ora che la sua sorellastra alata se la spassa male, anzi non se la spassa proprio, trenitalia davanti alla gente fa la bizzosa e in privato gongola che lei è ancora bella e in carne e la gente fa la fila per entrarle dentro.
trenitalia assomiglia a quelle donne che, fatte anziane, ne studiano mille per attirare l’attenzione perduta per via dell’avanzare di rughe, fianchi arrugginiti, natiche sfoderate, deficit del crine. furba contessa miseria, la nerd n. 63 fa il passo più grande della gamba e, per nascondere le sue sciroccherie da anziana, attacca prima di essere attaccata: sciopera di venerdì o di lunedì per non passare inosservata, ritarda eurostar e il famigerato treno ad alta velocità. svelando, inconsciamente, il motivo per cui ha insistito tanto per avere una linea così rapida: per ridere ,sotto gli acuminati mustacchi, dei suoi utenti.
(se non avete mai visto la metamorfosi di un tranquillo borghese medio italiano in un temibile hulk verde e capace di fondere con le sue urla le rotaie del binario andate in una qualsiasi stazione e aspettate l’arrivo di un treno ad alta velocità, state certi che non appena la voce lisergica annuncerà il ritardo, il citato hulk arriverà, puntuale)
trenitalia soffre della sindrome da primadonna, ha una sorta di menopausa endemica. prima crea disagi e guai ai suoi adorati passeggeri e poi chiede scusa. per la nerd n. 63 non oltrepassare la linea gialla equivale a non concedersi troppo, una volta fila liscio ed è perfetta e la volta dopo non si presenta all’appuntamento o se lo fa arriva con 85 minuti di ritardo. classico atteggiamento da gattamorta che nega per vendersi.
ape regina indiscussa delle rotaie italiane, trenitalia è una tipa informale, deve essere l’età e i continui cambiamenti di clima a renderla così volitiva. spesso non si lava prima di accogliere i suoi ospiti, non usa profumo, l’80 per cento delle volte che la vai a trovare ha il bagno fuori uso, ha sempre un sacco di gente per casa e non si rende conto che non ha più l’età per affrontare 10.000 e rotti km al giorno.
adottate trenitalia che tanto gentile e tanto onesta, pare. è talmente presuntuosa che, a fine corsa, vi ringrazia zuccherosa per averla scelta e voi invece di chiedervi quale sarebbe l’alternativa?, ringraziate di essere arrivati a destinazione.
cp
da quando ho deciso di diminuire con la nicotina, non faccio che adottare smoker. ovunque, anche in casa, a momenti scopro mia nonna a rullare tabacco.
il nerd n. 62 si divide in 4 sottonerd.
lo smokaholic. prima di spegnere la sigaretta, ne accende un’altra. ha le pupille dilatate come una gora di olio d’oliva su un pavimento di marmo, e sono rosse sempre così rosse che se si concentra riesce ad accendere la sigaretta che ha in tasca. è fiero del suo vizio, guarda storto chi gli chiede di scostarsi nei luoghi pubblici, ha rischiato una multa per oltraggio quando al ristorante, nel dehor, gli hanno detto che non poteva fumare perché pur essendo un luogo esterno ha il tettuccio che lo rende interno. da quel giorno sta scrivendo un manuale per i diritti e i doveri dei fumatori nei dehor dei ristoranti. per non parlare dei luoghi di lavoro, dove è minacciato di morte dai colleghi, con lo sguardo si intende, perché dopo essersi fumato un pacchetto di sigarette in otto ore chiede: mica vi dà fastidio il fumo. fate attenzione ad accoppiarvi con lui, le uniche scintille che vedrete saranno quelle della cicca sul copridivano.
lo smoker interinale. è un precario del fumo. coltiva il vizio a giorni/situazioni alterne. fuma solo nelle grandi occasioni o alle feste comandate: nel weekend, a capodanno, all’estero, se gliela offre il capo, se esce con una tipa/o nuovo, se è depresso. spesso si trasforma nel classico ex fumatore che se vi accendete una sigaretta, dopo che l‘ha fumata lui, vi chiede di spegnerla che gli dà fastidio il fumo. in fase di accoppiamento è soggetto ad attacchi di panico se non riesce a infilare i cinque euro nella macchinetta, prima. oppure è quello che vi chiede di fare la pausa sigaretta, stile quarto d’ora accademico, durante. di solito si chiude in bagno per godersi in solitudine la sigaretta della buonanotte, dopo.
lo smoker gloriosus. è un indeciso 40enne che da venti anni e passa non ha capito se fuma o no. non ha mai comprato un pacchetto di sigarette in vita sua, le scrocca. è talmente abile nel scroccarle che all’inizio non ve ne accorgete e vi fa tenerezza (se capisce che possedete delle sigarette fa le acrobazie pur di restarvi simpatico) che magari è talmente occupato o preso dalle sue cose da non avere il tempo materiale per acquistarlo (ma un vero fumatore sa che questo non è possibile, un vero fumatore zompa su un’ambulanza in corsa per raggiungere il tabacchino più vicino e fare scorta). chi lo conosce non ci fa più caso e quando lo incontra, dopo il ciao, gli chiede automaticamente se vuole una sigaretta e lui naturalmente accetta e già che c’è ne prende anche qualcuna in più per dopo o magari per offrirla alla tipa/o che ha puntato in giro. se gli dite che state pensando di smettere di fumare, dopo avervi sequestrato il pacchetto nicotinico, vi consiglia di continuare comunque ad acquistarle nel caso in cui un amico (chissà chi) ne avesse un disperato bisogno.
lo smoker sveviano. ha smesso. ne è convinto. deve solo smettere di pensarci. deve leggere di più. deve comprare tanti libri per nasconderci dentro le sigarette. deve andare in giro. magari al cinema dove non si fuma. deve vedere gente, fumatori che così un po’ aspira da loro. deve lasciare la persona con cui sta che fuma ed è una cattiva compagnia, l’ha sempre pensato ma non capiva il motivo e ora lo sa. deve sfogarsi pubblicamente, deve dire a tutti che smetterà di fumare quando avrà finito l’ultimo pacchetto. deve comprare l’ultimo pacchetto.
cp
nomi. meglio non farli. tanto i nomi sono sempre gli stessi. le cose sono due, o questa gente possiede una trentina di sosia o come fanno a essere contemporaneamente politici, direttori di qualsiasi ente/fondazione culturale, amministratori di qualsiasi ente/fondazione culturale, proprietari di qualsiasi ente/fondazione culturale, indagati/galeotti. la verità è che a chi non sa leggere regalano migliaia di libri e a chi adora leggere…avete capito. diventerò una donna crudele e seriale. spero solo di non imparare a sputare torce di fuoco quando parlo.
cose. sono arrivati alcuni messaggi privati in cui mi si chiede: come-mai-non-ti-lamenti-del-tuo-non-lavoro?stai-lavorando?ma-se-lavori-chiudi-il-blog?io-te-lo-auguro-di-lavorare,-ma-spero-che-succeda-il-più-tardi-possibile-così-non-chiudi-il-blog! mai, dico mai. mai ho ricevuto tante dimostrazioni di fedeltà come da quando sono cp. mai. e comunque, state tranquilli. non ho trovato lavoro, nessuno mi ha assunto e niente sembra smuoversi in questo senso. resterò casalinga precaria ancora per un po’. enjoy!
città. devo proprio commentare cosa succede nella mia città? due parole. dopo aver scoperto i libri, o meglio i multistore di libri, i miei affabili concittadini hanno scoperto i film, cioè hanno capito che i cinema non sono totem dove darsi un puntello con la comitiva, ma sono luoghi dove è possibile entrare e vedere un film, seduti, pagando un euro (solo fino a domani, poi tornerò a vedere film da sola. non vedo l’ora)
animali. mio fratello, da quando ha cambiato la suoneria della sveglia (ore 6.15)che era una specie di tamburo battente percosso da un plotone di alieni di ferro catalani su letto di chiodi infuocati ma ignifughi, è tornato a essere il mio guru.
mestieri. non scherziamo, su.
cp
.... un tempo si credeva che i bradipi vivessero solo sugli alberi, che poi in realtà è 1 albero che i bradipi sono bradipi perché scelgono 1 albero e uno solo e lì restano per tutta la loro bradipa vita.
poi venne il tabacco e le cartine, le giacche di velluto a coste, la moleskine, tom waits, le montature degli occhiali colorate e di tutte le forme, il cinema di kaurismaki e la televisione di ciprì e maresco, il teatro civile e l’amarone della casa valpolicella, vennero le sciarpe a righe e le scarpe con i tacchetti allacciate, le camice lise e le coppole irlandesi, venne il manifesto e da lì sbucò maria pia de vito, venne jules e subito dopo fece capolino jim, arrivarono i silenzi posturali e l'ingordigia emotiva, dozzine di one shot e le coperte di cachemire, venne il viola e la tisana corretta, l’easy living e l’hard loving, i caffè d’arte e l’arte da caffè, vennero le liane di velluto per ragazze perbene e la cioccolata al ginseng contro i liberi radicali, venne il ballo di san vito e san vito non si fece più vivo.
accaddero tante cose, insomma, il giorno in cui il bradipo lasciò l’albero e si trasferì in un open space soppalcato, dove a tuttoggi vive, e si fece chiamare bradipal chic.
la versione “uomo” del bradipal chic veste di marrone, dalla testa ai piedi (a parte i boxer che sono o grigio o grigio scolorito), non è mai particolarmente grasso né eccessivamente magro. è una via di mezzo, come la cultura che rappresenta: né elevata, né popolare. ma, in qualche modo, sempre radicale.
la donna, invece, adora i dettagli (collane lunghissime, anelli giganti, orecchini fino ai piedi e valige al posto di borse) e predilige uno stile ambiguo e minimal alla diane keaton/mia farrow degli anni d’oro, solo che la bradipal chic pesa quanto pesano insieme diane keaton/mia farrow, oggi.
il nerd n. 61 non sa cosa sia lo sport, a parte lo zapping televisivo, che avviene sempre “per sbaglio” come “per sbaglio” accende la tv che “per sbaglio” possiede, e poi pratica lo zapping sentimentale che compie, ferocemente, senza sbagliare mai un colpo. i bradipal chic hanno una attività sessuale coi puntini di sospensione..... e tante virgole,,,,
di solito il bradipal chic non sa cosa sia un ufficio o una qualsiasi sede lavorativa perché o non lavora o, se lavora, lavora in casa o in uffici smaliziati quali: redazioni giornalistiche, redazioni editoriali, redazioni etiliche (bar e consimili).
nell’evoluzione da bradipo a bradipal chic, il nerd n. 61 ha mantenuto l’indole stantia di chi non si muove dal proprio tetto neanche se minaccia di incendiarsi (di solito, se non lavora in casa, i luoghi di lavoro sono o nello stesso stabile o in quello a fianco, è il classico nerd casa&chiesa solo che al posto di "famiglia cristiana" ha il culto di "repubblica"), e il fiuto bradipo. come tutti gli animali notturni, che dormono di giorno e restano svegli di notte, ha sviluppato un ottimo fiuto che lo aiuta ad allontanarsi da tutti (e ad allontanare da se stesso tutti) prima dell’alba, cioè prima che le relazioni possano assumere una forma umana, antibradipa, prima che vedano la luce. le relazioni bradipe muoiono di luce propria.
il bradipal ha talmente paura di non sembrare abbastanza intelligente e intellettuale che recide i rapporti prima che esistano e evita di conoscere gente nuova perché tanto ha la sua mite umida nicchia di "cattivi" che lo consola e lo fa sentire in compagnia di tutti, escluso se stesso.
(pare che il nano che ci governa abbia scelto una serie di bradipal chic sotto il cui naso abbandonerà la monnezza che adesso dovrà raccogliere in tutto il resto d’italia, sempre che qualcuno, magari un bradipal chic più sveglio, si muovi a scrivere che la monnezza, la mafia e la pizza sono dappertutto, in italia.)
questa volta non vi chiedo di adottare un bradipal chic, perché se siete al mondo, se vivete in italia, se avete dai 20 ai 60 anni ne avrete adottati / e a bizzeffe, magari qualcuno l'avete adottato nel letto.
no, non adottate il bradipal chic. piuttosto, aiutatemi a metterlo dove merita di stare. in cattività.
cp
1,smetterò di fumare. è una possibilità che concedo alla mia vita, non per allungarla, piuttosto per evitare quei pensieri che si nascondono nei filamenti fumosi delle sigarette, soprattutto nelle sigarette della sera, da sola, alla finestra, nella penombra. e poi perchè non ho paura di diventare una vecchia zitella charmant, ma una vecchia zitella charmant che puzza di tabacco e ha le grinze di nicotina sugli occhi sì.
2, non ammazzerò le moltitudini femminili che contengo. al contrario, le coltiverò. se qui possono esserci 200.000 donne tutte uguali, non vedo perché dentro di me non possano esserci tredici/quindici donne, ognuna coerentemente diversa e uguale all’altra.
3,rincorrerò la leggerezza, che non vuol dire superficialità anche perché un mondo più superficiale di questo è un mondo di plastica. voglio la leggerezza del presente. cercherò di non trasformare il presente in ieri e di non permettere mai più che qualcuno, sbucato dal cappello a cilindro, si permetta di farlo con la mia vita.
4,dirò sempre la verità, quella che mi passa per la testa, cancellando sovrastrutture postmoderne quali il cinismo, il lassaiz faire, l’iper-modernissimo individualismo di circostanza e anche per fare un dispetto al mondo che mi circonda che la verità non la vuole sentire più.
5, per dire la verità, inventerò un alfabeto nuovo che le parole sono diventate sature, oppure non le so utilizzare o lo faccio troppo presto. (arrivare in anticipo genera nel prossimo una delle principali ansie) e allora adotterò terminologie prossemiche quali gli occhi puntati sull’oggetto del desiderio, le mani intrecciate in segno di attesa, un sorriso semanticamente pertinente.
6, non farò nulla di tutto ciò. ma voglio crederci.
7, happy new fear a tutti!
cp