prestanza fisica da enduro, occhi che fanno le fusa, mani affusolate, unghie perfettamente limate, come le sopracciglia ad arco di trionfo e ha un gran bel culo, un piccolo sculettante copertone di prima classe come osso sacro.
nelle relazioni sociali fa agio di una intelligenza pret a porter che è sempre pronta per l’uso, ma guai a farne abuso. soprattutto negli ambienti radical cheap dove il gaio inedito spadroneggia con il suo profumo fatto di virile sandalo addolcito con femminea vaniglia.
il gaio inedito parla un idioletto graffiante ma senza spine, sa essere diretto con chi lo etichetta, soprattutto se questo è un uomo altrettanto prestante fisicamente ma dall’orientamento sessuale decisamente meno inedito, al contrario è un libro aperto, pubblicato da tempo immemore e vietato ai minori di 18 anni. professionalmente è impeccabile, qualsiasi lavoro compia lo fa con passione e lungimirante professionalità. dispensa sorrisi quando il gioco si fa cattivo e pacche di gratitudine sulle spalle quando i boss lo elogiano, sperticando panegirici svolazzanti per un lavoro che nessuno avrebbe portato così bene a termine ma il gaio inedito invece lo fa, non tanto per senso del dovere. è più vanità, la sua.
quando è depresso, cioè tre volte al giorno (la mattina quando si fa la barba, dopo pranzo quando trattiene la pupù e la domenica quando tutta l’italia gioca a calcio guai a disturbarla) si rifugia nella poliglossia. è il suo sfogo. parla inglese, francese, spagnolo, tedesco. è capace di formulare una frase di senso compiuto utilizzando insieme quattro lingue diverse, dimostrando così che non solo di conoscere il mondo ma di sapere, meglio di chiunque altro, come si utilizzano le lingue. (è fortunato, avendo avuto, sin dalla nascita, il dono della lingua prensile)
il nerd n. 44 ama le donne al punto da averne sposate tre/quattro (il gaio inedito è un retroattivo sentimentale). le ama tutte e tanto al punto da desiderare di assomigliarle, si veste con garbo, non disdegna pizzi e merletti sulle camice e fantasie fusion per i pantaloni. la sua simpatia fuori dalla righe fa da portavoce ai suoi vestiti meticciati, un po’ retrò ricercato e un po’ fashion addicted, è un grande fan degli outlet che frequenta con una assiduità bimestrale.
il carattere dominante che distingue un gaio inedito da uno edito è l’omofobia. non ha amici maschi, dice che sono troppo maschi e invece ha un sacco di amiche femmine che accorrono, come cavalette, ad ogni suo sos (di solito: si affida alle sue amiche per fare shopping, spuntarsi le sopracciglia, limarsi le unghie dei piedi e scegliere il miglior deodorante intimo: ultimamente fa incetta di acqua termale farmaceutica, un vero toccasana per i rigonfiamenti improvvisi e sospetti)
con molte amiche ci prova anche, a suo modo. le invita a cena, nel solito sushi bar, per conoscerle e in poco tempo scopre di avere un sacco di cose in comune con la nuova preda: l’odio inequivocabile per il calcio, l’amore per le scarpe di prada, il cofanetto completo dei dvd sexandcity, una passione intellettuale per l’india, una meno intellettuale per i film di bollywood, una foto di tom ford nell’armadio, una vecchia canzone della carrà nello stereo per i momenti di panico, la registrazione pirata dell’ultimo concerto di madonna in italia, una piantagione di ruchetta in giardino (perché non manchi mai sul carpaccio) e lo stesso antirughe svizzero nella borsetta.
non stupisca, dunque l’immenso successo che il gaio inedito riscuote tra le donne, tra il 90 per cento delle donne, anche se le fa soffrire, eccome, con la stronzaggine inedita di un uomo che al momento opportuno si (ri)tira indietro dicendo: sei davvero bella e simpatica. peccato che tu sia femmina.
adottate il gaio inedito. parteciperete ad un sorteggio con tanti bei premi in palio tra cui un corso per smascherare l’orgogliosa sculettata finanziato dal ministero delle pari opportunità. inoltre i primi cinque che consegneranno almeno un gaio inedito al ministro carfagna, si aggiudicheranno una cena con il padrino della suddetta, nonché noto nerd n. 44, davide mengacci.
cp
da piccola è quella bimba brutta, sì perché le bimbe brutte esistono e questa santa persona ne conosce qualcuna, e insomma la piccola nerd n. 43 è la bimba che arriva all’asilo e piange che vuole la mamma e poi arriva la mamma per portarla a casa e piange che vuole tornare all’asilo.
oppure, nella versione parenti stretti, lamentina è quella cugina che a natale riceve sempre regali preziosi ma piccoli (anelli, orecchini, collanine, ciondoli) e si lamenta che invece la cugina più grande riceve un regalo più grande del suo (un poster, un puzzle, una barbie) e invece lamentina riceve “solo” un gioiello piccolo piccolo.
lamentina è come la mosca che fa di tutto per entrare in un appartamento, solo che, appena ci entra, sbatte le antennine sul vetro, tutta la notte, perchè non sa come uscire.
lamentina, da grande, cambia poco. brutta resta brutta o piuttosto non ha nulla di seducente, forse riuscisse a stare 5 minuti senza lamentarsi qualcosa di attraente potrebbe emergere…ad esempio il suo silenzio. invece no. lamentina ha scambiato la vita degli altri per bacinelle vuote da inondare con le sue facili quanto fedifraghe lacrime.
lamentina, per dire, quando va a scuola, lamentina è quella che prende tutti dieci e si lamenta perché nessuno le mette di più e poi va all’università e prende sempre 30 e lode e si lamenta con i prof che non le mettono di più, poi va per laurearsi e si aspetta il voto massimo e la lode e il plauso e il bacio e invece il presidente di commissione, pur di non sentire lamentina, passa al prossimo candidato e lei si becca 110 e un accademico calcio nel sedere e questo la rende l’imperatrice delle lamentine e meglio di tutti lo sa quella/quel povera disgraziata/o che condivide una stanza di pochi metri quadrati, per lavoro, con lamentina che, seppiatelo, dà il meglio di sé quando lavora. e cioè si lamenta di continuo: per la storia della laurea, per i negozi che non fanno orario continuato e invece lei lavora anche alla controra, perché viene pagata bene e questo la esclude dalla generazione dei belli&precari, per la sua migliore amica che ha sposato il suo ex fidanzato (risalente alle scuole medie), per la claustrofobia che provoca a chi le sta intorno che ha bisogno di non sentirla per mesi, anche se le vuole bene, che lamentina, cara lamentina è davvero troppo pesante.
lamentina è una dirottatrice addestrata di buone intenzioni altrui.
se l’adottate, lamentina non è che si ingoia facilmente come la mentina che serve a espettorare i muchi. lamentina, piuttosto, se l’adottate, ve li fa sputare tutti, i velenosi muchi.
ma voi, non dubitate, che un giorno lamentina smetterà di dire che l’erba del vicino è sempre più verde. anche se quel giorno, vi accorgerete, che intorno a voi non ci sarà più un filo d’erba.
cp
la legge italiana sul precariato, che per coerenza dovrebbe essere a tempo determinato mentre tutto dice che resterà eterna, mi ha spedita, come una raccomandata con ricevuta di ritorno, nel paesino dei sofficini, a lavorare.
(il paesino dei sofficini si trova in uno dei 4 granducati rossi italiani, e gli abitanti hanno sorrisi facili come bolle di sapone e usano i citofoni come mezzi di comunicazione per salutare gli amici e dicono buongiorno&buonasera ogni volta che salgono e scendono dagli autobus e quindi già non li sopporto. )
il colloquio di lavoro l’ho fatto metà per telefono che sono stata chiara: se davvero cercate qualcuno, e possibilmente me, allora prendo il treno e vengo che se dobbiamo fare la finta: no,ho accumulato già 3 anni di prese per il culo.
allora dall’ufficio mi hanno detto: no,no. cerchiamo proprio te e allora abbiamo fatto un primo colloquio telefonico dove loro essenzialmente mi hanno chiesto: sei disposta a lavorare senza contributi e senza tutte quelle menate garantiste e io ho detto sì e poi ho preso il treno e mi sono trasferita dalla grande città del vuoto pneumatico dove vivo al minuscolo paesello dei sofficini di cui sopra.
e il primo giorno il capo mi ha scambiata per un’altra persona e infatti quando ho iniziato a parlare lui ha sentito che non parlavo umbro, quindi sostanzialmente che pronunciavo correttamente la t e la d ma in compenso spalancavo la e, quindi ha capito che ero la precaria pugliese e allora lui ha mi ha chiesto: complimenti, tanta strada per un lavoro e allora io l’ho guardato come a dire: e va bene essere campanilisti, ma uno sguardo ai tg nazionali ogni tanto non guasta: tanta strada che? ho fatto di peggio. e lui ha capito quello che stavo pensando e finalmente è iniziato il colloquio vero.
capo: sa in questo ufficio tutti fanno un po’ di tutto…lei che vorrebbe fare nella vita?
(ora, a parte il fatto che uno che ti chiede oggicomeoggi ad un colloquio di lavoro che vuoi fare nella vita e tu tra pochi mesi fai 30 anni e sei stata così deficiente da laurearti in tempo e che da allora stai aspettando che le migliaia di aziende che potrebbero farti lavorare si accorgano di questa possibilità, un capo del genere è un mito. è adorabile. anche grazie a tutti i miei precedenti capi che se non fossero stati così stronzi io ora non sarei meravigliata di aver incontrato una persona alla buona e demodé e meravigliarsi positivamente è sempre un gran regalo)
capo: lei parla tedesco vero?
cp: no
capo: uhm. cileno?
cp: no.
capo: francese?
cp (stufa): cercate un’interprete? no, perché avrei un’amica…
capo: noooo. per carità…ha ragione, non cerchiamo questo. ma sa di questi tempi…uno più lingue sa parlare….
cp: ..beh certo, è un gran vantaggio. puoi sentirti di fottere in tante lingue diverse, se le sai, di questi tempi. (no, non l’ho detto.)
capo: allora saprà benissimo l’inglese?
cp: fluently.
capo: può iniziare anche subito come mia assistente. sa io non so dire neanche come mi chiamo in italiano, faccio certe figure di merda. ora posso contare su di lei….
cp: che bello.
mi resta solo il dubbio. quell’ultima frase. vorrà dire che potrà contare su di me perchè farò in inglese le figure di merda al posto suo? oppure che mi sono spostata fin qui per fare quello che faccio da sempre, e cioè giovali figure di merda.
cp
