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sabato, 30 giugno 2007

nerd n. 27 fuecu


sono sicura di adottarlo, anche questa estate. sento già la sua vocina frusciante che in spiaggia ripete, a ritmo del vento: bedda beddazza mia, bruscia moi.

se il naif è una categoria estetica in via di estinzione, nel salento (“che parla di radici, cultura e tradizione, parla pure di problemi di terra e amore.” come se la cantano e se la suonano gli  sss, gonfaloni del salentoshire) è la regola.

è in questa terra, ibrida e irregolare, che nasce cresce e si nerdizza fuecu. pelle tostata dal sole, corporatura apollinea, occhi a pampinedda e sguardo sazio.

il nerd n. 27 non dice mai una parola di troppo, anche perché ne dice sempre e solo una.

fuecu ha un'indole onomatopeica, votato, come è, a una passione autentica di ritmo e di musica. l’importante per lui non è cosa dire né quando, ma farlo con il ritmo giambico dei tamburelli trance-genici. le sue sinapsi, proteiformi come le radici secolari degli ulivi su cui sono ben radicate, sono affette da un romanticismo di maniera. si sono attorcigliate intorno ad un pensiero, fisima per chi non è del luogo, intraducibile: bruscia moi. qualunque straniero che giunga nel salentoshire, e basta essere di taranto per non appartenere alla terra di fuecu, è bene che impari questo leit motiv. e non credo sarà difficile, considerato che il  nerd n. 27 lo ripete ovunque e in qualsiasi situazione. inutile minacciarlo con un canadair, bruscia moi brucia lo stesso.

il primo nerd n. 27 risale agli anni settanta, quando un fuecu, di ritorno dalla giamaica, importò dall’estero il verbo rastafariano. una religione che appena la imbracci, ti crescono i rasta (pare ovunque). i suoi discepoli si riuniscono ancora oggi in apposite dance hall, sulla spiaggia, davanti agli occhi del sole e dentro le orecchie degli astanti. si narra che un giorno, in una reggae session durata 172 minuti di fila, i presenti si trasformarono in amplificatori e, invece che battere le mani a ritmo, rinculavano il suono che viaggiava a non meno di 1000 watt.  

riconoscere il nerd n. 27 in spiaggia è molto semplice. ha un look da dandy sottocosto: bermuda ricavate da vecchi jeans, bandana ricavata da una canottiera transumante, che sposta a ritmo alternato dal capo al petto e maschera da sole.

impossibile non adottare fuecu.

per quella distanza stupefacente con cui filtra la realtà.

per quella sua sensualità eremitica e la nonchalance con cui la manifesta. pur di appartarsi, si apparta anche da solo.

per quella sua socialità wi-fi, che gli consente di organizzare su due piedi un concerto utilizzando il tuo sistema auricolare come trasmettitore di onde radio.

adottate fuecu.
perchè anche se se la tira, non dimentica mai gli amici.

cp


 

 


postato da: casalinprecaria alle ore giugno 30, 2007 00:27 | link | commenti (36)
categorie: adotta un nerd
lunedì, 25 giugno 2007

intellettuali d'oggi, idioti di domani, ridatemi il cervello che basta alle mie mani


tra le cose che stiamo perdendo (insieme ai dialetti, le caramelle con lo zucchero, l’accesso al mare, la poesia, i gelsi, quella consuetudine di svolgere un lavoro e a fine mese percepire uno stipendio, le canzoni di fabrizio de andrè interpretate da fabrizio de andrè e non la versione cover, le ostriche di mare, la “fatica di leggere” che perde sulla “facilità del guardare”) c’è l’uso sociale del "grazie".

grazie. ancora si dice, ma sempre più spesso quando non serve.

esempi.

cp: non riesco a trovare un lavoro. risposta: grazie.
cp: ho trovato un lavoro, ma non mi pagano. risposta: tante grazie.

uno sta male, e gli dicono che devi dire grazie. ma non si capisce perché. se per quello che ormai abbiamo perso, o per quello che abbiamo.

(a proposito. una volta, un mio ex drugo si fermò a dormire nella mia mansarda dove abitavo prima della nerdizzazione attuale. quando ero una persona sana, che esce, che si fida del prossimo. il mattino dopo si catapultò sulla porta, ancora in mutande e con i vestiti in mano (tra cui la mia maglietta) per uscire. mentre pensavo che stesse per andare al bar a prendere i cornetti e portarli su da me con una rosa in bocca, la sua prontezza di spirito mi svegliò: grazie. disse. prima di rispondere, sono andata a controllare in bagno. magari aveva preso dei cerotti, o delle ricariche del rasoio, o magari i cotton fioc. invece era un grazie per l’ospitalità. (alcune persone fanno un uso privatistico dell’italiano e dei sentimenti) in silenzio, ho accettato le sue dimissioni e sottovoce, mi ricordo che pensavo: prego, ogni giorno di non rivederti più.)

poi, non è che sono amareggiata. solo mi piacerebbe che ogni tanto qualcuno pubblicasse un codice a-deontologico dei rapporti sociali. in cui dovrebbe esserci scritto che "grazie" non si dice più, quando qualcuno riceve un piacere. oppure una bella sorpresa.

(a meno che sei tipo straniero di quei posti arretrati dove quando si riceve un favore  ringraziano. tipo in africa, in cina, in russia o in quella terra dove nascono i cingalesi, ma nessuno è mica capace di stabilire dove sia la “cingalia” o la “cinghana”. insomma dovunque sia, loro dicono ancora grazie. retrogradi, questi popoli grati.)

aggiornatemi, per favore. ditemelo che ora si usa dire grazie, quando il favore sei tu a farlo agli altri. tipo: grazie che mi hai concesso l’onore di farti un piacere. grazie che mi hai trovato un lavoro dal quale percepisco euro pari a zero virgola zero. ma tante grazie. non so come avrei fatto senza di te, non sarei mai stata così brava a fare a stracci il mondo.  

grazie tante anche per non avermi ascoltato quando, per sei mesi, ti ho chiamato per lavoro. grazie per avermi detto prima che eri in francia, poi in norvegia, la terza volta in america, la quarta addirittura eri in libano. ma non ti ringrazierò mai abbastanza per non avermi ascoltato, l’altro giorno. non potevi parlare, soffocato dal lavoro. hai detto. e allora io, sinceramente preoccupata per te, ti ho chiesto: dove sei? in una fabbrica lager in corea che non ti concedono di parlare nemmeno cinque minuti con me?

no perché, nel caso, posso fare qualcosa. una denuncia, per esempio. no, no. non scomodarti, e risparmiami i ringraziamenti.
sarà un dovere, farti questo piacere.

cp


postato da: casalinprecaria alle ore giugno 25, 2007 00:06 | link | commenti (40)
categorie: lavora con noi
giovedì, 21 giugno 2007




i precari sono ubiqui, questo si sa.  io oggi, in quanto precaria, sono ospite di bloglavoro  dove mi hanno dedicato un post bellissimo, e molto divertente. divertente in modo naturale, che capita sempre di meno. prima di più. ora capita meno.
anche se mi ospita, 
bloglavoro è un posto serio dove cercare lavoro o, troppo spesso, capire dove non cercarlo.

ringrazio la coraggiosa redazione e invito tutti a leggere, soprattutto, i vecchi post di questo blog.














cp




postato da: casalinprecaria alle ore giugno 21, 2007 10:18 | link | commenti (33)
categorie: quote rosa
sabato, 16 giugno 2007

nerd n. 26 il raffinato umanista

lo adotto in gita, al mare, in montagna . lo adotto nei musei, al cinema, alle mostre. lo adotto in tv e in classe. l’ultima volta che l’ho adottato è stato in una galleria di arte contemporanea, dove lui è rimasto impalato davanti a una video performance per dodici ore, tanto che la gente ha iniziato a fotografarlo pensando che fosse l’ultima trovata di un artista egotico che non sapendo cosa mostrare ha mostrato se stesso.

il karma del raffinato umanista è il pago uno e prendo due. oppure il pago 15 euro e mangio tutto quello che riesco a inghiottire. che tradotto significa: una cosa so e te la ripeto a macchinetta fino allo sfinimento, il tuo.

il nerd n. 26 è generoso. estremamente. non perde occasione per regalarti perle della sua saggezza macroscopica. per lui il detto impara l’arte e mettila da parte è antitautologico. è come dire: parlo di ciò che non penso. una cosa lontana mille maree. se il raffinato umanista qualcosa sa, te la sviolina senza senso della misura.

questo perché,prima di andare in vacanza, lui studia. la stessa cosa che fa prima di visitare un museo, prima di andare al cinema, prima di andare a un concerto, prima di andare al mare, prima di andare a quel paese. anche prima di fare sesso, sì. lui studia. tipo le stelle che te le descrive e le chiama come fossero bambini indisciplinati che non vogliono scendere da lassù, birichine le stelle che ignorano il loro stesso nome.

il nerd n. 26 soffre della sindrome del professorino condensata in una sorta di coazione pavloviana. quando gli parli, pensi di stare davanti alla cattedra del prof. laureato in morfologia del quiz televisivo. una sorta di ibrido tra mike bongiorno, gerry scotti e gianni vattimo.

ma, nonostante i pregi sopraelencati il nerd n. 26 ha pure  i suoi difetti.

uno.
il nerd n. 26 gira spesso in coppia con il nerd n. 12. perchè anche lui appartiene alla scuola di pensiero vegetariano-salutista e a casa sua si cena a base di verdura rigorosamente cruda: non vorrai perdere un millilitro di sali minerali gettando nell’acqua bollente le verdurine dell'orto? poi viene a cena da te, e chissà come mai, cambia scuola, e si rimpinza di carne.

due.

il raffinato umanista è un ingombrante passepartout. ti risparmia l’onere di aggiornarti sui cinema e relativi film: lui sa tutto.
per andare a vedere uno di quei film seriali, poi, lui è il compagno ideale. inizia dal pomeriggio a mandarti considerazioni, chicche e passaggi narrativi di tutti i film precedenti quello che andrete a vedere. senza sapere che a volte, nella sua generosa confusione, gli scapperà il finale anche del film che dovete vedere e che lui ha già visto prima per poter partecipare con maggiori argomenti al dibattito postfilm a cui è impossibile sottrarsi. non funziona neanche la scusa del sonno, lui il dibattito lo fa anche mentre dormite.

siate umani: adottate il raffinato umanista.

il nerd n. 26 è la vostra guida umana, e umanista, in quelle strettoie esistenziali che si chiamano scelte. anche se lui le chiama “doverose accettazioni del sé nei meandri delle sovrastrutture trascendenti dal ciclo culturale dell’esperienza”.

(a proposito, quando lo adottate, chiedetegli anche cosa significa)

adottate il nerd n. 26. non abbandonatelo davanti a una chiesa, rischia l’arresto per accademismo molesto contro i visitatori.

(il nerd n. 26 può essere adottato sia nella versione letterale che in quella figurata. la prima, l’avete appena letta. la seconda, figuratevela un po’ voi.  tipo che il nerd n. 26  è come un sigaro che non si spegne mai, un rubinetto che non smette di gocciolare, un trapano che si è incantato, un pollice verso che non smette di picchettare sulla tavola.)

cp


(ringrazio

Blogger: La mia homepage: http://tantosicambia.splinder.com Contattami Guarda il medialog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente iosempreio
 per avermi segnalato il raffinato umanista)


postato da: casalinprecaria alle ore giugno 16, 2007 00:40 | link | commenti (43)
categorie: adotta un nerd
martedì, 12 giugno 2007

l’arte non può essere giudicata secondo l’idea del progresso. invece la vita.


il tempo passa e lo spazio si restringe.

se sei mesi fa, fresca di rimpatrio in famiglia, avevo a disposizione circa cinquanta metri quadri che anni prima avevo eletto spazio cipposo: pericolo di contagio nerdico, oggi a stento ne possiedo un terzo di quei metri quadrati. e se fossi stata brava in matematica, avrei stupito me stessa con il calcolo preciso del depennamento abitativo che ho subito.

concausa di questo restringimento che mi assottiglia il pensiero, tipo lava inorridita per quello che vede intorno a sé quando viene fuori, è l’allargamento dei miei bisogni auto ed etero indotti.

non posso continuare a tenere i vestiti in valigia, soprattutto perché a vederli così mi fa senso. sembra che anche loro se ne vogliono andare via.

non posso prendere una scala di un metro e ottanta ogni volta che voglio leggere o rileggere un libro, che nei ripiani bassi abbiamo messo i libri nuovi e quindi ogni giorno quelli vecchi traslocano sempre più in alto insieme ai dvd e alle foto analogiche. tanto che un giorno, lo so,  porto tutto direttamente al buon uomo che vive sopra di noi che tanto è solo e chissà che non gli avanzano pure due cassetti per mettere i miei maglioni, magliette e un gruzzolo di scarpe.

e poi.
in questi giorni ho trasportato tutte le barbie e peluche e bambinerie tipo diario segreto con la foto di cantanti di cui non ricordo nemmeno il nome e la collezione segreta dei vari corriere dei piccoli  fino alla fase cioè, a casa della nonna. quando si entra in camera sua sembra che da un momento all’altro le debba nascere una bambina. anzi due, non nego di averne avuti un bel po’ di giochi. specie perché avevo quel trucco fantastico che puntavo l’oggetto del desiderio, facevo la gnorri per un po’, tipo che sorridevo a destra e a manca stando bene attenta a non puntare mai il mio sorriso verso la agognata meta.  poi d’improvviso: sipario. accorciavo la distanza tra i denti, labbra incrociate e occhi a cavalcioni sull’oggetto in questione. fino a quando, il parente di turno non cedeva. ottenuto l’oggetto, non ero il tipo che lo scaricavo subito. mi ci sono affezionata a tutti i regali estorti, per questo mi scoccia gettarli via.

e oggi pure, mica lo dico quello che mi piace  e mi farebbe contenta e non lo butto via quando lo possiedo, cosa molto meno automatica dei tempi in cui bastava smettere di sorridere per un paio d'ore.

mi devo arrendere all’idea che il progresso della vita umana rispecchia quello degli invertebrati.

ad esempio, la mia vita è ametabola. come quella di un gamberetto. io sono come i crostacei che da piccoli hanno lo stesso aspetto che assumono da grandi e anche la loro vita risente della mancanza di novità.

talmente sono ametabola che l’altro giorno mi ha fermato un tipo, mi ha preso per il braccio.  ero già partita con la mia mossa strategica contro il rapinatore di turno e cioè gli mostravo l’anticaglia che mi funge da cellulare (poco più giovane di uno startac). mossa che di solito convince il rapinatore a mollare la vittima e a deriderla pubblicamente per la mancanza di aggiornamento tecnologico. ma il tipo non era un rapinatore, ma un mio ex compagno di scuola materna (che ho conosciuto a tre anni) che mi ha riconosciuta dicendo, non sei cambiata affatto.

non pensate. non era il modello numero due delle persone che si interessano a me e cioè  il solito maniaco rattuso, secondo solo al rapinatore d'ordinanza. no,il tipo  ha realmente fatto la scuola materna con me e non mi vede esattamente da meglio non specificare quanto tempo ma più di venti anni di sicuro.

fossi stata una farfalla, non mi sarebbe mai accaduto.
beate loro che sono insetti olometaboli perché da piccole strisciano per terra e da grandi svolazzano di qua e di là.  nascono bruco e diventano così belle che gli uomini le acchiappano per ammirarle per sempre.

avete mai visto un gamberetto imbalsamato e sfoggiato nel proprio studio?

i crostacei il massimo che gli può capitare è essere fritti e sgranocchiati con stizza, perchè in più costano e non saziano. oltre che sono tutti uguali, tanto che nemmeno ci si sofferma a vederli prima di ingollarli.

cp


 


postato da: casalinprecaria alle ore giugno 12, 2007 19:52 | link | commenti (58)
categorie: horror vacui, maldicenze
martedì, 05 giugno 2007

nerd n. 25 capagrezza




alcuni rubano i libri perché non hanno abbastanza soldi per leggere tutti quelli che vorrebbero. altri li rubano, li leggono e li restituiscono. capagrezza i libri li ruba e basta. vuole eliminarli dal mercato. vuole evitare che qualcuno legga più di lui. che, in certi casi, equivale ad aver letto un libro e mezzo all’anno.

quella di capagrezza è una sorta di guerrilla anti litteram. il nerd n. 25 è un sovversivo letterario.

se leggi un libro, ti chiede: perché? e lo fa con ingenuità parossistica. consapevole di quello che dice e anche fiero, sicuro e un po’ annoiato dal fatto che tu lo stia guardando immobilizzata come davanti a un pendolo.

il nerd n. 25 nasce dappertutto e peggiora ovunque vada.

non c’è verso di prevedere dove adottarlo. capita che sia l’amico di una tua amica, il fidanzato di un tuo ex fidanzato (succede!), un tuo parente o un conoscente.

a volte, sempre più spesso, è il tuo capo. e qui non c’è scelta. lo adotti e stringi i denti. rivoluzioni i tuoi gusti, al posto di un libro nella pausa pranzo fai finta di avere qualcuno da chiamare e ti attacchi al telefono. rubi il cellulare multitasking da chi è più fortunato di te, di solito un fratello o una sorella minore, e smanetti lettore mp3 e videomessaggi ad occhi chiusi .

(questo perché, quando mi è capitato di adottare capagrezza nella versione boss, ho rischiato il linciaggio per aver dichiarato le mie letture preferite. alcuni reduci lombrosiani, hanno identificato nelle mie scelte un istinto assassino. eppure, io mi sento così tollerante. sarà.)

un altro esemplare di capagrezza è quello eclissato. il tipo che appartiene alla casta dei nerd cosiddetti insospettabili. anzi apparteneva. perché tra due righe vi spiego come smascherarlo.

ecco a voi il vostro capagrezza.

commentate, con enfasi streleheriana, una notizia inventata. oppure chiedetegli se ha visto l’ultimo impedibile film del mitico fiocco di neve o se ha letto l’ultimo libro di capro espiatorio. capagrezza, nella versione eclissata, risponderà sì e il più delle volte stroncherà le vostre scelte in modo definitivo: una schifezza.

adottate il  nerd n. 25. è letteralmente un caso clinico. mettetelo davanti a una pagina scritta, non importa cosa, e lui farà finta di nulla. lo osserverà imperturbabile, più del foglio stesso.

l’impressione è che capagrezza abbia pure ragione. che in fondo leggere, senza interesse, non è attività interessante. certo è raro, ma capita, che di tutte le cose che siano state scritte, il nerd n. 25 non apprezzi nulla. e non, attenzione, perché rimescola le carte e si atrofizza davanti alla tv. piuttosto esce. piuttosto va in palestra. piuttosto dorme. la sua vita non si fonda su delle scelte, ma sui rifiuti delle stesse. non a caso, quando sceglie, lo fa all’unanimità. le solite compagnie, i soliti posti, o le solite letture che gli imbocca il libraio pur di levarsi il capagrezza di torno (e di turno).

a me il nerd n. 25 mi sta simpatico. ho imparato a (ri)conoscerlo da poco e ora so come e quando adottarlo. e cioè, quando non c’ho voglia di niente. perché lui me la fa tornare, per il mio autodistruttivo spirito di contraddizione. è una sorta di motivatore culturale nei momenti di svacco mentale. (che ultimamente si sono prolungati a dismisura.)

se vi sentite soli, adottate capagrezza. è come chiedere al bar: il solito. solo che in questo caso lo chiedete alla vita.

adottate il nerd n. 25!

come dice capagrezza, e pare non sia l’unico a pensarla così, la beata ignoranza è come un diamante. dura per sempre.

 

cp


postato da: casalinprecaria alle ore giugno 05, 2007 20:43 | link | commenti (57)
categorie: adotta un nerd
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