occhialoni scuri fino al tramonto, tutta in tiro con la gonna gonfia sui fianchi ad ansa, a parte la borsa che fa chic portarla a la page, con i tacchetti fini fini che strimpellano sui marciapiedi levigati del centro cittadino, la sudicia ondeggia per le vie con quell’aria casualmente surreale di una medusa su una pista da sci.
la sudicia ha dai 30 ai 45 anni, è bassa, c’è poco da dire, scura di carnagione (quando si leva la cipria la sera e si specchia prova grossomodo quello che deve provare michael jackson di fronte alle foto dei suoi esordi: una sincope.)
la sudicia è nata in posti esotici come santa maria capo a vetere, torella del sannio, santeramo in colle, sannicandro garganico,roseto capo spulico, san vito lo capo, ma se qualcuno le chiede di dove sei: lei risponde senza altre precisazioni e cinguettando con le ciglia laminate: io sono di qui, del nord. ma la mia famiglia vive al sud. io adoooro il sud. lo amo, sai. lo amo tantissimo. quanto mi manca il meridione, da quando vivo su.
(la distanza fortifica i legami e l’assenza li giustifica. non c'è molto altro da dire.)
la sua nerdizzazione prende avvio dopo la laurea, alla festa di laurea. quando c’è sempre un figlio di un fratello di una zia di una nonna di una moglie di un cugino di terzo grado con il cugino di primo grado del fratello del padre del nonno dello zio del compagno di scuola della sorella del padre che le apre la strada e la mente e le dice: ma che ci resti qui? vieni su, no. c’è tanto lavoro e un sacco di soldi, c’è anche più freddo ma non ci sono le zanzare.
allora la sudicia si illumina e tempo un mese si trasferisce al nord dal suddetto parente, per un po’. di solito, il lavoro ce l'ha già a nord. qualunque cosa desideri fare, lei ha già un lavoro che l'aspetta. non so come faccia ma lei il lavoro se lo porta dal sud al nord, lo infila nel bagaglio a mano come fosse una scatola di salviette umidificanti per l'igiene intima, sempre a portata di mano quando serve.
la sua vera angoscia, all'inizio, è la casa. la nerd n. 40 cerca casa, anzi “la casa” che mica la sudicia si mette in una casa qualunque: ci vogliono le finestre grandi, la terrazza, l’ascensore, il portiere (altrimenti non sembra che stai a nord), il vicino di casa aitante, qualche artista in mansarda che fa sempre ciccia da raccontare a natale, il punto luce giusto, meridiano, a direzione del bidè, che mai sia non c’è la sudicia è capace di chiedere al vicino se può usufruire del suo, e poi ci vuole un pezzo di modernariato all’ingresso che fa casa vissuta, sennò che tristezza e tutto questo che sia in un palazzo storico dotato perlomeno di una epigrafe che testimonia che tizio o caio nel 1600 pisciarono lì sotto.
trovata la casa, la sudicia va dal parrucchiere. si tinge e si taglia la chioma, che fa tanto donnamoderna. nel giro di pochi mesi la sudicia, diventata ancora più alta, anche in casa indossa pantofole solo con le zeppe, si sente più sicura e nordica. e socializza a tutto spiano.
inizia a organizzare aperitivi e party con i suoi amici nordici di santa maria capo a vetere,torella del sannio, santeramo in colle, sannicandro garganico, roseto capo spulico, san vito lo capo etc etc…
nei discorsi, la sudicia, tra tutti, è quella che stringe di più le o, come se avesse un limone nello sfintere, ed è quella che espelle le e come sfogliatelle fresche impastate di bolo sudicio e stuzzichini da cocktail.
mentre a cena spilucca qua e là, che nessuno pensi che a sud mangiamo e basta!, nooooo.
è sempre così minimalista nei gesti, che alcuni la scambiano per un manichino. e poi parla tanto sottovoce, sembra che non dica nulla.
(avvertenza: se la portate a cena e nel bel mezzo della cena i camerieri si mettono in allerta per l’allarme antincendi, state tranquilli al vostro posto. è solo il cellulare della sudicia che squilla e ricongiunge la nerd n. 40 con il suo amato sud. a quel punto la sudicia andrà fuori a fumarsi una sigaretta dove potrà rendicontare la sua giornata al telefono con la mamma-la nonna-la zia-la commara- la cugina. e voi, in qualunque punto all’interno del ristorante sarete, riuscirete a sentire non solo la sudicia ma anche tutta la sua famiglia blaterare in un ibrido dialettale da far venire il singhiozzo, dalle lacrime per le risate.)
l’ultima nerd n. 40 che ho adottato, parla tanto bene. tantissimo. peccato che la mia testa insolente traduceva simultaneamente ogni frase che la sudicia riverniciava di intonazione nordica con l’accento tipico del suo paesello di provincia. mi sono talmente sentita in colpa che l’ho adottata subito, lei e i lucciconi agli occhi che le vengono quando mi vede. si commuove quando mi parla,le viene in mente il suo sud che adooora (deve essere per questo che ogni tanto si mette le mani nel naso, la faccio sentire a casa evidentemente).
adottate la sudicia, non sporca. al contrario, va differenziata.
cp
la settimana santa l’ho passata a lavorare. diversamente non si sarebbe chiamata settimana santa.
in 7 giorni ho sostituito un paio di gente in circa tre diverse sedi di lavoro ad una piacevole distanza di 1200 km l’una dall’altra.
è stata la solita esperienza border line che non sto qui a raccontare, è sufficiente dare una sbirciatina a un post qualsiasi di questa categoria per rendersene conto.
(la precarietà si è talmente fossilizzata nel tessuto sociale che è diventata noiosa.)
da parte mia posso dire di essermi rilassata lavorando perché ho finalmente usufruito di un sacrosanto diritto che rincorro da una decina d’anni: la laica pasqua. o meglio la scelta di non aderire a nessun tipo di augurio/festeggiamento/processione/abbuffata e/o spaccamento di uova che, religiosamente, si tengono in questo periodo.
altre cose che mi sono successe in settimana. ah. la stessa persona, di genere maschio, mi ha dato un giorno del tu e un giorno del lei a seconda delle scarpe che indossavo. con le scarpe da ginnastica: del tu; con le scarpe alte: del lei. mi sono sentita presa contropiede.
poi. ho scoperto che se leggo un romanzo in un posto all’aperto, lo ricordo meglio e lo apprezzo di più (vai a capire i miei neuroni) e ho anche scoperto che presto nerderò la sudicia, o meglio i sudici, alias coloro che sono nati al sud ma vivono al nord e credono che questo basti per cancellare le proprie origini.
(anche se queste due scoperte, libri letti meglio all'aperto e sudici da nerdare, non hanno nessun nesso)
e infine, la novità. quasi sicuramente, mi innamorerò presto (spero) e sarà del primo che, invece di star lì a dire/fare/lettera/testamento perchè adesso non siamo più ventenni e bisogna prendere tempo e affilare le armi, mi darà un bel bacio semplice semplice.
cp
ieri mattina io e una mia cara amica ci siamo messe a fare un giochino via chat. il gioco consisteva nell’inventarsi la proprio biografia (in gergo la chiamano: la bio. “me mandi pure ‘na bio!". ti chiedono, spesso, insieme al cv per fare le simpatiche).
nel gioco, sono nate le seguenti mie finte (bio)vite:
1. mi chiamo cp, faccio la casalinga precaria. da piccola credevo in dio ma ho smesso quando ho notato che la cosa non era ricambiata. devo tutto alle persone come lui che non credendo in me, mi hanno permesso di crederci da sola;
2. mi chiamo cp, faccio l’idealista cocopro, non sarei qui senza l’aiuto che i miei capi hanno preferito concedere ad altre persone;
3. mi chiamo cp, ho una testa freelance e devo tutto ai miei insegnanti che non avendomi insegnato un granchè, a scuola, mi hanno lasciata libera di imparare quello che volevo;
4. mi chiamo sempre cp, sono una fondamentalista precaria, da piccola avevo un sogno che da grande ho dimenticato. non ho mai telefonato a un telequiz per vincere dei soldi. e a volte, di notte, quando mi sveglio che ho avuto il terzo incubo, me ne pento;
5. sono sempre cp, sono un’asociale a tempo indeterminato, devo tutto ai miei compagni del liceo che mi stavano talmente antipatici che preferivo guardare film e leggere libri piuttosto che stare con loro.
cp

faustina non la vedevo da un paio di anni. dalla primavera del 2006, quando è scappata in india a rifondare rifondazione che per lei era stata sfondata con l’unione dei fatti e robedelgenere.
faustina è tornata in città per scalare la montagna elettorale. lo fa ogni anno, lo farà sempre. prima vota, poi scappa in india che dice che è importante votare, che ci tiene all’italia, ma in mezzo alle palme e coccolata dalle onde cristalline del mare di goa lei sta decisamente meglio.
faustina non ha perso tempo e da un paio di giorni fa entourage nei caffè scuri dei quartieri chic della città. avvolta nella pashimina rossa di sempre, gli occhiali tondi e un neo in più sulla fronte, fa comunella con un gruzzolo di faustine gemelle che indossano tutte una felpa rossa e blu con una effe gialla e gigante in mezzo ai seni. io le sento parlare e mi chiedo se il sindaco non ha deciso di mandare in stereofonia nella città un audiolibro di doris lessing.
rispetto a due anni fa, faustina l’ho trovata in forma: occhi luminosi e labbra inumidite dalla logorrea politica che da anni la attanaglia. non è affatto brutta,forse se la smettesse di dire quanto era bella quando era giovane sarebbe ancora più bella. ma non ce la fa. d’altronde non sarebbe faustina se non avesse la testa incollata ai vecchi ideali dei giovani.
quando mi ha vista, per salutarmi, mi ha buttato una mano sulla spalla e mi ha detto: ci siamo!
io l’ho fissata per un nanosecondo con aria sbiadita, ammetto che mi era sorto il dubbio di essere di fronte a una polaroid antropomorfa o di fronte a una delle 1500 figuranti di hair che in questi giorni è in replica al teatro comunale. poi ho ripreso cognizione di causa e effetto e le ho risposto: faustina al massimo, ci risiamo!
lei non ha colto l'antifona e si è messa a dinoccolare una sequenza di slogan del 68 che hanno messo a dura prova la mia memoria storica. e poi in una folata di entusiasmo, approfittando della suoneria del cellulare di una vicina, ha improvvisato una pizzica sulle note di love is in the air.
era entusiasta, faustina. innocente come un’adolescente che ha indossato solo sari lunghi e stropicciati da quando è nata.
avevo giurato a me stessa che la prima faustina che mi fosse capitata sotto mano in questo periodo, l’avrei fatta rossa. non di schiaffi, per carità. di maleparole. mentre faustina se ne stava in india a meditare sulla cosa rossa qui la cosa diventava ogni giorno più nera. volevo dirle.
poi invece le ho offerto un altro caffè e l’ho adottata. non le ho risposto male nemmeno quando ha detto che se i precari fossero più furbi fonderebbero un partito e con tutti i precari che ci sono di sicuro il senato e il parlamento non glielo toglieva nessuno. (n.b: il partito precario, ci manca solo quello!)
adottate la nerd n. 39!
porta bene avere una cosa rossa in casa, ma anche se non l’adottate non porta male.
adottare faustina, si può fare.
cp