tutto merito delle filippine.

è la prima volta che entro in casa di una persona che mi ha invitato a cena e la padrona di casa invece di prendere il mio cappotto, mi porge un grembiule da cucina.

il mio cervello fa TUUM! ora ho capito.

la srcl mi guarda come si guarda  il capretto che sguazza tra l’erba prima di pasqua, è affamata. sorrido, come può sorridere un robot a cui hanno tolto le batterie. lego il grembiule intorno alla vita, fermo i capelli con il nastro per l’arrosto e mi cucino la cena alla quale sono stata invitata.

ore 21.00

siamo finalmente sedute a tavola. la srcl divora tutto quello che ho cucinato e rielabora la difficoltà della vita in una perla di saggezza.


nella vita conta solo una cosa: condire il cibo con poco sale, ma assicurarsi che ci sia sempre qualcuno pronto a passartelo. in caso di bisogno.

cp


postato da: casalinprecaria alle ore marzo 22, 2007 20:09 | link | commenti (59)
categorie: lavora con noi
sabato, 17 marzo 2007

ricomincio da lì




postato da: casalinprecaria alle ore marzo 17, 2007 10:17 | link | commenti (53)
categorie: quote rosa
martedì, 13 marzo 2007

la vocata nerd n. 16


la adotto tre volte alla settimana nello spogliatoio della palestra.

la vocata, non si fa chiamare avvocatessa perché è discriminatorio. non si fa chiamare neanche avvocato perchè poi la scambiano per il nonno, il padre, il fratello, lo zio, il cugino, il marito dello studio di famiglia.

ha i capelli biondi e l’acconciatura a stella cometa, come se una stella cometa le fosse piombata in testa ogni vigilia che precede le sue sedute dal parrucchiere. l’unica parte biodegradabile che le è rimasta sono gli occhi che stringe, ogni volta che le passa davanti qualcuno, come se ingoiasse continuamente tre quintali di peperoncino calabrese.

prima della lezione, non saluta chi non ha: meno di 40 anni e nemmeno un portachiavi di prada. quindi, non mi saluta e non risponde al mio saluto praticamente da tre mesi.

quando entra nello spogliatoio dirige il traffico al telefono, consigliando al suo praticante la strada migliore per parcheggiarle la macchina. dopodiché si toglie la toga d’ordinanza (tailleur rosso o nero, a seconda dei giorni fertili) e indossa la toga sportiva, cioè una tuta grigia di un sospetto materiale antiatomico che all’aeroporto non supererebbe nemmeno il check in.

mentre si cambia, con il pensiero, ha già risolto tre cause. “perché le vocate come me, non smettono mai di lavorare. non si finisce mai di essere giovani e di fare l’avvocato nemmeno a 50 anni”

la vocata non deposita il borsone nell’armadietto, nemmeno se ti offri di farlo al posto suo. la sua speranza è che qualcuno le freghi la luis vuitton (taroccata) per poter fare causa alla proprietaria della palestra e con quei soldi comprarsi una luis vuitton vera.

durante la lezione, anche se è in anticipo, finge di lavorare per telefono e si posiziona in ritardo sulla bike per lo spinning. il suo telefono squilla continuamente durante la lezione. ma non squilla mai prima che la vocata possa rimproverare l’insegnante che non l’ha aspettata per iniziare: “ potevi aspettarmi. ero al tribunale con il telefono. insomma, un po’ di rispetto per le donne che lavorano”, chiosa.

quando sta per raggiungere la saturazione aerobica, ed è più sudata di una cascata del niagara, si impenna sulla bike e geme “sono arrivata, sono arrivata, sono arrivata”. afferra una immaginaria coppa, di solito è l’asciugamano, la innalza e ringrazia gli astanti per avere tifato per lei.

anche questa volta è arrivata prima. anche questa volta, ha superato le concorrenti.

dopo la lezione, si deprime perché nessuno le ha rubato la borsa, nemmeno quella parentetica finta ragazzina che osserva tutto e non commenta mai, e quindi deve andare in giro con la borsa taroccata almeno per un altro giorno, quando riproverà a farsela rubare in palestra.

più tenace di una emicrania cronica, la nerd n. 16 delizia le sue compagne aerobiche esponendo i casi legali più estrosi che le capitano. una multa per guida senza lenti, un contenzioso amministrativo, una causa contro il comune per un marciapiede senza gradino, una causa con l’aci per avere segnalato una sosta senza autogrill “firmato”, quello dove si mangia la rustichella, un contenzioso condominiale. tutto questo lo racconta mentre abbevera le sue grazie con una serie di salviettine che penso di aver visto, l’ultima volta, nel 1982 a mia zia mentre puliva i marron glandè del figliolo.

adottate la vocata. la sua arringa è perfetta per digerire i postumi di un pranzo domenicale. vi convincerà che è sempre meglio liberare il gas intestinale  piuttosto che arrestarlo.

adottate la nerd n. 16, la vocata: è una causa persa che vale la pena vincere.

cp

 

(il nerd n. 16  fa parte della campagna precaria  ADOTTA UN NERD casalingaprecaria.splinder.com/post/9967580#comment)


 

 

 


postato da: casalinprecaria alle ore marzo 13, 2007 00:03 | link | commenti (67)
categorie: adotta un nerd
sabato, 10 marzo 2007

nerdissage n. 2


in un qualsiasi locale nell’ora dell’aperitivo di un qualsiasi sabato pomeriggio

 
la settimana scorsa accetto di prendere l’aperitivo con una amica che non vedo da tre mesi. con il mio scetticismo posturale, la aspetto nella piazzetta (la mia amica ha scelto il locale “più” del momento: più caro, più frequentato, più piccolo, insomma più nerd). immobilizzo il corpo, volteggio gli occhi a 360 gradi e attivo il naso, più sensibile di un impianto antincendio giapponese, in cerca della mia amichetta, che non arriva.

intorno a me si crea un piccolo girotondo di maschietti della stessa età con la stessa sciarpa rossa e con le polacchine di camoscio e con la sigaretta accesa in bocca.

i girotondini si posizionano accanto a me come una elle al contrario.

passano altri 10 minuti.

i girotondini sono una ipsilon e io, insieme con una new entry femmina vestita come una fuorisede raffreddata e rimasta sotto le coperte, ci mettiamo vicino alla ipsilon e diventiamo tutti insieme una pi. la pi di porca miseria, dove sta la mia amica?

finalmente arriva.

lo sai che c’è un taxi per ogni mille persone? e lo sai che ci sono più di mille persone senza auto in questa città?

(tu lo sai che sono più di tre mesi che non ci vediamo? potevi anche metterti meno deodorante, evitare gli stivali inguinali e proibire al tuo parrucchiere di acconciarti come la venere botticelliana che ha fatto sesso per 48 ore di seguito)

dopo me, la mia amica inizia a baciare e salutare i girotondini, che nel frattempo si sono sistemati a i con la ragazza vestita da fuorisede raffreddata come puntino.

sto lavorando da matti.

(espressione di cui non ho mai capito l’origine, considerato che i matti non lavorano un granché. e qui mi fermo per evitare ogni allusione)

avevo la necessità di unire un po’ i miei compartimenti sociali. non ho tempo per tutti. in ufficio, il capo è diventato un iena. se non finiamo tutto entro il venerdì mattina, sono guai. veramente il lavoro mi sta logorando. se non fosse per lo stipendio,maledirei quel giorno che ho firmato il contratto per i prossimi tre anni.

precisazione. la mia amica lavora nel posto in cui mi hanno sbattuta fuori. (ma davvero non è colpa sua. giustamente il capo doveva scegliere una persona su due e, come si fa in questi casi, ha tirato la monetina. io non avevo spiccioli e questa cosa deve avere in qualche modo direzionato la buona sorte verso di lei).

uniamo le forze e tutti insieme ci posizioniamo a u ed entriamo nel locale per consumare la nostra happy hour.
non mi serve altro per capire che non sarà un aperitivo, ma un party. con la sola differenza che nessuno mi offrirà da bere.

nel locale, cavalchiamo l’orda delle tartine. intorno al tavolo ci saranno cinquanta persone. sul tavolo ci saranno 200 tartine. quindi me ne spettano almeno tre. invece, nemmeno una. sono troppo lenta e soprattutto non ho le tasche sui pantaloni in cui infilare le tartine che non entrano nei due piatti a testa che le persone si riempiono come se non avessero mai mangiato un pezzo di pancarrè con un millimetro di salsa tonnata. (e non faccio gli occhi al miele a nessun avventore perché mi tenga da parte qualcosa)

mentre sono al secondo cuba libre e al terzo gambo di sedano, la mia amica mi presenta uno dei girotondini. è un produttore messicano in cerca di un produttore cinematografico che produca i film che lui vuole produrre.
la produzione cinematografica è un girotondo. tu dai la mano a qualcuno che dà la mano a qualcun altro e così via, finché il cerchio si chiude.

interviene nella discussione un aspirante “fotografo di silenzi”, così si presenta, fidanzato con uno “scultore della luce”. altrimenti detti, il fonico e l’elettricista. sono tutti messicani e quando chiedo se gradiscono la siesta, non mi rivolgono più la parola e mi smollano il piatto vuoto di tartine.

è il momento della pasta. deve essere buonissima se tutti si accalcano come se gli  spaghetti fossero d’oro invece che scotti e conditi con gli avanzi del giorno prima della mensa della scuola materna qui di fronte.

per evitare che da cp bacchettona mi trasformi in cp bacchettata, ringrazio la mia amica per l’invito e le dico che ci vediamo un’altra volta.

ma cp, te ne vai così presto? non assaggi nemmeno una forchettata di pasta? che sei venuta a fare?

cp

 



postato da: casalinprecaria alle ore marzo 10, 2007 18:45 | link | commenti (56)
categorie: adotta un nerd, lavora con noi
mercoledì, 07 marzo 2007

la stizzacervelli nerd n. 15



capita anche a me di uscire e incontrare conoscenti che mi fanno la domanda del signor rossi come stai?. siccome ho la tendenza ad essere sincera, rispondo abbastanza male, grazie. oppure, se sono di buonumore, posso azzardare un ho avuto giornate peggiori. capita anche che mi allarghi in un sopravvivo. raramente sfoggio il classico bene grazie. buonissima giornata anche a te.

dopo un po’ di tempo, i signori rossi la smettono di chiedermi come sto.

tutti tranne lei: l’unica persona che allunga le sopracciglia e dilata il sorriso quando le dico male, grazie. lei, simpatica come un uovo sodo strozzato in gola e dolce come il wasabi, è la stizzacervelli.

ha l’espressione di un dito medio sollevato e andato in cancrena. il suo aspetto è quello di una altezzosa farfalla che non perde occasione di ribadire quanto la felicità sia effimera. soprattutto se riguarda gli altri e non lei. al posto delle sinapsi ha un alveare di pac-man arancioni andati in loop.

non approfittate del nerd n. 15. non è colpa sua.
la stizzacervelli ha avuto un’infanzia difficile. otteneva tutto quello che desiderava.

si narra che una sua antenata, Gioconda Stizzacervelli, a otto anni non sapendo più cosa ottenere dal natale chiese ai genitori babbo natale in persona, con barba bianca e vestito rosso. lo ottenne. gli agiografi della gioconda riportano questo episodio come causa scatenante della scomparsa di babbo natale dai camini e dai sogni dei bambini.

la stizzacervelli quando pensa ottimizza pensando le cose che pensano tutti, soprattutto i suoi colleghi di lavoro. dotata di perspicacia cervicale, la nerd n.15 i pensieri degli altri li pensa due settimane dopo; giusto in tempo per rivendicarne la maternità in sede decisionale.

la sua strategia è più vecchia del mondo. ora ve la svelo.

prima di tutto bisogna avere un’idea, un pensiero, un desiderio, un lavoro e un vestito nuovi o un fidanzato (va bene anche quello vecchio).

dopodiché basta incontrare la stizzacervelli e adottarla.

(cosa piuttosto semplice perché la stizzacervelli si manifesta ovunque ci sia sontuosità materiale  e sobrietà morale.)

una volta adottata basta dirle quello che vi è capitato ultimamente, esprimendo inusitato entusiasmo, e aspettare tre secondi perché il cervello del nerd n. 15 vi passi sopra la sua stizza.

fate trascorrere qualche giorno, settimana, al massimo un paio di mesi.

e allora.

la stizzacervelli vi cercherà per dire che pensa esattamente la stessa cosa o indossa esattamente la stessa maglia o ha un colloquio per fare esattamente lo stesso lavoro o frequenta esattamente lo stesso fidanzato che indossavate (verbo che coniuga bene sia un pensiero che un abito che un lavoro che un fidanzato) voi, prima di incontrarla quella volta per caso.

vi consiglio di non commentare lo scavalcamento cerebrale e/o posturale con frasi del tipo: mi avevi detto che quel vestito era una roba da chiodi, che quel lavoro era squalificante, che il mio fidanzato era opprimente, che la mia idea era trita e ritrita. perché lei non aspetta altro per dire: sì, ma non da quando lo faccio io.

la stizzacervelli ha sempre qualcosa da ridire, finché quel qualcosa non le appartiene

provate a fare una gita in taxi: è irresistibile il suo mortifero peana contro i mezzi privati rispetto a quelli pubblici.

adottate la stizzacervelli, se per esempio non avete più nulla nel frigo.

il nerd n. 15 è un’ottima procacciatrice di inviti a cena. il mondo è pieno di masochisti che la invitano per sentirsi dire quanto cucinano male (mentre lei è segnalata sul gambero rosso) o quanto la loro casa sarebbe perfetta se non sembrasse uno spot dell’ikea (mentre la sua farà parte delle visite obbligate della città)

adottate la stizzacervelli.

è una lavatrice che lava i suoi panni sporchi in casa d’altri.

è un vero affare: presto sarà brevettata come fonte di energia alternativa al prozac.

cp


postato da: casalinprecaria alle ore marzo 07, 2007 16:23 | link | commenti (53)
categorie: adotta un nerd
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