se l’asteroide che stanotte tutto il mondo aspetta dovesse abbattersi sull’italia è probabile che, scoraggiato da un paese disgregato dalla giustizia e unito dai mangiacannoli a tradimento, faccia marcia indietro e decida, faccio per dire, di andare in america anche se potrebbe restare intorpidito da un paese che si proclama antirazzista perché c’è un afroamericano candidato alla presidenza e femminista perché c’è una donna che gli fa il testa a testa senza pensare, nemmeno per un secondo, che porre troppo l’accento sull’etnia o sul genere sessuale di un futuro presidente del futuro ex paese più potente del mondo può indirettamente essere una forma di razzismo e maschilismo o comunque un modo un po’ ruffiano di atteggiarsi a democratico; per questo, con tutta probabilità, l’asteroide potrebbe snobbare l’america e rifugiarsi direttamente in cina per bloccare, con la forza che forse è l’unico modo buono, l’ascesa occidentale del paese più orientale del mondo che si ostina a bere vino, pur avendo una specie di allergia genetica al tannino che li fa diventare rossi anzi viola, e a ballare rock con gli occhiali scuri agli occhi e i capelli verdi e a fare sesso a progetto per sentirsi più indie alias meno cinesi e quindi l’asteroide, spaventato da tale cogente transizione monoculturale, deciderà, con buona pace dei suoi colleghi asteroidi e non volendo disturbare l’africa che resta la più coerente del mondo che povera era e povera resta anche perché altrimenti diventa difficile per gli altri essere ricchi, di cadere nel mare, contribuendo al buco nell’acqua in cui quotidianamente ci azzuffiamo.
cp


io invidio poche persone. (e per questo, a volte, divento a mia volta calamita di inspiegabili invidie da parte di tizi che stanno molto meglio di me, compreso il fatto che io non invidio loro)
una persona che ho sempre invidiato molto moltissimo è il signor fabio volo. lo invidio perchè col niente ha costruito tutto. e non “dal niente” come dice lui.
lo invidio perchè lui vive di rendita. e non nel senso che per quanto guadagna potrebbe restare a casa per il resto dei suoi giorni, anche se lui fa quello che ai soldi non ci pensa basta che si chiava. lui vive di rendita perchè ha avuto un'idea una, rendere il cazzeggio privato un fatto pubblico, si è reso il paladino del non so fare un cazzo eppure ha un successo (del cazzo). lo invidio perchè la sua unica idea salta in padella in tutte le salse(tv, radio, film, libri) senza mai cadere nella brace.
(io le persone così, le invidio molto. le invidio di cuore. perchè io non sono capace.)
e siccome ho promesso che il 2008 sarà l'anno della tolleranza umana, per quanto mi sarà possibile, ho deciso di dare una pubblica dimostrazione di affetto e ho accompagnato una mia nuova amichetta a conoscere il signor volo che oggi pomeriggio presentava il suo ultimo film.
all'ingresso del megastore sono schierate 5 guardie giurate, 8 buttafuori e 2 carabinieri che alla fine si scopriranno fan sfegatati del signor volo.
stupefatte da cotanto clamore e attenzione della nostra città per il cinema italiano, scivoliamo tra la folla, ci saranno circa 500, dico 500, persone in piedi e che impugnano in alto i telefonini, in modalità fotocamera, come accendini.
mentre aspettiamo l'arrivo della star succedono due cose:
1. un gruzzoletto di minorenni mi chiede un autografo scambiandomi per ambra e sottolineando lo svarione con la seguente perifrasi: mo' acchiamind a ked: è iambr! (deve essere per il mio look eccessivamente smunto in questo periodo o per gli auricolari del lettore mp3 che mi pendevano sul collo, non si spiega altrimenti questo lapsus dal momento che non avevo ancora fiatato e quindi il gruzzoletto di minorennni non poteva sapere che sono, al massimo, antipatica come ambra. forse pure di più, ma in maniera genuina);
2. io mi accorgo che le classifiche letterarie non sono un'opinione. perchè, lo ammetto, appartengo a quella categoria di persone talmente scaramantiche che rifiuta la realtà e quindi crede, ma da oggi posso dire “credevo”, che le classifiche dei libri più venduti siano gonfiate perchè ritiene impensabile che i libri di fabio volo(per dire l'ultimo) siano best seller. non che essere best seller equivalga a best thinker,piuttosto per decoroso rispetto verso gli abitanti del proprio paese d'origine con cui ella ha da confrontarsi.
recuperiamo una dose di sangue freddo e ci addentriamo nella fauna di gente composta da ragazzine che sventolano lacrime perenni, ragazzini spavaldi che citano alle ragazzine in lacrime perenni le prodezze letterarie del signor volo e quelle piangano più forte dicendo: quanto è bono!, signore che si prendono a stole di pellicce in faccia per recuperare mm di spazio verso la conchetta di pavimento con 4 sedie vuote dove si accomoderà il signor volo, la signora ambra, la signora comencini e la moderatrice.
un gruppo di pseudo-intellettuali fa la spola tra il settore “i grandi classici” e lo spazio eventi e fingendo di non capire la situazione chiede: ma cosa c'è? ma chi è? mentre nasconde la penna e una copia del libro del signor volo sotto la sciarpa rossa intellettuale.
alle 18.15 una voce microfonata chiede se c'è un medico in sala perchè una signora sta male, coincidenza luciferina il medico e il signor volo arrivano nello stesso istante e non ce la faccio a scrivere che la gente con una mano aiutava la signora mezza svenuta a raggiungere il medico bloccato dalla ressa minorenne e con l'altra mano scattava foto a raffica al signor volo che invidio molto ma bello proprio non è.
si parte con l'exploit della signora ambra che dichiara, smunta: ma chi me lo fa fare a recitare, io dovrei stare a casa a fare marmellate e a ripassare le canzoni (dove le ripassa, nel ragù?, mi chiedo) di mio marito e invece scatta la gestalt dell'attrice che è più forte di me e, mio malgrado mi metto in gioco, quando dovrei stare a casa (e di nuovo si mette a elencare una serie di attività di economia domestica del diciottesimo secolo).
mentre la signora ambra parla, un gruppo di aficionados urla: bravo fabio! andrà avanti così fino a quando la moderatrice non lo scioglie e il signor volo parla, con quell'espressione da puntini di sospensione che fanno credere: chissà cosa dirò adesso o chissà cosa vuole dire con quello che ha detto....
discorso del signor volo: io sono un cazzone di provincia, io tutto questo lo faccio per la figa e non ne ho nemmeno tanta perchè io sono un cazzone di provincia e scrivo per i cazzoni come me (e parte l'applauso generale) che non leggono 'ste robe difficili, intellettuali ma chi sono poi gli intellettuali? (tutti gli altri libri a parte i suoi, signor volo) perchè io non ho nemmeno il diploma superiore e figuriamoci se facevo la scuola di drammaturgia, mio padre sai dove mi mandava perchè io sono un cazzone di provincia e non mi va di studiare (applausi scroscianti) perchè tanto chi nasce cazzone di provincia muore cazzone di provincia (standing ovation).
e qui casca l'asino.
non posso invidiare un cazzone di provincia che dichiara pubblicamente di restare per sempre un cazzone di provincia. il signor volo non ha più la mia invidia, ma si merita la mia stima. lui nasce cazzone di provincia ma morirà cazzone nazionale. solo che è umile, il signor volo, e non lo ammette.
cp
per sentirsi felice c’è chi aspetta il natale, chi l’ultimo dell’anno, chi di leggere un libro, c’è chi aspetta il lavoro, chi la pensione, c’è chi aspetta di andare al mare e chi di restare a guardare.
il consumomane aspetta i saldi. perchè il male è gratis e il bene, ogni bene, è in vendita. e qualsiasi guerra sia in corso, qualsiasi governo stia al potere, qualsiasi religione si professi i saldi arrivano. basta avere pazienza. e il consumomane di pazienza ne possiede a sufficienza per inventariare, nel periodo di garanzia e cioè i mesi che precedono i saldi, negozi, prezzi,modelli, taglie, colori, e posizionamento sullo scaffale di tutta la merce vendibile in città. perfino i commessi.
in un trionfo di ascisse e coordinate, grafici e modelli excel, consulta il catalogo che aggiorna puntualmente con un nuovo avvistamento o, con le lacrime agli occhi, decurta di un capo nel caso si sia esaurito prima del 7 gennaio, il suo capodanno, la sua rivincita personale contro tutti, primo se stesso.
la notte prima dei saldi il consumomane predispone la battaglia consumistica che il giorno dopo combatterà senza lasciare tregua a nessuno, compreso chi si offre di accompagnarlo, o di adottarlo. all’alba ha orchestrato una mappa bellica in cui sono evidenziati in rosa, anzi fucsia, gli hot shop: i primi negozi che assedierà: le firme, volgarmente dette.
uscito di casa di buonora, il consumomane durante i saldi è in ferie o in malattia (nel raro caso in cui appartenga a quella specie umana in via di estinzione che si chiama lavoratore con contratto a tempo indeterminato), riempie di giornali vecchi le buste griffate dell’anno scorso e marcia alla volta del centro cittadino.
quando assedia il primo showroom, l’assistente alla vendita resta piacevolmente abbagliata dai bustoni pesantissimi che il nerd n.36 ha sui polsi, confusi con i tennis di diamanti e i cinturini di tiffany. con tanta cortesia da sprigionare nebulose di borotalco dalla bocca, l’assistente si rivolge al consumomane mostrandogli i pezzi più cari del negozio. il nerd n. 36, senza mai abbandonare le buste, prova tutto: non importa la taglia, il colore, il genere sessuale degli abiti.
vabene tutto. purchè sia scontato.
il nerd n. 36, sempre con le buste incollate ai polsi, si dirige alla cassa per concretizzare l’affare dell’anno, gli occhi a cuoricino e il naso che secerne mucose. il coito si interrompe bruscamente quando alla cassa gli dicono che tutto quello che ha scelto è merce non in saldo, il classico pelo nell’uovo che beccano sempre le stesse persone che per giunta hanno una memoria a breve termine sclerotica. il consumomane blatera, sbandierando le bustone ormai incorporate nelle venature dei polsi, che nei negozi dove è andato in precedenza le stesse cose di prima scelta le hanno “saldate al 50”.
non valgono le minacce di denunce al codacons, non vale nemmeno affidarsi a santa milenagabanelli.
afflitto, ma non arreso, il nerd n. 36 prosegue quella che lui chiama “l’asta decrescente” e si incammina verso i negozi di taglia media dove finalmente sperpera tutti i contanti accartocciati nei bigliettini di natale.
con il portafoglio completamente vuoto, il consumomane si sente finalmente ricco.
anacoreta del consumismo spicciolo, getta nel cassonetto le buste con i giornali vecchi e si dirige nel pantheon del low cost (accaeemme) dove, con gli ultimi cento euro che ha prelevato strada facendo, medita, prega, si inginocchia davanti agli sconti dell’80 per cento e si sacrifica comprando tutto il reparto. a chi gli chiede: ma come fai a essere così veloce e deciso? il consumomane sorride loffo e mostra il suo convertitore di taglie internazionali fatto da lui, alias made in nerd.
terminata la ronda cittadina, il consumomane vola alla volta dei luoghi sacri: roma, milano, .londra, new york per proseguire l'omaggio alla sua personale, e diffusissima, fede.
adottate il consumomane, il profeta dell’unica religione che possiede più adepti che soldi.
cp