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mercoledì, 30 maggio 2007

nerd n. 24 palloncino

palloncino venderebbe i reni per salutare la mamma dall’isola della sventura, darebbe la vostra vita per salire sul palco dell’unica tappa italiana di madonna e per fare i gargarismi con il pacco di mick jagger, per dire.

l’esistenza di un personaggio noto dà a palloncino dignità ontologica. come una frustrata di graffi appaga un masochista, palloncino esiste in quanto amica conoscente passeggera compaesana collega supplente di un vip che per lei equivale a vero ideale personale.

palloncino, se è triste e le chiedi perche? ti risponde che le manca bono vox, quello che  ci ha provato con lei quando è salita sul palco a ballare con lui davanti a ottantamila persone al concerto dello scorso anno di roma.

palloncino è una groupie, che fa gruppo da sola. vive senza ispirazione, degrada in se stessa e confluisce negli altri. famosi, mitici, professionisti del presenzialismo globale e apprendisti della vita di tutti i giorni.

il suo mestiere è il picchettaggio matto e disperato. se scopre che abitate nello stesso palazzo di un nerd vipparolo, è la fine. si trasferisce da voi, sul pianerottolo o nell’ascensore, in attesa di assediare il malcapitato per un autografo, una foto, un bacio, un appuntamento, un rutto, una qualunque manifestazione di celebrità.

(se per caso, il cognome del vostro vicino di casa è solo un caso di omonimia e con il vip in questione non ha nulla a che fare, palloncino farà il piantone a casa vostra lo stesso. grande estimatrice della teoria dei sei gradi di separazione, per i quali in sei strette di mano si arriva a chiunque, palloncino si dimenerà con pagine bianche e albero genealogico del vostro vicino e del vip, alla scoperta a ritroso di un gancio tra i due.)

se dovete chiederle di andare al mare, ditele che è stato avvistato un vip in quella spiaggia. altrimenti non verrà. palloncino esce di casa solo quando sa che potrà incontrare un regista, un attore, un cantante. va in vacanza solo dove potrà incontrare “almeno uno scrittore”, come dice lei.

(ci sono anche versioni istituzionali di palloncino che ricoprono cariche pubbliche e presidenze istituzionali e lo fanno solo per stringere la mano al loro mito. questa è la razza peggiore perché hanno accumulato anni e anni di frustrazione extra)

la casa di palloncino, quando andate: fate attenzione, potrebbe chiedervi di pagare il biglietto di ingresso. è un mausoleo del fotofinish. affisso alla parete del soggiorno c’è un atlante personalizzato. ogni sua foto con un vip rappresenta i paesi che compongono il suo mondo dove esiste solo formentera, cortina, l’argentario,porto cervo, taormina,  saint moritz, saint tropez, panarea, londra (solo il west end), new york (nella versione sexandictiana), s.giovanni rotondo (ci vanno molti vip, se non lo sapete). quest’anno una orografia della mappa di potenza gigioneggia sulla testata del letto.

(le stesse foto sono riprodotte sulle tovagliette, le tazze, i piatti, le mutande e, per gli appassionati del tatù, anche il fondoschiena.)  

finita la mostra delle foto, palloncino parte con i famosi retroscena. è lì c’è da accendere il registratore (se adottate palloncino, abbiate cura di avere sempre un mini registratore acceso in tasca). palloncino è stata a colazione dal papa, a pranzo con lapo, a merenda con pacciani paceallanimasua, a cena con dite un nome? ci è stata.

la pochade prosegue con il resoconto minuzioso delle sue trasferte al mare e sulla neve.

in spiaggia stesa a prendere il sole, palloncino non ci sta mai. deambula nei chioschetti e nei bar con lo sguardo a penzoloni su tutti quelli che nella vita sono passati almeno una volta in tv o su quelli il cui nome è apparso sui giornali. anche se un giorno non becca che ignoti, palloncino barcolla ma non molla la preda. non piange mai sul sudore versato per la causa vip, e inventa.

tra le due, palloncino preferisce di gran lunga il buen ritiro che si consuma rigorosamente a febbraio quando il crogiuolo di vip è al culmine. ogni anno palloncino cambia stazione sciistica, ma non il modo in cui trascorre la settimana bianca.  cioè con un finto gesso che parte dall’ascella fino al mignolo e che, al settimo giorno di vacanza, diventa un murales di scritture autografe dei personaggi che sono passati da lì.

adottate palloncino, il nerd n. 24.

contribuirete alla raccolta fondi per la costruzione di un allevamento di tapiri veri nel cortile di casa sua.

cp


(Ringrazio

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per avermi segnalato palloncino)

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Sono un palloncino anch'io.
A casa, in soggiorno, ho un poster con lo stemma della casalinga precaria ;)


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postato da: casalinprecaria alle ore maggio 30, 2007 11:01 | link | commenti (55)
categorie: adotta un nerd
sabato, 26 maggio 2007

cose che non ho







paura del posto fisso.
paura che il troppo lavoro renda  il mio cervello un cacciavite fuori uso.
paura che la vita mi prenda sul serio, e io no.
paura di sentirmi marmorizzata con un buco al centro.
paura che se oggi è così, domani pure.
paura che l'abitudine possa diventare una valvola di sfogo anestetizzante.
paura di non pensare più a niente, perchè tanto a te non ci pensano gli altri.
paura di avere pazienza.
paura di essere felice.
paura di scrivere di cosa ho paura.
paura di non avere mai più paura.
paura dell'assenza di tutte queste paure.
cp


postato da: casalinprecaria alle ore maggio 26, 2007 01:19 | link | commenti (56)
categorie: horror vacui
martedì, 22 maggio 2007

nerd n. 23 didone

i miti d’oggi sono nerd. mentre quelli del passato, pure.

molto spesso per conoscere il destino nerdico, basta cambiare una lettera del proprio nome. è il caso della nerd n. 23. se sostituisci la d con la b, per dire, didone diventa bidone che si rivela il suo omen nerd.

non a caso, la regina didone è la prima donna bidonata da un bello e imbusto.

è il primo cuore apolide.

è l’antenata di tutte le donne che si sono innamorate dell’uomo perfetto senza sapere che perfetto è l’unico aggettivo che non deve essere abbinato ad un uomo. se di questo uomo si è innamorate, e se lui è a conoscenza dell’ansiogeno dettaglio.

nel 1. sec. anticristo, anno della composizione dell’eneide in cui si racconta la storia di didone, il concetto di virile viltà è pressappoco ignoto. virgilio non è stato particolarmente generoso in termini di nerdizzazioni, nonostante abbia narrato i prodromi della nascita di roma, palcoscenico di infiniti nerdissage contemporanei.

quando didone si innamora e si concede in tutto e per tutto a enea, non immagina che dietro un eroe si nasconde sempre il suo antieroe. neanche sa di essere la protagonista di una delle più belle storie d’amore che siano state scritte. un mitico amore costruito a tavolino da venere e eros: divini distillatori di bellezza e amore, dunque demoniache suffragette dell’amor fou.   

dopo aver accolto enea nel suo regno, dopo averlo ristorato, dopo essersi prodigata in infinitesimali acrobazie sessuali, dopo aver curato la sua schizofrenica ascia da prestazione, didone viene abbandonata.  la cosa, messo da parte l’orgoglioso stupore dei primi tempi, non la lascia indifferente. la prima figura femminile sedotta e abbandonata, se pure con un buon alibi da parte di lui, si sgola maledicendo il suo uomo e la sua futura stirpe fino all’ultima goccia di fiato e sudore.

non vale a nulla, il falso eroe non tornerà a riva.

e didone tarantolata, una stella che è andata troppo vicino al sole, si dà alla morte.

didone è una inconsapevole eroina del sesso a progetto: che facciamo stasera? sesso! e domani? pure, ma con un’altra.

povera didonerd! in un mondo letterario che si consuma in troppi ismi, che elude clausole  di legittima responsabilità e non ricorre a nessun tar della ragione, didone si becca la beffa oltre che il danno. il sommo dante nel canto quinto dell’inferno la piazza tra i lussuriosi. lei che ha patito il sonno non certo sudando con il corpo intrecciato a quello del suo amante, ma spolverando il suo elmetto e distillando primigenie forme di prozac per calmargli l’angoscia.

( l’unico che oggi condannerebbe in modo tanto inesorabile la psicotica tragedia di una donna sedotta e abbandonata è il papa, che nelle sue reprimenda, spiace dirlo per dante, pare ispirarsi ai tempi del maestro fiorentino. )

adottate didone.

magari non intrattenetela con una partita a canasta, per evitare che la nerd n. 23 abbia una delle sue convulsioni di fronte all’asso di picche, che non è proprio il suo asso nella manica.  

se didone fa una delle sue bizze, tipo che sbraita contro tutto quello che vede,ogni donna innamorata è un po’ come un disco rotto che ripete la stessa nenia fino a quando non le va a male il cuore, ditele che è stata fortunata. che essere smollate perché lui deve fondare la futura civiltà latina è sicuramente una giustificazione più attendibile del non sono pronto, non avevo capito che noi due si stava insieme, domani mi sposo (o, a seconda, mi scopo) con un’altra.

adottate didone. una nerd destinata ad attraversare il mare, scalare le montagne, zigzgare le città per ottenere sempre lo stesso risultato: il ben servito.

il suo è un cuore che invece di battere, sbatte contro uno scoglio naufrago.

adottatela!

non lo faccio mai. ma per la nerd n. 23, che adotto da quindici anni  perchè  è uno di quei nerd eterni, voglio darvi un consiglio. per recuperare un po’ di pace, dopo aver adottato didone, se non avete una copia dell’eneide o se lei l’ha mangiata pensando di fare un dispetto a enea, non chiamate un esorcista.
fatele ascoltare questa ninna nanna che, anche se in ritardo,  le è dedicata.

cp


 

(ricordo a

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che ha adottato la nerd n. 23 a scatola chiusa)

 


postato da: casalinprecaria alle ore maggio 22, 2007 23:06 | link | commenti (48)
categorie: adotta un nerd
sabato, 19 maggio 2007

nerd n. 22 forever single

io sono contenta che il sistema li adotti pro bono pacis. ma non sono convinta che questo basti. il nerd n. 22 ha bisogno di qualcuno che sia sincero e che dica le cose come stanno: single non significa unico, ma solo.

lo status single è diventato un po’ l’anatema delle recenti generazioni. la colpa è del sistema che coccola chi non ha una persona fissa accanto. numerose serie televisive americane sono interamente ispirate alla vita da single che, in tali operazioni di svezzamento sociopatico, consiste nel fare tre cose: sesso, soldi e successo.

(come nella vita, no? alzi il mouse chi non è stato single almeno per un periodo della propria vita? allora, non eravate circondati dalle sss?)

senza scomodare la solita fabbrica di disforie emotive che è l’america, basta dare un’occhiata al nostro paese. certo non alle fiction tv che riproducono situazioni sociali buone negli anni trenta. i detonatori dello status single italiano sono alcune riviste che se ce l’hai per forza sei single! e, in quanto tale, alla caccia grossa.

il vademecum settimanale pubblica con nonchalance paracula servizi su come acchiappare i single più single dei single; come incollare al letto il ruvido uomo che non te la deve chiedere mai; come fingere di non avere l’orgasmo per renderlo insicuro.  oppure, come farla godere senza toccarla con un dito; come trattarla male per renderla felice; come scaricarla e farla anche sentire in colpa.

il power single serve in certe posizioni professionali, più di un buon curriculum.
è molto gradito per esempio che una signorina eviti, con le unghie e con i denti, di farsi fecondare. ancora più produttivo è avere un manager che non passa quelle cinque o sei ore settimanali al telefono con la moglie/compagna cosa che alza il livello dei succhi gastrici fino a far calare la concentrazione e il rendimento in azienda. molto meglio chi passa le telefonate delle sue amanti alla segretaria,anche lei single, che puntualmente finge di essere la fidanzata ufficiale.

nella versione femminile, la nerd n. 22 si presenta in pubblico da sola nei nerdissage d’alto rango: inaugurazioni di negozi, mostre, mercatini d’antiquariato, fiere della (s)vanità. tutti luoghi in cui l’rsvp prevede una condizione unica e indispensabile: stare in piedi per potersi confondere con gli altri. in modo che la single possa dire,quando i presenti sono tutti accoppiati e non c’è nemmeno un manzo in  scatola nel giro di trecento metro quadri: sola? io? ma scherzi? l’uomo che mi accompagna stasera (avverbio temporale che la nerd n. 22 rinforza con tutto quello che le resta dell’ugola nicotinica) sta parcheggiando da due ore, sai come è difficile trovare un posto nel mondo!

esiste la single temeraria che azzarda anche un cinema, un concerto o una cena fuori, da sola.  o almeno, lo fa fino a quando non incontra uno dei suoi infiniti ex che fa petting spiritoso con una teenager in scadenza, o un altro che ostenta il pancione della sua compagna al bar o fino a quando non succede che un suo ex, magari proprio quello di cui forsemanontroppo si era innamorata, la fa sedere allo stesso tavolo dove festeggia l’imminente matrimonio con la sua nuova fidanzata.

è questa l’occasione migliore per adottare la nerd n. 22 che senz’altro per ringraziarvi sarà disposta anche a sorridere sempre e solo ad una persona, cioè voi che la state adottando, cosa che non è più abituata a fare. le single sorridono a tutti, anche ai muri, si dovesse mai pensare che sono tristi.

 l’uomo single è più facile da adottare, lo incontri ovunque.
è quello che non dice mai no davanti a una proposta allettante, che esce con gli amici senza di lei, che in casa mangia dove capita e dorme in diagonale sul letto. (non è abituato a dividere nulla con nessuno, a parte le single con gli amici single). l’uomo single è quello che promette e poi mantiene con un’altra, quello che si dimentica di pagare la cena per due e la paga solo per sé, quello che non ti chiede il numero di telefono. l’uomo single è quello che gli piaci perché sei unica che, per lui, significa che sei single.

adottate il nerd n. 22.

ma non fatevi fregare dalle imitazioni.

per testare un vero single maschio, giocate al "trova l’errore". un vero single maschio ha sempre un calzino con un buco o una camicia stropicciata o la piega dei jeans scucita o la suola delle scarpe sporca o gli occhi puntati su di voi.

invece, una vera single femmina ha sempre le scarpe coordinate con l’ombretto coordinato con la guepiere coordinata con la scalatura dei capelli coordinata con il decolté coordinato con i vostri occhi.

adottate un single. aderirete al prossimo single day dove ogni single marcia a casa propria, da solo davanti allo specchio, contro chi gli impedisce di realizzare il suo sogno: rimanere forever single.

cp

postato da: casalinprecaria alle ore maggio 19, 2007 00:37 | link | commenti (53)
categorie: adotta un nerd
lunedì, 14 maggio 2007

ciò che chiamiamo call center, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso tanfo dolce

ho imparato che per sopravvivere è consigliato onorare,con un certo margine preventivo, il proprio pedigree sociale in caso di attacco alle spalle.

così, da un po’ di tempo, ho smesso di sbraitare il mio atto di dolore contro il mondo e il precariato e quella stronza della prof che non metteva a nessuno un voto più alto del sette se non alla mia (ex) compagna di scuola secchiona. (perché lei è la più brava di tutti, anche quando sbaglia. e va premiata. cosa che non mi ha mai convinto abbastanza da darmi pace, nonostante gli anni.)

dunque, è da un po’ che non mi lamento in situazioni pubbliche (a parte quelle virtuali) per il mio a-status a-sociale. anche perché mi hanno detto che le cose brutte sono come le cose vere: non si dicono. e allora, io quando esco dico solo cose belle e tante tantissime bugie. tipo che quando mi chiedono cosa faccio, dico che non mi va di fare un emerito nulla nella vita e che sto aspettando che qualcuno mi si pigli, e che magari abbia uno spirito imprenditoriale talmente avanzato da assumermi nella sua azienda pubblica, nella sua impresa privata, nel suo ufficio, in casa sua.

se invece incontro un maschietto, prima gli chiedo cosa fa e poi gli dico che io faccio esattamente la stessa cosa, ma ad un livello superiore. che potrei essere il suo capo, che sono bravissima e che in questo momento me lo dico da sola perché non ho qui la clack, ma mi sto attrezzando per portarmi la mia personale coorte appresso, che mi applauda e mi gratifichi ad ogni battito di ciglia.

cavalco quest’onda anomala del conformismo immateriale, e gli schiaffi morali che il suo rinfrangersi produce su di me non mi danno poi molto fastidio. ad esempio, invece che le pecorelle la notte conto le parole che non potrò dire e mi addormento lo stesso. poi ho sviluppato moltissimo le mie abilità psicomotorie,adesso che a ridere fuoriluogo sono solo le mie sopracciglia.

ma l’altra sera ero a cena con una mia cara amica e una cara amica della mia cara amica. il primo argomento di cui si parlava è stato naturalmente il lavoro.  ho allertato subito il mio nuovo selfcontrol, ho resettato l’amigdala e ascoltato in silenzio il commovente comizio della cara amica della mia cara amica.

non è un caso che siamo qui a cena stasera. devo festeggiare la mia semiassunzione a tempo semindeterminato. dopo sei mesi di stage, sono stata semiassunta per un part time in questa prestigiosa multinazionale di madre americana e di padre italiano.  è la svolta, ragazze. (deglutisce) credo proprio di avercela fatta. mi pagano 800 euro per 24 ore settimanali e sono libera di scegliere se lavorare otto ore al giorno per due giorni a settimana oppure 4 ore al giorno per tutta la settimana. è un lavoro di grande responsabilità, in cui la multinazionale ha investito tanto. mi occupo di custumer care che, grazie alla mia laurea, è in-bound. l’out-bound è solo per i diplomati, i laureandi o gli ex cassaintegrati.

le chiedo, cosa sia in parole povere e  italiane questo lavoro. davvero, non lo avevo capito. colpa dei miei neuroni azzerati o della fame. non lo so.

il livore del suo silenzio mi giudica in modo inequivocabile.  ancora una volta sono uscita dal seminato socialdemocratico. la tosse posticcia della mia cara amica è in ritardo, colpa mia che ultimamente sono stata brava bravissima a capire tutto al volo senza capire un tubo.

la cara amica della mia cara amica prende un morso del souvlaki (interno, sera, ristorante greco. ho dimenticato di scriverlo prima) e dopo averlo lentamente coccolato tra denti e saliva, mi risponde.

significa assistere per telefono i clienti della multinazionale quando hanno bisogno di aiuto. invece nell’out-bound sei tu che cerchi clienti per la multinazionale.

lavori in un callcenter. hanno infighettato il pachiderma e te lo hanno venduto come bozzolo da cui sta per nascere una farfalla bellissima.

ebbene sì. ho rotto il patto sovrano, sono tornata la campana che suona il rock durante la messa. l’amica della mia amica ha continuato per tutta la sera a dire che non lavora al call center, che fa la project manager addetta al custumer care in-bound di una prestiogiosa multinazionale.

semplicemente sono abituata a chiamare le cose con il loro nome e che tanto se non lo faccio io, prima o poi lo farà qualcun altro. le ho detto questo. (e anche che non mi interessa niente di come lo chiama lei, ma è un call center se non di nome, di fatto)

lei era già partita con la manfrina che riderà bene chi riderà sulla poltrona dirigenziale della succursale di questa azienda. posto che le hanno garantito di ottenere se solo saprà usare la sua laurea e il suo master per convincere i clienti che non esiste guasto che non possa essere riparato.

 

compreso quel guasto mentale che è la verità. una forma di epatite che se ti infetta, ti può portare a qualcosa di molto simile alla fine, e cioè un logorroico silenzio.

 

cp


postato da: casalinprecaria alle ore maggio 14, 2007 19:17 | link | commenti (56)
categorie: lavora con noi
martedì, 08 maggio 2007

gli sposi cadavere nerd n. 21

ho adottato di recente una coppia che non vedevo dal giorno del loro matrimonio.
lui non è più un uomo ma un modellino in plexiglass telecomandato da lei che, del suo essere donna, ha conservato solo il nome e le ciglia laccate. per il resto è ridotta a una bambola sgonfiata che invece della saliva secerne gas nervino.

ma non è colpa loro. dio li fa, e poi il matrimonio li accoppa.

ecco come riconoscere gli sposi cadavere quando sono ancora freschi fidanzati.
- la futura sposa cadavere presenzia qualunque incontro con le amiche insieme a lui, immancabile ectoplasma da compagnia.
- se le dici di accompagnarti al bagno, lei si porta lui, a mò di trousse umana.
- se tu e lei andate a shopping, c’è anche lui come portabiti umano. (e il rischio più grande non è che lui ti veda in desabiè nei camerini ma che ti dia un consiglio su cosa comprare).
- se qualcuno rivolge una semplice domanda al futuro sposo cadavere, lei tuona un: con chi stai parlando? quando rispondi: con il tuo fidanzato, amica. la futura sposa cadavere dimostra, con la sua risposta, che l’elaborazione del lutto è un processo lento e inconsapevole: non siamo proprio fidanzati, stiamo insieme da dodici anni, lui mi ha regalato undici anelli di fidanzamento, ma non so se ho trovato quello giusto. (e intende l’anello, ovvio.)

quando finalmente decidono la data, i nerd n. 21 ti invitano a cena per dirtelo. poi ti mandano un sms per ricordartelo, poi il giorno dopo un altro e poi il giorno dopo ancora un altro e così fino ad arrivare a 365 sms, dei quali l’ultimo, quello del giorno prima delle nozze, assomiglia a un ultimatum. prova a dire che hai un altro impegno e che non potrai esserci, saprai cosa significa quel vecchio detto cinese che recita: di tutte le trentasei alternative, scappare è la migliore.

per gli sposi cadavere l’amore è la risposta a tutti i silenzi, a parte quelli dello stomaco. a causa dell’asfissiante dieta prematrimoniale a cui si sottopongono per entrare negli abiti comprati un anno prima, gli sposi cadavere dopo il matrimonio soprattutto mangiano. in pochi mesi, lui assomiglia ad un canederlo appesantito da una doppia dose di emmenthal; lei ha l’aspetto di una insalata russa a cui lui ha tolto la maionese, poppandola con la lingua in un attacco di fame notturna, per cercare di renderla meno acida.

dopo la cerimonia di nozze, in cui gli sposi cadavere hanno ricevuto un giga di complimenti, quasi più di quelli che riceve chiunque vada ospite da fabio fazio, le uniche voci famigliari che sentono sono gli echi delle loro, a causa del riverbero delle quattro mura in cartongesso in cui vivono. perché se i due cuori non sono più quelli di una volta, la capanna da neosposi sì. ma guai a dare consigli per migliorare la vivibilità della zattera terrena su cui provvisoriamente si appoggiano. lei partirà con un documentario, videoproiettato sul soffitto di casa che è talmente basso che funziona da televisore, in cui mostrerà i trecento modellini della loro futura vera magione. a metà della videoproiezione, ciò che partirà da lui sarà un embolo, difficile da recuperare. un po’ come il vostro mal di testa. infatti quando uscirete dalla loro tana, vi sembrerà di essere stati intrappolati all’ikea durante la settimana natalizia.                                                                            


adottate i nerd n. 21.
ogni coppia di sposi cadavere adottata, contribuirà ad abbattere l’imposta sugli immobili.

gli sposi cadavere sono disponibili anche nella versione second life, anche detta “se la nostra prima vita è piena di nerd, figuriamoci la seconda.” nella versione virtuale, i nerd n. 21 fanno tanti giochi di ruolo. lei gioca a fare l’avvocato e lui la causa persa oppure lui fa mike buongiorno e lei la falsa gaffe. o, in cucina, lei fa la vellutata e lui l’asparago e infine a letto lei fa l’amore e lui dorme.

adottate gli sposi cadavere. prendeteli come un corso prematrimoniale che vi farà apprezzare le piccole gioie della vita coniugale. come tornare a casa e trovare un orsonerd, sdraiato sul vestito che la lavanderia vi ha appena consegnato, che nel massimo rispetto della vostra femminilità non osa accendere il gas per fa bollire l’acqua della pasta o, mai a dirlo, non si azzarda a spingere il tasto on della lavastoviglie.

grazie a loro, vi farete un’idea di come sia più facile la vita in due. una vita in cui decide tutto lei, voi non dovete fiatare perché il vostro assenso, da quel fatidico sì, è implicito. nella buona e nella cattiva sorte, vi ricordate la promessa?

(se adotterete gli sposi cadavere il giorno del family day, riceverete un buono pasto per mangiare alla mensa del parlamento con mastella e la sua signora.)

tutti gli altri avranno in omaggio l’album di nozze degli sposi cadavere. un album completo di tutte le milleetrecentoquarantasei pose canoniche del grande giorno, compresa quella con la sagoma del vostro cartone animato preferito. la silhouette degli sposi è senza volto, così che possiate incollare il vostro e quello del vostro partner, o del vostro cartone animato preferito, negli spazi tratteggiati.

cp


(i nerd n. 21 fanno parte della campagna precaria  ADOTTA UN NERD casalingaprecaria.splinder.com/post/9967580#comment)


l'immagine degli sposi cadavere è un gradito suggerimento di undulant.

postato da: casalinprecaria alle ore maggio 08, 2007 00:06 | link | commenti (69)
categorie: adotta un nerd
sabato, 05 maggio 2007

(o)scena muta









cp

postato da: casalinprecaria alle ore maggio 05, 2007 12:56 | link | commenti (31)
categorie: horror vacui
mercoledì, 02 maggio 2007

la mia prima volta

la mia prima volta si è consumata a milano.

si trattava del primo colloquio per uno stage, un colloquio vero a un mese dalla laurea. era anche la prima volta che andavo nella città dove ci sono più pugliesi che in puglia e meno milanesi che in un aereo per londra o new york.

ho preso l’autobus alle sei di mattina da siena, dove vivevo, perché ci mette 4 ore per arrivare a milano mentre il treno, che tra l’altro non esiste diretto, se tutto va bene ce ne mette quasi il doppio. e poi l’autobus è sempre il mezzo più sicuro perché è un mezzo privato. metti che qualche cobas della ferrovia scioperava proprio il giorno che stavo per realizzare il mio sogno?

non lo avevo detto a nessuno, del colloquio. a parte alle mie coinquo che avevano giurato di far finta di non sapere per non mettermi l’anima in ansia.

 il demone del contrappasso si palesò subito, non appena salita sul bus. in prima fila c’erano un paio di colleghe universitarie che andavano a milano per il loro primo shopping low cost da H&M. quando vidi le vrettole low cost dirigere i loro sguardi assonnati verso di me, pensai che una buona mossa sarebbe stata quella di precedere la loro ingiustificata curiosità e dire, ancora prima del ciao, che andavo all’ospedale a trovare una zia di mio padre in coma.

ovviamente sapevo che non ci avrebbero creduto. dalla gonna e dalla maglia, comprate per l’occasione, ciondolava ancora il cartellino e le scarpe avevano le suole visibilmente vergini e splendevano come se me le avesse appena messe ai piedi la fata turchina.

il viaggio fu piuttosto indolore, finsi di dormire tutto il tempo. ma in realtà ripetevo a memoria il discorso di presentazione che avevo preparato la notte prima.

dicevo praticamente solo una cosa: prendetemi! ma grazie alla mia laurea avevo imparato a dirla in 100 modi diversi. dovevo solo scegliere quello più adatto.

milano mi sembrò come quelle persone che ti stanno sul culo a prima vista. tipo quelle che hanno una luce artificiale nello sguardo o la bocca troppo chiusa o gli occhi esageratamente squadrati. oppure tipo quelle persone di cui riscopri la simpatia solo quando sono ubriache. milano è una città che ti sbronza con le sue parole, ma rinnega tutto ciò che dice appena l’effetto dell’alcool svanisce.

il colloquio era presso la buissney, un’azienda che produce sedativi animati per bambini. l’ufficio era proprio come temevo che fosse. ogni stanza era a tema: la stanza del paese dei balocchi, la stanza dell’eterno ragazzino, quella della svampita ed esageratamente fortunata, la stanza del topo più sopravvalutato al mondo. in quale stanza preferisci fare il colloquio? in tutte! sono tutte bellissime! rispondevo come se mi stessero per regalare un parco giochi dove io avrei stabilito chi e quando far entrare per giocare con me.

andammo nella stanza del burattino più bugiardo del mondo e mi venne la paranoia che ci fosse un messaggio subliminale dietro questa scelta. tipo che sarei passata dalle fauci di una balena o che avrei indossato la divisa da ciuchino come uniforme da stagista.

due sottospecie di fate turchine erano quelle che mi interrogavano e ogni volta che dicevo qualcosa di terribilmente brand-oriented,mi benedivano con la bacchetta magica che era una penna colorata con cui segnavano il mio punteggio.

due ore dopo, felicemente sdoganata la prima esperienza precaria, chiamai tutti i miei parenti, i miei amici, i mari e i monti, maometto e la montagna, yin e yang e avrei chiamato anche i cari defunti, se solo mi avessero lasciato almeno un recapito.

era il 2003, avevo uno stage (e soprattutto ignoravo le conseguenze di questa parola) e nessuno avrebbe corrotto la mia illusione. nemmeno il nano che ci governava e che quel giorno a proposito dei magistrati dichiarò:per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana.”

la mia anima nera tentò di vendermi il gigantesco delirio di un nano come un malefico presagio. impossibile. la mia prima volta fu inaspettatamente piacevole e indolore e, durante il viaggio di ritorno, mi convinsi che sarei stata sempre così clamorosamente felice.

cp


postato da: casalinprecaria alle ore maggio 02, 2007 17:19 | link | commenti (62)
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