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martedì, 30 settembre 2008

nerd n. 53 la stregatta

è la single più fidanzata d’italia, una donna che sta in mezzo al complesso della lolita e a quello di edipo.

vizio e virtù, noia e compassione, sogno e verità, sangue che scorre nelle vene gelate, un sorriso a doppio taglio al risveglio. la stregatta è una multinazionale della seduzione.

la nerd n. 53 condensa in un solo corpo, e in una mente che contiene moltitudini, la mite arrendevolezza di madame bovary con la ninfomania d’alto bordo di carla bruni e la compiacente lunaticità di una mrs dalloway, solo meno depressa.

ha gli occhi da felina felliniana, silenziosi racconti delle 7 vite vissute contemporaneamente e la pelle di una morbidezza infantile e le meringhe al posto delle dita delle mani e dei piedi. la sua golosità ingolosisce uomini, donne, bestie, oggetti. sa peccare senza commettere reato, e sa perdonare i suoi uomini stregati perché ha la memoria di una nuvola.

la stregatta assume un’identità e un volto a seconda dell’uomo che frequenta. si confonde, d’estate, con le bisce di terra che scivolano schizzate fuori e dentro i muretti a secco. va a braccetto, quando capita, con le migliori intenzioni di seduzione, solo che a volte gliele tolgono di mano oppure, altre volte, se le gioca troppo presto.

ha due nevrosi, il poker, senza strip, e il borbottio…spesso la vedete davanti alle vetrine delle gioiellerie che decide cosa comprare per cena mentre commenta la recente debacle dell’ultimo fidamante.

l’ultima stregatta che ho adottato ha la seguente giornata tipo.

nell’ufficio pubblico in cui lavora, la mattina, veste i panni della perfetta intellettuloide ninfomane, regina delle citazioni postmoderne, assuefatta dalla cultura e dedita solo al culturismo a ore (nella pausa pranzo).

il pomeriggio si traveste da magnifica preda svampita e narcolettica davanti al bancone di un bar, con troppo neon sul soffitto e troppo martini senza olivette nel bicchiere.

la sera diventa dark lady e seduce il fascinoso dirigente, adocchiato nel foyer di un cinema-teatro, con uno schioccare di dita smaltate di nero chanel e con gli occhi sostenuti da un ombretto luminescente.

la stregatta non è né vittima né carnefice. pensa che l’amore sia sostanzialmente un gioco al massacro tra desideri incompiuti e ossessiva generosità. per questo tace, quando rimasta sola, si chiede a che punto sia arrivata la battaglia.

cp




postato da: casalinprecaria alle ore settembre 30, 2008 08:46 | link | commenti (10)
categorie: adotta un nerd
lunedì, 22 settembre 2008

ahlitalia!

questa mattina mi sono svegliata all'alba, sotto le nuvole limpide, e mi è venuta una gran voglia di pregare. ma non sapevo a chi rivolgermi.

ho fatto mente locale, come si dice, e niente. file vuoto. così, ho fatto colazione come tutti i giorni, con lo stesso magone di sempre e ho ripensato a ieri. ieri quando ho visto uno speciale su sky dove intervistavano gli alitaliani sull'orlo del precipizio. a un certo punto, in tv, una ragazza, avrà avuto poco più della mia età ma con due figli in più, si è messa a piangere. io l'ho seguita a catena. solo che lei piangeva con il singhiozzo e sembrava che si stesse strozzando, io invece piangevo e basta, ma un pianto denso. piangevo e pensavo che nessun essere umano merita di ridursi così. pensavo che quelle sono lacrime di guerra: piangere per un lavoro a cui non si ha più diritto, un lavoro che magari quando ha accettato odiava, che la porta lontano dai figli e dai cari, che le avvelena il fegato, che la invecchia, che la rende irascibile e che nonostante tutto questo resta un buon lavoro, la cosiddetta dignità personale. pensavo a tutto questo e piangevo tanto. senza fermarmi. anche se in tv ormai passavano le previsioni meteo. mi sono fermata un momento e mi è venuto in mente che piangevo anche per un altro episodio a cui ho assistito la settimana scorsa: una signora con una bambina stretta nella mano sinistra e un bambino che si stringeva alla sinistra della sorellina, prendeva dei biscotti mulinobianco dallo scaffale e li infilava nella sua borsa. nessuno se ne è accorto. io sì. non ho detto niente.  in verità ho assistito a una scena che, fossi stata una persona meno sbadata, non avrei visto. (io non ho nulla a che fare con il reparto biscotti e dolciumi del supermercato, solo che mi perdo e succede che capito in reparti, e dunque in situazioni, in cui mai avrei creduto di trovarmi, come in mezzo agli scaffali delle famiglie felici mulinobianco.) ho fatto come se e sono stata zitta, mentre seguivo la signora scivolare via dal supermercato con i suoi due sacchetti di biscotti chimici e iperglicemici.

intanto, mi è rimasta questa voglia immensa di pregare. girovago nella mia testa, cerco idoli e dei. il file rimane vuoto e dunque ho deciso di pregare me stessa chiedendomi di prendere solo il meglio di questa settimana nella quale ricomincio ufficialmente:

a lavorare e dunque a spostarmi,

a viaggiare in treni fetenti,

a dormire dentro lenzuola di naftalina,

a cercare un angolo di città che possa farmi sentire a casa,

a fotografare scritte insolite sui muri e a immaginare che un giorno le farò vedere alle mie amiche e rideremo insieme,

ad inzuppare madeleine dentro tazze bollenti di thé alla vaniglia.

cp


postato da: casalinprecaria alle ore settembre 22, 2008 08:06 | link | commenti (17)
categorie: horror vacui, quote rosa
martedì, 16 settembre 2008

nerd n. 52 il giovane holden

quando non scrive, pensa.

e quando pensa, non scrive.

qualsiasi domanda gli venga posta, lui dice: 18 romanzi. il giovane holden ha un armadio con molti cassetti dove ripone in ordine cronologico le sue opere d’ingegno non pubblicate che il sistema, si sa, è corrotto.

che ha una t-shirt, sempre quella, senza griffe, colore smunto (marrone, verde militare o blu sciolto). che la porta incollata addosso da 5 anni, fiero, che non la cambia che con lei si sente ispirato che l’ispirazione quando la trovi è fatta. che i pantaloni, jeans o cargo, quelli sì che hanno una prerogativa: contengono parole, le parole degli altri, (che avere sempre una frase da dire o da scrivere nelle tasche distingue uno scrittore puro da un semplice amante della letteratura). frugate nelle sue tasche e ci troverete tutti i tascabili (carver, hornby, bukowski, eggars, palahniuk exeterà) con le orecchiette segnate, pagine strappate dalla recherche, anti copertine dei libri di paolo nori adibite a post-it citazionisti, retrocopertine di baricco e de carlo con la lista della spesa.

(il giovane holden vive e si riproduce nei mercatini letterari dove approvvigiona il suo ego di libri, che non paga, perché la cultura non ha prezzo, che per questo i giovani holden rovinano i libri degli altri o quelli presi in prestito per sempre dalle biblioteche o dagli scaffali delle librerie delle case dei suoi amici, che i libri propri vanno rispettati, che se non trovate la pagina di un libro svuotate le tasche del giovane holden. è lì.)

che quello che rende il giovane holden il nerd n. 52, e nessun altro, sono le scarpe. che le scarpe del giovane holden sono sempre da trekking, anche quelle della giovane holden sono sempre da trekking, e quando dico sempre intendo anche il 15 agosto in spiaggia, occasione in cui, se non avete mai farneticato con il giovane holden o siete innocenti tipi che non guardano dalla testa ai piedi (e fate bene: le estremità di una persona producono innumerevoli delusioni) vi accorgerete che il peggio delle scarpe da trekking esiste e si chiama: il contenuto delle scarpe da trekking: amorfi calzettoni bianchi di spugna con le punte e il tallone ingrigito che il giovane holden sbandiera ai 4 venti, che non vorrai giudicare uno scrittore dai suoi piedi.

allora parliamo delle sue mani: palmate, corte, nocive per la salute come tre pacchetti al giorno di diana blu (il giovane holden fuma marlboro o camel solo a scrocco e per giunta, finita la sigarette, invece di ringraziare commenta: che le diana sono praticamente uguali, solo che costano meno)

quando li possiede, i capelli del giovane holden sono anacronistici come i suoi pensieri oppure sono senza senso, come il mondo che non sopporta ma sa che basterà un suo romanzo a cambiarlo.

e questo è solo quello che riguarda l’aspetto fisico che per il giovane holden non è mai importante, quando si tratta di lui/lei, ma diventa imprescindibile quando si tratta di baccagliare. e qui è stupefacente, una vera droga osservare il giovane holden in azione.

sceglie le prede migliori, consapevole che il fascino della prolissità verbale porterà i suoi frutti, che se non altro la preda cede per sfinimento atomico.

la prima sera le porta a cena a casa loro, delle tipe, dove si presenta con 2 birre calde e il suo mac che accomoda a tavola così mentre si cena potrà leggere le sue poesie alla sua bella.

pur avendo una visione egocentrica del mondo, il giovane holden è buono come il pane. non potrebbe mai compiere una cattiveria, anche perché è talmente su un altro pianeta che pensa che i treni siano ancora a vapore e il cielo è sempre più blu e bocca di rosa è ancora viva e lotta insieme a lui.

adottate il giovane holden. è un magnifico block notes, e in più ha un grande cuore.

cp


postato da: casalinprecaria alle ore settembre 16, 2008 11:05 | link | commenti (9)
categorie: adotta un nerd
mercoledì, 10 settembre 2008

come non detto

in famiglia siamo persone discrete, non ci grattiamo in pubblico, non diciamo cose inopportune come lamentarsi, ripescare episodi dal passato e rinfacciarli, noi guardiamo il lato positivo anche nella peggiore delle situazioni. non  si esagera in nulla.

è evidente che io sono stata psicologicamente adottata, fin dalla tenera età, dagli sceneggiatori dei cartoni giapponesi, dei telefilm americani, delle sitcom anglosassoni e da woody allen. sono tutto, fuorché discreta. io sono esagerata.

e adesso anche voglio esagerare e confessare questo segreto invalicabile che a detta della mia famiglia io dovrei mentalmente dribblare.

perché è una cosa che si supera.

questo lo so.

ma adesso sto male, malissimo, ogni giorno, ogni momento, anche ora che sto scrivendo, soffro perchè son 10 giorni che non tocco la tastiera per scrivere perché, son 10 giorni, che ho un mal di testa cronico perchè sono afflitta da un problema che si chiama: lavori di restauro e manutenzione del formidabile interno e esterno del prodigioso palazzo dove abito e il sottotitolo è: come convincere te stessa che gli operai non possono lavorare in silenzio e senza sporcare.

la mia giornata tipo è diventata questa. mi sveglio forzatamente alle 6.30 con un simpatico signore che mi sfracella la finestra con trapano, saldatrice e quant’altro con il sorriso sdentato di uno che sta pescando trote in un laghetto tra le montagne; vago da una camera all’altra con il pc in braccio perché l’umidità del 200 per cento che si è accumulata nella mia stanza sbarrata da 10 giorni e che proprio, da settembre, avrei chiamato il mio studio, la mia factory e che invece ora chiamo la mia camera a gas, non è agibile; assisto alle disarmanti discussioni, a 10.000 decibel, che i simpatici trivellatori di palazzi tengono dietro la mia finestra e che mi consentono di apprendere il quando e il come dei loro recenti rapporti sessuali.

(certo, posso sempre scegliere di trasferirmi nelle altre magioni di nostra proprietà, ma la cappella di famiglia è occupata e mio fratello ha prestato al suo amico guerrigliero la tenda da campeggio.)

sono così irritabile, che ho paura di far esplodere la tastiera.

tra l’altro sono iperudente da quando ero piccola, e dunque 8 ore di trivellatori a una distanza di 1 metro dal mio orecchio possono trasformare una persona caustica e pungente in una perfida e crudele.

per fortuna, ho il mio blog. sto già meglio. mi sono lamentata per il gusto di lamentarmi cosa che nella vita reale inizia a diventare complicata perché ogni volta che provo a dirlo a qualcuno, dei trivellatori senza pietà che stanno corrodendo il mio sistema nervoso, quel qualcuno mi dice:

1. pensa a me che lavoro in un posto schifoso e mi sveglio alla stessa ora

2. a me che ho il neonato e mi sveglio ogni tre ore (e magari hà comprato la ruota della fattoria degli animali a suo figlio. niente di più inutile. l’unico verso, della mucca o del maiale,che il bimbo riconoscerà sarà quello che la fettina di carne fa nella padella con l’olio bollente. piuttosto consiglierei, ai produttori di giocattoli, di sostituire la “fattoria degli animali” con il “rione della città”. al posto di pettirossi, mucche, maiali, rane etc, sarebbe più utile, sin da piccoli, abituarsi al verso di trivellatrici, traversine sbattute su pareti di cartongesso, saldatrici, picconi…)

3. a me che ho il trisavolo invalido e praticamente non dormo

4. a me che ho il marito che russa

5. a me che ho la moglie depressa

6. a me che bevo talmente tanti rhum e cola che ho il singhiozzo in testa

occhei, io vi penso.

ma i rumori li sento lo stesso.

cp


postato da: casalinprecaria alle ore settembre 10, 2008 10:19 | link | commenti (11)
categorie: maldicenze
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