la rabbia tinteggia con violenza le pareti viola di questa stanza mentre ripasso l’intonaco che il tempo fa le crepe che io faccio che gli altri mi crepano addosso.
è un momento violento, intorno a me. se non posso fare molto per risollevare gli animi violati che mi stanno vicino, farò in modo di rendere inviolabile il mio.
scrosterò, insieme alle crepe dalle mie pareti, per sempre:
1. chi applaude una canzone omofoba “perchè tutti abbiamo diritto di pensiero e di parola e perché lui/lei ha il diritto di fare l’alternativo”. bene, se fosse così accetterei l’applauso omofobo e dalla felicità bacerei sulle labbra, sia l’applauso che l’applaudito. solo che quell’applauso è una standing ovation (e soprattutto: esiste un’alternativa? se sì, quale?) e, inoltre, in italia c’è una democrazia subliminale e regressiva e dunque il tuo applauso qualunquista non va perdonato.
2. la gente che chiama per dirmi: ci sentiamo. e poi chiude. non è per il fatto che ci sentiamo è un risaputo modo di dire a bidone, come si dice qui. ma perché è risaputo, appunto. vecchio marcio puzza. nella mia stanza inviolabile le cose vecchie non ci stanno. che gli ipocriti siano talmente ipocriti da inventarsi nuove ipocrisie.
3. chi mi “vuole bene” e si fa vivo solo per avere soldi. tu hai bisogno di soldi, ma io non ho bisogno del tuo bene. perdono tutto, anche la crisi. ma i subdoli no. qui si dice una cosa crudele su soldi e medicine. non la scrivo perché non la penso. purtroppo.
cp
fosca è quella che scambi per la figlia sfigata del capo fino a quando non te la presentano come il braccio destro, del capo.
fosca è quella che scambi per l’appendiabiti del capo fino a quando non ti dicono che è l’amante, del capo.
la nerd n. 65 è talmente brutta che sembra bellissima, come un ovale di picasso che urla alla maniera di munch nel cesto di stracci di pistoletto.
fosca è troppo alta, troppo magra, ha troppo naso, troppi capelli, troppe gengive, troppi peli. fosca è troppo bassa, troppo grassa, ha troppi nei, pochi capelli, pochi denti e molta forfora. fosca ha uno specchio, uno solo nel bagno, che per non offenderla, la mattina, si oscura rifiutandosi di mostrare alla poverina la sua sindone appena sveglia.
mi piace adottarla, è un’ottima compagna per un uomo e anzi, se posso, auguro a tutti i miei ex fidamanti di trovare una fosca su misura, fatta apposta per loro e sono sicura che molti di loro sono già sulla buona strada.
fosca è la compagna dei sogni: è intelligente, socialmente in alto, ride come una iena cinese ma è dolce con quella bava di succhi gastrici che le annacqua il suo lubrico sorriso da donna che tutto sa fare meno che la donna e infatti piace molto agli uomini che, passata la sindrome di edipo e sorvolata quella di stendhal, cadono spesso nella sindrome vileda: non cercano una donna, ma una pezza d’appoggio.
fosca prende il nome da una splendida bruttona stagionata tale “fosca” personaggio principale di un romanzo (omonimo) di ugo tarchetti, scapigliatissimo intellettuale milanese del 1800, il primo uomo ad aver adottato la nerd n. 65 . grazie al perfido tarchetti ho capito di avere un vivaio di fosche che neanche ci pensavo. anche se non esistono più le fosche di una volta, quelle che ammettono di essere bruttissime e che prima di giudicare un’altra donna si guardano allo specchio, sempre che non si sia rotto.
fosca ha molte qualità per un uomo, a parte la bruttezza. per esempio, fosca lavora tantissimo. a parità di cv in una azienda (qualsiasi, a meno che non siate in tv) sarà scelta fosca ad assistere un dirigente e sarà sempre lei a soffiargli la poltrona, perché fosca è più uomo di un uomo quando si tratta di ottenere quello che vuole.
in azienda il capo è sempre fiero di lei perché non la distraggono le vetrine e i rossetti e, non di meno, lui non viene distratto dal suo rossetto spalmato sulle labbra come marmellata sul pancarrè con tanto di mollichina sporgente all’angolo della bocca e lei, nel caso di capo donna, non soffre di complessi di inferiorità al contrario ha sostituito il prozac con un album digitale di primi piani di fosca in tutte le pose.
se avete un ex fidamante rimasto solo o un capo che non vi assume da anni, adottate fosca, è sempre meglio di una gallina domani.
cp
nel pugilato lo sparring è una funzione, non una persona (cit.) è una forma di allenamento/combattimento che si usa nel pugilato per simulare una lotta e affinare una tecnica.
lo sparring va adottato con le pinze. o meglio, con i guantoni. è il partner ideale per chi ha molta voglia di mettersi in gioco, ma poca forza di volontà.
il nerd n. 64 ha smesso di essere una persona, nel momento in cui ne ha incontrata un’altra e in essa vi si è annullato, totalmente. lo sparring è una funzione di chi gli sta accanto, non decide lui quale causa/soggetto sposare/ tenere in allenamento. è l’allenatore/destino che lo sceglie seguendo la regola per cui lo sparring deve essere più agile ma meno forte del pugile in modo che il pugile possa colpirlo con difficoltà e dunque con maggiore violenza.
lo sparring riceve pugni, e non li restituisce. al contrario, indica dove colpire e come e con quanta forza e precisione e quando. se lo sparring viene colpito, lo sparring gioisce. è questa la sua missione.
(se siete lievemente masochisti di uno sparring potreste anche innamorarvi) ad osservarlo, lo sparring, mentre allena un’altra persona, c’è da rimanerci dinoccolati, si scioglie il cuore a vedere con quante determinazione lui si ostini a prendere pugni. perchè lo sparring è un tipo serio, non molla l’impresa e se lo distraete il pugile che lo colpisce potrebbe ferirlo o addirittura ucciderlo provocando in voi un circolare senso di colpa.
lo sparring è attratto dal dolore, dalla sofferenza, dalla solitudine, dalla forza, dalla malinconia, da tutte le piccole armi di difesa quotidiana. lui le fa sfogare ed è in quel preciso momento, quando adottate lo sparring, che vi rendete conto di avere dimenticato tutti questi pugni in tasca.
il nerd n. 64 è meglio di uno psicanalista, perché è un tipo sportivo. è meglio di un personal trainer perché, durante la lotta, cita marcuse e weber e pasolini e paolo conte e la lotta diventa più accesa.
lo sparring insegna a combattere, catalizzando in se stesso il male. parole, intenzioni, desideri, sguardi, rabbia, nausea. lo sparring direziona i pugni, rendendo la vita molto più serena. forse.
cp
spesso parlo tanto senza dire niente. succede la stessa cosa nella mia testa che pensa tanto senza pensare niente o pensa a nullità stratosferiche e io odio i superlativi ma per le nullità a cui penso sono necessari.
vorrei direzionare i miei pensieri solo su cose cogenti come cosa pranzare e dove, che libro comprare e che film andare a vedere. invece l’altra sera mi sono messa a pensare a come sarebbe stata la mia vita se avessi avuto meno ansia, se l’avessi vissuta insieme agli altri, la vita. così come viene. mi sono messa a pensare a quante probabilità c’erano perché io fossi adesso una tipa allineata che non ha il tempo di farsi domande.
me lo sono chiesto come me lo chiede la nonna quando la vado a trovare e mi sento malinconica e non so per quale motivo e lei pensa perché non ho una stabilità e io la guardo e mi si dilatano le pupille perché a me le pupille mi si dilatano quando penso altrove e non quando sono eccitata come succede agli uomini o almeno agli occhi degli uomini che ho visto io, negli occhi.
ieri pomeriggio sono andata in un negozio per comprare delle calze e la commessa non aveva la taglia del colore che io desideravo e invece aveva la taglia del colore che io non desideravo e quando le ho detto no grazie molto gentile lei si è sbottonata i pantaloni e ha detto le vendo le mie, sono del colore e della taglia che desidera e io ho pensato sta scherzando e lei continuava a sbottonarsi i pantaloni mostrando il colore e la perfetta aderenza delle calze e poi lei ha dilatato le pupille come quando le dilato io quando sono sfinita dai miei altrove e allora ho pensato che la signorina è più disperata di me e che non sono l’unica persona che dilata gli occhi quando si sente diversamente felice.
cp