tracy&macy sono due ragazzine di 13 anni separate alla nascita e ricongiunte alle scuole medie. tracy è mora, macy è bionda (bionda naturale, fortunatamente). tracy è bella, macy no. ma quando stanno insieme non si nota, tracy è talmente bella da rendere graziosa anche l’amichetta.
le squinzie sono coloratissime e fanno pendant: se tracy si veste di rosso, macy evita il rosa e predilige il blu e si scambiano le ballerine: rosa per il piede sinistro (di entrambe) e celesti per il piede destro (di entrambe )
le squinzie dopo scuola si infilano l’ipod nelle orecchie, un ipod per quattro orecchie, accendono il nintendo e si dirigono verso l’ipermercato libraio, scelgono due libri, sempre quelli, i primi due romanzi di moccia, si siedono sugli scalini della scala mobile e fanno su e giù leggendosi reciprocamente un capitolo dopo l’altro, ridono con il cuore e sognano negli occhi e per come stanno bene si fanno perdonare le squinzie letture.
le squinzie per strada, anche se ci sono migliaia di esponenti brutali del genere umano, loro sorridono a scatto: una sorride e l’altra scatta la foto per il nuovo sfondo del cellulare. le squinzie sono duali:una abbraccia, l’altra bacia. una pensa, l’altra parla. una mangia, l’altra ingrassa. una studia, l’altra copia. una gode, l’altra si accontenta.
adottate le squinzie, tipo per le pasqua: una fa l’uovo e l’altra la sorpresa.
cp
al meglio non c’è mai fine. il meglio è lui, la fine scongiurata è quella del suo schieramento politico. dei suoi schieramenti politici, per essere precisi. (il destrorso è un nostalgico. è convinto che il suo schieramento politico sia integro e che goda di sana e robusta costituzione)
il destrorso ha gli occhi tanto lunghi che gli arrivano dietro le spalle, il naso capiente e fumoso come un caminetto, la voce doppiata da un altoparlante, la lingua dotata di quattro ruote motrici che gli consentono di passare da un discorso all’altro. se gli parlate di infrastrutture lui mette in azione la seconda ruota che vi delizierà su un discorso congelato inerente l’immigrazione dal quale passerà al precariato (nessuno più di un candidato alle prossime elezioni sa meglio di altri come si stia sul filo dal rasoio) per scivolare infine sui tarallucci e vino (cavalli di battaglia: più spazi alla cultura, più spiagge per tutti). se si è svegliato storto inizierà a pronosticare un futuro nella immondizia nel caso in cui dovesse vincere l’esponente dello schieramento opposto. se si è svegliato bene vi proporrà di diventare supporter della sua campagna elettorale e voi dovrete sorridere perché vi sta facendo un favore, voi.
in ogni caso, è sempre felice di avervi conosciuto anche se non è per niente felice di avervi conosciuto.
il candidato destrorso può essere adottato al mercato, in palestra, in treno, in libreria, nella posta elettronica, in ascensore, sui giornali, in tv, alla asl, dal dentista, in profumeria, in libreria, sotto casa, in macchina, in pizzeria. in città proliferano nerd n. 70 candidati alle amministrative pronti a sfiancare i nervi con una silenziosa proposta politica per una città migliore.
se siete giù di morale, adottate un candidato destrorso e chiedetegli cosa renderà migliore la città. lui vi risponderà: la mia elezione.
invece se gli domandate: che lavoro fai, lui vi rigira la domanda e a seconda della risposta che gli date, risponde lo stesso mestiere. non si è arreso nemmeno quando gli ho detto che faccio la casalinga precaria. mi ha detto: se vengo eletto ti prometto di fare la raccolta differenziata dei fondi di caffè così potrai smacchiare tutte le pentole unte senza dover consumare caffè a tue spese.
non chiedetegli mai: come pensi di risolvere questo o quel problema? perché per mascherare la scena muta reciterà una prosopopea di tutto quello che faranno i candidati del suo opposto schieramento. (tipo quando andava a scuola e la prof gli chiedeva i confini della Russia e lui diceva i confini di tutto il mondo e per sottrazione arrivava a quelli della Russia.)
se avete fretta o un’emicrania o se preferite evitare di accompagnarlo scappando alla neuro per un attacco di panico lancinante, non fategli notare che lo schieramento che lui chiama “opposto” in realtà è lo stesso schieramento nel quale il nerd n. 70 si candida.
cp
al meglio non c’è mai fine. il meglio è lui, la fine scongiurata è quella del suo schieramento politico. dei suoi schieramenti politici, per essere precisi. (il sinistrorso è un nostalgico. è convinto che il suo schieramento politico sia integro e che goda di sana e robusta costituzione)
il sinistrorso ha gli occhi tanto lunghi che gli arrivano dietro le spalle, il naso capiente e fumoso come un caminetto, la voce doppiata da un altoparlante, la lingua dotata di quattro ruote motrici che gli consentono di passare da un discorso all’altro. se gli parlate di infrastrutture lui mette in azione la seconda ruota che vi delizierà su un discorso congelato inerente l’immigrazione dal quale passerà al precariato (nessuno più di un candidato alle prossime elezioni sa meglio di altri come si stia sul filo dal rasoio) per scivolare infine sui tarallucci e vino (cavalli di battaglia: più spazi alla cultura, più spiagge per tutti). se si è svegliato storto inizierà a pronosticare un futuro nella immondizia nel caso in cui dovesse vincere l’esponente dello schieramento opposto. se si è svegliato bene vi proporrà di diventare supporter della sua campagna elettorale e voi dovrete sorridere perché vi sta facendo un favore, voi.
in ogni caso, è sempre felice di avervi conosciuto anche se non è per niente felice di avervi conosciuto.
il candidato sinistrorso può essere adottato al mercato, in palestra, in treno, in libreria, nella mia posta elettronica, in ascensore, sui giornali, in tv, alla asl, dal dentista, in profumeria, in libreria, sotto casa, in macchina, in pizzeria. in città proliferano nerd n. 69 candidati alle amministrative pronti a sfiancare i nervi con una silenziosa proposta politica per una città migliore.
se siete giù di morale, adottate un candidato sinistrorso e chiedetegli cosa renderà migliore la città. lui vi risponderà: la mia elezione.
invece se gli domandate: che lavoro fai, lui vi rigira la domanda e a seconda della risposta che gli date, risponde lo stesso mestiere. non si è arreso nemmeno quando gli ho detto che faccio la casalinga precaria. mi ha detto: se vengo eletto ti prometto di fare la raccolta differenziata dei fondi di caffè così potrai smacchiare tutte le pentole unte senza dover consumare caffè a tue spese.
non chiedetegli mai: come pensi di risolvere questo o quel problema? perché per mascherare la scena muta reciterà una prosopopea di tutto quello che faranno i candidati del suo opposto schieramento. (tipo quando andava a scuola e la prof gli chiedeva i confini della Russia e lui diceva i confini di tutto il mondo e per sottrazione arrivava a quelli della Russia.)
se avete fretta o un’emicrania o se preferite evitare di accompagnarlo scappando alla neuro per un attacco di panico lancinante, non fategli notare che lo schieramento che lui chiama “opposto” in realtà è lo stesso schieramento nel quale il nerd n. 69 si candida.
cp
la corte di cassazione ha decretato che fare la casalinga è un lavoro come gli altri. c’è da chiedersi se la corte di cassazione abbia stabilito tale equivalenza (lavoro “normale” = lavoro casalingo) in considerazione del fatto che non è retribuito, non ha l’assicurazione sulla vita, non c’è l’ombra di un contributo, non esistono le ferie. proprio come gli altri lavori. nel mio caso specifico poi, dico alla corte di cassazione, fare la casalinga è proprio un’occupazione come le altre perché precaria. o almeno questa è l’unica speranza che mi fa alzare la mattina.

la settimana scorsa è stato tipo un pugno dello stomaco (ho uno stomaco violento). venerdì ho terminato un lavoro che ho svolto fisicamente due giorni al mese per sei mesi alla comoda distanza di 800 km ad andare e 800 km a tornare. (ovviamente lavoravo da casa, il resto dei giorni)
sono una vera dark lady con le pattine ai piedi al posto dei tacchi a spillo. non ho nemmeno digerito la fine del lavoro sopra citato che nel weekend ho dovuto inventarmi delle motivazioni per un altro nuovo lavoro che inizio oggi: due giorni a settimana per un mese a 60 km di distanza da casa (120 km a/r: come dire: dietro l’angolo), fondamentalmente non ho ancora ben capito cosa farò. però, dovrei essere pagata.
questo avvenimento così surreale, io che lavoro a meno di 100 km lontano da casa mia e anche il concetto dadaista che vengo pagata, ha risvegliato la mia autoironia cronica. sono guarita dal piattume in cui ho vagato negli ultimi mesi. il lavoro nobilita l'uomo, è proprio vero.
cp
la precarietà aumenta, e quindi anche il lavoro. il che oggi è una buona notizia.
la precarietà, è consolante. non fai in tempo ad odiare un lavoro, che il lavoro è già finito. guadagni poco, ma il risparmio in termini di colon irritabile è impagabile. (e che non mi si chieda più, per cortesia, perché non ho le rughe. lavoro precario, non esiste migliore antietà)
chi, come me, fa parte del precariato creativo e frequenta dozzine di lavori diversi, dal 2005 a questa parte, per metterne insieme uno che sia uno, è abituato a sentirsi dire: non abbiamo soldi, con gli occhi bassi e la testa cupa.
le cose sono cambiate.
adesso abituiamoci a sentirci dire: non abbiamo soldi, con gli occhi sbarrati e la testa alta, fieramente innocente. in alcuni casi ho anche pensato: questo adesso stappa per festeggiare. la crisi giustifica il peggio del peggio e sbianca le coscienze dei celerini addetti alle risorse disumane. la crisi fa la dj alle vampiresche feste sulle navi che affondano.
dovremmo fare tutti come benjamin button, nascere vecchi e morire giovani che a vivere da giovani in questo mondo si invecchia troppo presto. ed è un peccato. ci sono ancora infinite chance con cui vorrei acconciare la mia testa e invece medito su quale sia la differenza tra lavoro precario e imprenditoria giovanile in un universo in crisi mentre mi chiedo se ci sia l’eventualità di rivedere le stelle una volta essere stati dirottati nelle stalle. oppure no.
cp
la nina mala possiede la freddezza della vendetta e l’intemperanza di un estrogeno. non si veste con eleganza, è sciatta. però, sempre ben pettinata. capelli lucidi e folti. mai uno fuori posto. la nina mala ha un neo sull’omero sinistro e quel neo lei lo chiama il mio punto di riferimento perché la nina mala non ne possiede altri, di punti di riferimento.
il suo sguardo assomiglia allo swing di un sax. dolce all’inizio e feroce alla fine. non ha vie di fuga, non ripete due volte la stessa nota stonata. non puoi suonarla e interromperla a tuo piacimento, la nina mala va adottata tutta di un fiato.
la sera non esce, la mattina dorme, la notte prefigura.
non ha bisogno di lavorare, la nina mala ha uomini a sufficienza che la possono mantenere. alcuni, talmente imbecilli da trovarle un lavoro che lei non farà mai. ne prenderà solo i compensi. in contanti. la nina mala non si sporca le mani.
la nina mala gioca tutti i suoi assi, vince e nel mazzetto, una volta terminato il gioco, ritrova esattamente gli stessi assi con cui aveva sconfitto l’avversario.
la nina mala cerca gesti estremi, quei gesti che rendono un essere umano talmente umano da farlo apparire disumano. quando sprofonda nel malumore chiede un consiglio per essere certa che farà esattamente l’opposto di quello che le si dice. poi ascolta la callas, si tinge le unghie di nero, strimpella l’ombretto fumo sugli occhi, ancheggia nella seta e macumba le sorti di chi ancora non sa che sarà colpito dal di lei morso. le macumbe hanno un che gioviale, quando le pronuncia. più noia, che cattiveria. si annoia quando le persone entrano nella sua vita perché intuisce già come ne usciranno, si annoia quando le mandano fiori perché dal giorno dopo resterà sola, si annoia quando la criticano perché le scivola addosso, si annoia quando la amano perché non teme rivali (se non se stessa).
la nina è scacco matto di una scacchiera inerme e priva di pedine. quello che chiede, si avvera prima che lei stessa lo desideri. quello che desidera si consuma prima che si avveri. a dispetto del suo nome, la nina mala non è cattiva. piuttosto è parecchio stanca dei palinsesti che le persone le offrono.
la sua vita è un sortilegio che nessuno esprime. arriva tardi, anche quando è in anticipo. non scappa, non si lamenta. la nina mala ritorna sempre sui suoi passi, seguendo il peso del futuro che si è lasciata alle spalle.
cp
l’autoironia cronica è stata la mia migliore amica per tanti anni. mi ha sollevata da numerose situazioni, tipo quando sembravo troppo attenta e concentrata durante una discussione. facevo una battuta e l’intelocutore pensava che avevo preso alla leggera la cosa, anche se la cosa era un coltello affilatissimo in una piaga scopertissima, la mia. (l’autoironia è coltello e lama insieme. non tutti possono gestirla)
scherzavo quando mi succedeva una cosa tristissima, affrancando il mio interlocutore da frasi del tipo: poverina e legittimandolo a ribattere con un: beata te. anche se gli stavo dicendo che cinque minuti dopo mi sarei tagliata le vene. (l’autoironia ha gli airbag di serie)
invece, la nerd n. 67 da un po’ di tempo mi ha abbandonata. deve essere in crisi anche lei, l’ironia è sempre un passo avanti a tutti. in queste settimane, mesi, si è sclerotizzata per via di alcune cose che mi succedono e che non mi fanno più tanto ridere. io la cerco, lei fa la titina.
l’autoironia cronica ha avuto la prima caduta di stile quando le ho fatto presente che sono l’unica donna sulla terra che è stata con un suo “dipendente”, regolarmente pagato contributi compresi (non parliamo poi degli incentivi lussuosi), che si comporta come un moderno spartacus in giacchetta a tre quarti. (io non ho voluto approfittare di lui, mi chiedo perché lui voglia farlo di me) tipo che quando lo richiamo all’ordine fischietta allegramente dall’altra parte dello schermo e deve farsi anche delle grosse risate. probabilmente non lavora perché è troppo impegnato a costruirmi un tapirone d’oro. questa cosa dovrebbe fare molto ridere, invece no. avevo anche pensato di scrivere a brunetta, denunciando il fannullone, ma poi ho preferito restare nella mia bambagia dove brunetta non esiste, come i sette nani di Biancaneve. o almeno credo.
l’autoironia cronica si è abbattuta definitivamente quando le ho detto che ho una lontanissima possibilità per migliorare la mia condizione economica e professionale mettendomi in società, tra gli altri, con un cinese. già vedevo gli affari d’oro, le scarpe nuove, l’impermeabile figo da top manager che avrei comprato con i soldi che il cinese, con la nota caparbietà che contraddistingue il suo popolo, mi avrebbe aiutato a guadagnare. invece sono riuscita, anche qui, a beccare l’unico cinese vivente che ha meno voglia di lavorare di tutta la cina e l’italia messe insieme (e la pigrizia di un italiano vale quella di 100 cinesi, di solito).
vorrei adottare l'autoironia senza fare gesti estremi come andarmene dall’italia o smettere di leggere un giornale italiano o di guardare un tg italiano o di pensare in italiano. forse il segreto è che devo pensare in un’altra lingua. e pensavo che l’ironia fosse proprio questo, il mio segreto, la mia altra lingua. ma adesso ho dimenticato l’abc.
ritrovare l'autoironia dovrebbe essere come nuotare, pattinare, guidare, cucire un bottone, sciare. quando riprendi è come se non hai mai smesso, dicono. il fatto è che non ho mai smesso di fare queste cose qui perché non le ho mai iniziate. non le so fare.
come si riprende a scherzare se in realtà non lo si è mai fatto?
cp
attori, musicisti, autori, operatori culturali, sceneggiatori, piccoli produttori. non lasciamoli soli. sono giovani, carini e poco occupati. hanno tante idee ma non sanno dove metterle da quando, nel 2009, il FUS – fondo unico per lo spettacolo subirà una cosa come 200 milioni di tagli pubblici e da 500 milioni di base che aveva dal 1985 ne avrà 360 milioni circa.
per fortuna, in italia non si spreca nulla e da una costola adamitica del FUS nasce proprio in questi giorni il F.U.T.T.I. – fondo unico taglia talenti italiani.
l’ho adottato ieri, è sorprendente quanta compagnia possa procurare. è uno spettacolo unico. adottiamolo, adottatelo. il FUTTI è un’unità che contiene moltitudini di giovani sconosciuti talenti italiani che saranno i primi, se non gli unici, a subire le conseguenze di questo impoverimento culturale. il FUTTI lo adottano tutti molto volentieri. non costa nulla e si mantiene con poco:
un quintale di formalina per conservare dentro barattoli le idee del FUTTI;
una robusta spalla da prestare al FUTTI che tende a piangersi un po’ addosso senza trovare soluzioni;
una sfera di cristallo in cui vedrete sempre e solo una immagine incoraggiante per il FUTTI e cioè: un ricco arabo passerà di qui e invece che kakà comprerà te;
un topolino che gira su una ruota dentro una gabbia per ricordare al FUTTI chi sta peggio di lui.