preppy non vive, fa carriera.
è il cugino di terzo millennio del paninaro aitante anni 80 (quello che indossava bomber e scarponcini scamosciati anche al mare e mangiava hamburger a colazione e ascoltava george michael e prima di firmare il diploma di laurea firmava il contratto di lavoro a tempo indeterminato).
preppy condivide con i suoi antenati il look prefabbricato, schiavo delle mode solubili. indossa abiti da copertina e scarpe di dominio pubblico, guai a mettere ai piedi qualcosa che non possa essere immediatamente riconoscibile, qualcosa che, almeno una volta, non sia stato indossato dai suoi miti: lapo(per il preppy-boy) e la signora brambilla (per la preppy girl).
preppy lo adotti ovunque. (anche se lui nega. tipo quando lo incontri sul pendolino in seconda classe, in metro o al multidiscount.) ovunque sia, il consiglio è: fai finta di non vederlo. (ammetto la difficoltà. è talmente tappezzato di loghi e sponsor ufficiali che lo scambi per un totem cartonato e ti avvicini per vedere se reclamizza cose in offerta.)
se lo ignori o ti compiaci per quello che fa, preppy va in bestia, e diventa rosso e gli spuntano delle eruzioni cutanee liceali e sfiata, preppy quando è arrabbiato sfiata che neanche l’etna. tu però non ti arrendere. ignoralo e preppy si avvicina. scosta gli ombrelloni da sole dietro i quali nasconde il suo orgoglio, lancia occhiate biforcute, i piedi diventano carrarmati mentre si sforza a più non posso per ridurre la sua ansia a una smorfia sorridente.
prima ti chiede cose generiche: a che fermata scendi, che ore sono, che giorno è, cosa sono i cibi biologici. poi passa al sodo e ti chiede: “di cosa ti occupi? ti ho visto mica in tv, l’altra sera? ma sì, dai. non eri dalla clerici a fare il ragù?”
non cascarci.
sono tutte scuse per arrivare al dunque e il dunque è: il suo curriculum. lui ama parlare del suo lavoro almeno quanto chi scrive ama ascoltarlo per nerdarlo. (l’autocompiacimento è una pericolosa forma di schizofrenia)
il suo curriculum è dotato di tutti i confort. qualsiasi mestiere preppy faccia, insieme al cv allega: un manoscritto inedito, il giornalino del liceo di quando ha fatto il giornalista, un book fotografico di quando ha fatto l’attore (ora. una volta, a parte gli scherzi, ho adottato un preppy che mi ha costretta a vedere un film peraltro noiosissimo dove lui faceva la comparsa e ve lo giuro nella scena c’erano solo cavalli. e quando gli ho chiesto dove sei? mi ha detto, mi hanno tagliato. il regista era un cane), un link web con le fotine di quando ha fatto il fotografo (le chiama così, perché pare che quando le foto sono carine si chiamano “fotine), una collezione di dipinti di quando ha fatto l’artista, un ricettario di quando ha fatto il cuoco, un minidisc di quando ha fatto il regista al battesimo del nipote, un blog di quando non sa che cazzo fare.
medico, giudice, abile manager di se stesso (e avvocato del diavolo) preppy alla fine dei suoi assolo autocelebrativi è sempre il migliore sulla piazza. di qualunque piazza si tratti. anche se la suddetta è completamente vuota. (una volta ho adottato un preppy dal salumiere e giuro che si è messo a squarciare culi di maiale per dimostrare di saperlo fare meglio del salumiere).
indefesso lavoratore, nei momenti di magra professionale stringe i denti (intorno al collo del collega) e va avanti. l’ossessione pantagruelica per la meta, per la carriera, per dimostrare a tutti i costi: io sono arrivato (anche se sono più scemo di te), lo incorona prezioso vessillo nazionale.
adottate il nerd n. 34: il ghiaccio bollente, l’onesto paraculo, il viveur solitario, l’intellettuale catodico, il giovane precario rampante.
adottate preppy, il coerente ossimoro dei nostri tempi.
cp
