


se il sole tiepido che irrorerà calore sulle vostre teste questo weekend è la scusa che cercavate da un anno per fare una gita fuori porta, sperate che piova. perché dovunque andiate, barbecue in pineta, aperitivo sul mare, pane e formaggio in montagna, sfilatino con mortadella e olivette al lago, ci saranno i caciaroni.
i caciaroni sono cinque.
madre, tinta bionda seppure di origine svedese, viso varicoso a furia di cicchetti di grappa, settima misura di seno in piedi (seduta oscilla verso la nona), non basta un sorriso per mostrare i denti che sono la parte del corpo più timida che possiede, nascosti tra le gengive.
padre caravaggesco nella pettinatura, nell’instabilità ormonale e nell’outfit a petto nudo, sfoggia senza remore i suoi folti pettorali che la moglie pettina amorevolmente con 100 colpi di forchettone dopo aver fatto sesso.
i figli. cosmo 16 anni, il gigante buono, un metro e settanta per cento kg gemello di eva, ninfetta nevrotica, un metro e cinquanta per 45 kg e antimo, dieci anni, noto per aver vinto le olimpiadi di matematica in latino. i piccoli caciaroni sono davvero garbati. ginetto si accomoda in un angolo a divorare scatolette di tonno con fagioli aromatizzati di peperoncino, mentre eva si spalma l’anticellulite della mamma sul volto e antimo calcola che percentuale di grassi contiene il dodicesimo punto nero fiorito sulla fronte della sorella. i piccoli caciaroni adorano le scampagnate fuori casa, peccato che tra tutti i luoghi possibili loro prediligono “scampagnare” all’ipermercato dove è tutto più comodo, vai là e prendi dagli scaffali quello che ti piace, consumi, paghi se ti ricordi e te ne vai. senza il peso dei cestini di vimini sui fianchi. e i genitori caciaroni approvano perché negli ipermercati è tutto così sicuro, a misura di bambino, ci sono perfino le guardie giurate nel caso succeda qualcosa.
l’altro giorno li ho adottati solo per spirito di contraddizione verso me stessa che io od(i)o i caciaroni far festa ma quando li vedo, scavalcare il congelatore dei reparti surgelati e sbrodolare succhi gastrici e cioccolato addosso ai passanti, non resisto alla tentazione di adottarli. fatelo anche voi, se avete 30 anni e vi chiedono: così grande e ancora senza figli????
cp
(sono giorni che rispondo a tutte le questioni in due modi: anche no e tra 5 anni):
stavamo meglio quando stavamo peggio? anche no.
quando è il primo giorno di primavera? tra 5 anni.
ride bene chi ride ultimo? anche no.
hai fatto la spesa? tra 5 anni.
resterai in italia? anche no.
troverai lavoro? tra 5 anni.
credi nell'oroscopo? anche no.
hai una batteria di pentole? tra 5 anni.
c'è una canzone che ti rappresenta in questo momento? anche no.
mi canti una filastrocca? tra 5 anni.
l'arcobaleno ha 7 colori? anche no.
piove? tra 5 anni.
grigliata o frittura mista? anche no.
sei a dieta? tra 5 anni.
sanremo è sanremo? anche no.
quando inizia il festivalbar? tra 5 anni.
un'estate al mare? anche no.
cosa ti fa rabbia? tra 5 anni.
cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia? anche no.
il lupo perde il pelo ma non il vizio? tra 5 anni.
mi fido di te? anche no.
ricordati di me? tra 5 anni.
la dittatura è finita? anche no.
esiste la democrazia? tra 5 anni.
cp
pochi capelli tagliati a punta di coltello e tirati su da mezzo chilo di colla di pesce, occhiali tondi a incorniciare i suoi piccoli occhi che riflettono ab aeterno un arcobaleno che non si spegne mai. fisico morbido, altezza stentata, voce gommosa e un nugolo di lentiggini intorno al naso schiacciato come una lenticchia. loacker è buono. ha l’animo biscottato, l’indole friabile come un biscotto ripieno di crema al gianduia. non sa dire mai di no. loacker è un ottimista contro natura, un antistress che si lascia manipolare. perché ha fiducia nel prossimo. fidarsi è bene, affidarsi agli altri è ancora meglio. è questo il suo claim (che gli ripete il parroco da 40 anni e la madre da prima che nascesse).
cresce così, il nerd n. 41. nella bambagia più soffice, nella valle dell’ottimismo precotto e dunque friabile, ma tanto rassicurante.
il nerd n. 41 è l’ultimo esponente dell’amor cortese.
da piccolo, a scuola, era quello che studiava più di tutti per suggerire radici matematiche e declinazioni latine alle fanciulle in fiore. lui le vede così, ancora oggi, le ragazze: boccioli dischiusi, desideri inesaudibili.
da giovane adulto, loacker, riconoscibile dalla falcata zampettante, ha un sacco di amiche, parecchio sbocciate, che lo adottano ogni volta che c’è bisogno di lui e cioè quando non hanno un passaggio per andare a ballare o abbastanza euro per comprarsi un paio di sandali nuovi. loacker è sempre a disposizione, anche quando le amiche gli chiedono di guardare la macchina abbandonata in quarta fila mentre loro nell’appartamento di fronte farneticano con il tipo del mese.
i suoi idoli sono la mamma, alla quale una volta alla settimana spulcia le verruche dai piedi, i film dei vanzina, lo emozionano al punto da citarli nelle occasioni conviviali e la bellucci. loacker si commuove ogni volta che vede la bellucci al cinema o sdraiata nuda su qualche parete di una macelleria piuttosto che di un benzinaio. piange come un bambino superdotato di carie davanti al chioschetto dello zucchero filato. è vergine, loacker e come tutti quelli del suo segno zodiacale è facilmente soggetto alla sindrome di stendhal.
adottate il ned n. 41.
adottare loacker è come addormentarsi con la tele accesa: fa perdere la cognizione dello spazio e del tempo, ti catapulta in una dimensione onirica in cui sognare un mondo più cortese...si può fare. il problema è il risveglio.
fate il pieno di ottimismo: adottate loacker, un combustibile buono (che non inquina)
cp
non so fare i tuffi. da quando ero piccola. i miei coetanei passavano ore a tuffarsi nei modi più improbabili e creativi: doppio salto in alto, a bomba, a capretta, a stella cometa, a calippo fritz. io conoscevo un unico modo per arrivare in acqua: la panciata. (ci sono le scalette, in piscina, e a mare si può scendere dagli scogli strisciando, ma non lo facevo. i ragazzi deridevano quelle che prendevano strade alternative. meglio prendere male la via che prendono tutti, il tuffo, piuttosto che bene una via diversa.)
così succede che quando c’è da buttarsi reagisco in due modi, sempre gli stessi. mi tiro indietro. oppure vado di panciata. mi getto così nel mare dagli scogli o in piscina dal trampolino. la pancia ha la meglio su anni e anni di corsi di nuoto, su ore di meditazione e su attimi di concentrazione muscolare. non c’è verso. posso pure allungarmi, stirare i fianchi, il petto in fuori, le braccia tese verso l’alto, il culo in dentro e le ginocchia basse e addomesticate per lo slancio. non serve. alla fine vado di pancia. grosse panciate contro l’acqua del mare, il vuoto pneumatico della disillusione, l’incorrotto trompe d’oeil della libertà d’istinto.
non è colpa dei miei genitori. non è un trauma infantile. da brava bambina, tanto obbediente quanto affettivamente irrisolta, ero contenta di fare corsi privati di nuoto specializzati nell’insegnamento del tuffo. (perchè questo è l’assurdo: non so tuffarmi ma, una volta in acqua, nuoto alla grande. )
questo fatto, concreto e fino a oggi piuttosto segreto, credo abbia delle ripercussioni nella vita quotidiana. vado avanti a panciate. anche lì. una di qua, una di là. mi piace così. quando parlo, quando scrivo, quando penso al modo in cui, le cose che capitano a me, appaiono nella vita delle altre persone. le prendo a panciate, le persone, la vita, le circostanze che rendono le prime vitali e la seconda umana.
mi vengono naturali, le panciate. tipo ieri sera, a cena. mi sono tuffata in una discussione accesissima sulle elezioni e ho detto che mica si sta tanto male senza governo e, soprattutto, mica me ne sarei accorta di essere in un paese scoperto dal governo da mesi. non si nota la differenza. se non fosse per la tv e i giornali. ma manco tanto. che alla fine con o senza periodo elettorale le stesse persone parlano sempre delle stesse questioni. ho avuto l’impressione di essermi tuffata in modo goffo nella conversazione quando i 4 commensali mi hanno dato della anarchica.
panciativista! ho detto io. ma non mi hanno capito e hanno continuato a discutere di quanto sia rilassante poter votare ognuno la propria sinistra ad aprile. prima era di uno scomodo essere tutti nella stessa corsia ma ognuno che voleva gareggiare nel suo stile: libero, dorso, rana, delfino. ora invece ci sono tante corsie quanti stili, nella stessa piscina, e un trampolino di lancio affollatissimo.
cp