la comparsina tv ha esaurito le partecipazioni a tutti i reality show del mondo. dopo aver tentato la carriera imprenditoriale fondando una accademia di comparsine tv finanziata dal governo,la comparsina tv si è arresa. ha spento la tv e ha preparato le valige per l’europa. e questa volta il viaggio, lei almeno lo spera, sarà di sola andata. dritta dritta verso il parlamento europeo a rappresentare un’audience irreversibilmente popolata da future comparsine tv. del resto, bisogna fare posto alle nuove. lo dice anche il suo chirurgo plastico: non bastano le tette e il culo schioppettante (era un sacco di tempo che desideravo usare questo termine) per andare in europa. adesso serve un bel cervello nuovo che quello vecchio il premier l’ha usato per testare l’inceneritore di acerra che era l’unico rifiuto non biodegradabile italiano.
nella mia schioppettante città, non ci facciamo mancare nulla. perfino la comparsina tv in crisi perchè non ha ancora ben capito se andrà al parlamento europeo oppure se farà la badante del premier durante la campagna elettorale.
di recente, passeggiando per le vie del centro, ho notato la comparsina tv con uno stuolo di comparsini boys che le guardavano le spalle mentre lei sceglieva il set di bauli luis vuitton (rigorosamente taroccati) in cui infilare i perizoma con il filo interdentale di brillanti che le serviranno per le prime foto da parlamentare europea o da badante ufficiale del premier. la gente la fermava per fotografarla, la finanza per chiederle i documenti. In entrambi i casi la comparsina tv annuiva, rispondendo in inglese (dopo aver ingoiato 24 cdrom per impararlo in due giorni. per fortuna che le comparsine sono di bocca larga, per antonomasia). deve aver pensato di essere già al parlamento europeo o forse l'inglese maccheronico è la prima lingua che conosce.
cp
la settimana prossima torno casalinga precaria a tempo pieno e non ci sono prospettive diverse nel breve periodo. a parte una possibilità che da qui all’8 giugno mi consentirebbe di mangiare gratis, a pranzo e a cena. non parliamo poi dei caffè. potrei avere la moka al posto del sangue. e non nominate il negroni invano che l’altra sera ci ho messo un’ora per convincermi di avere ancora un apparato digerente e un fegato.
questo lavoro, che fino ad oggi non avrei mai chiamato tale ma bisogna pur sempre andare avanti, consiste nel mettere il piede fuori di casa e contare fino a quindici/sedici e mezzo. è il tempo necessario perché si palesi un qualsiasi candidato alle amministrative pronto ad offrirmi un pranzo, una cena, due caffè, un gelato, un aperitivo, un passaggio a casa, una visita alla sezione del suo partito, un incipit del suo discorso elettorale, una visita immaginaria nel petruzzelli, i provini delle foto per la sua campagna elettorale, un campanello d’allarme cittadino, un cesso sempre libero alle otto di mattina.
la vita è così. retorica, non puoi farci niente. bene ti va se ci fai caso. almeno sai già che i tuoi amici/conoscenti/boss/arpie/parenti/ex-fidanzati/prossimi ex-fidanzati non sono improvvisamente diventati i tuoi migliori amici/conoscenti/boss/arpie/parenti/ex-fidanzati/prossimi ex-fidanzati e non sono nemmeno diventati simpatici e non ti vogliono un bene immenso. vogliono solo il tuo voto.
cp
se nella prima versione l'uomo apocrifo si manifestava principalmente nelle zone alte della nostra penisola, adesso la crisi ha livellato tutto: da rovigo a caltagirone, da santarcangelo di romagna a sannicola di puglia. l'apocrifo è dovunque, come la crisi.
all’inizio dell’anno, l'apocrifo non avendo sufficienti risorse per ripristinare tutti i fili elettrici che gli hanno procurato il black out definitivo, si è arreso.
l’indigenza lo ha reso un uomo nuovo, e creativo. l’apocrifo ha donato al museo di scienze naturali della sua città il suo affarino smarmottante che adesso potete ammirare nella versione impagliata mentre saluta i passanti andando su e giù, lentamente, come fa la testa di una marmotta o uno stronzo indeciso.
il raccapricciante dileguarsi del suo testosterone e di quei discorsi di terza mano che gli permettevano un tempo di stordire le sue prede metropolitane,lo hanno convinto a tornare ufficialmente con la sua fidanzata storica che, peraltro, non aveva mai lasciato: semplicemente la dimenticava a casa quando usciva per le sue ronde sessuali nei locali notturni della città.
il piccolo lord apocrifo ha bisogno di certezze quotidiane, come il soddisfacimento anestetizzato della sua fidanzata o l'appoggio a distanza del governo che in questi giorni manda in tv una pubblicità progresso per confortare gli uomini malati di apocrifia (non si capisce se il messaggio di quello spot sia: non preoccuparti, l'apocrifia è governativa. oppure se voglia semplicemente dire che in italia non ci piacciono le soluzioni, ma solo evidenziare sempre altri problemi secondo il perverso perverso disegno di un chiodo-schiaccia-chiodo)
in periodi di crisi sarà difficile adottare l'uomo apocrifo, che si è rinsaccato come un cazzavone (baresismo che indica: lumaca, escargot) sotto la gonna della sua fidanzata e non mette piedi e testa fuori di casa se non per buttare l’immondizia la sera. per questo, piuttosto che adottarlo, il mio consiglio è di stare attenti a non farvi adottare da lui….
cp
tra la gente della mia città si usa l'espressione meh! in numerose situazioni.
meh, che fai? per mettere fretta a qualcuno.
meh, che fai? per rimproverare qualcuno.
meh, che fai? per esprimere sorpresa verso qualcuno.
meh, che fai? per deridere qualcuno.
c'è anche il meh interiore, quando si guarda qualcuno a lungo, in silenzio, per sottolineare che non è questo il luogo dove questo qualcuno dovrebbe stare. il meh! interiore è il più comune, e il perchè è facile da immaginare, ma oggi voglio essere ridondante come un enorme e prosperoso meh! interiore: perchè questa gente, il più delel volte, è falsa.
per dire, sono due anni e mezzo, 2 anni e mezzo, che sono tornata a vivere nella mia città, la città dove sono nata e cresciuta e dove, reddito precario permettendo, produco pil, immondizia, idee, bestemmie, sorrisi, lacrime.
eppure, ogni volta e intendo ogni volta, quando mi addentro nelle solite situazioni sociali, c'è sempre qualcuno, più di uno anzi di una, che accompagna il bacio di giuda sindacale con un enorme meh! interiore.
quel meh! interiore significa: sei ancora qui? non te ne sei andata? e quando te ne vai? e perchè c'è gente che ti chiama e ti saluta quando fino a due anni fa non ti conosceva nessuno....etc etc etc.
questo per dire, che sono stanca dei meh! interiori e a loro rispondo con la terza parte del racconto di Priso che è QUI.
cp
finalmente siamo tutti in crisi, che liberazione. finalmente dichiarare a squarciagola: c’è crisi, sono in crisi, questione di crisi.
un gruppo di creativi finto-cinici di mia conoscenza ha inventato i gadget della crisi: cioè nulla: vanno in giro senza borsa e senza portafoglio. per questo mi invitano spesso a cena o a prendere un caffè, tanto poi pago io che non dichiaro di essere in crisi, solo perché anticipando i tempi io ho dichiarato c’è crisi quando mi sono laureata e ora, scusate la digressione con cui mi sto cospargendo il capo di cenere, sono passati cinque, dico 5, anni e ora sono talmente in crisi da non avere neanche il fiato per dichiararlo.
come me, come tutti, anche i nerd che avete adottato in questi anni sono molto in crisi. sono irriconoscibili. sono soli. sono amari. sono in crisi. deambulano tra la gente in cerca di una anima pia che li adotti. nonostante la crisi.
ora. senza i miei nerd non sarei qui, il che a livello subliminale significa che se io non fossi stata in crisi non sarei stata qui adesso e doppi sensi del genere, quindi devo aiutarli. da oggi parte la campagna adotta un nerd in crisi, che sarebbe la versione cover dei nostri nerd.
nei prossimi giorni vi racconterò che fine hanno fatto i nerd in crisi descrivendo la loro cover version.
si accettano richieste.
se volete sapere come se la passano in tempi di crisi jack o’ chattatore, l’ipocondriaco fashion, l’apocrifo etc etc etc ditemelo oppure restate in attesa che tanto i nerd sono come la crisi: prima o poi ve li ritrovate in casa.
cp
sono stata ad atlantide, muta e mutevole. giorni interi. al posto della saliva avevo il vinavil.
ho spolverato un paio di parenti che non vedevo da un pezzo e che in realtà non rivedrò per un altro pezzo ma sono andata da loro come un magnete spezzato cerca una superficie polarizzata per ricomporsi. durerà poco, ma mi è servito.
mi manca il coraggio di ammettere una serie di defezioni lavorative.
non ho niente altro da dire, il mio plot è troppo orizzontale e invece le storie hanno il mordente solo quando fanno le montagne russe in verticale e io le giostre le odio e questo mi sa che l’avevo già scritto perché resto una incorreggibile fedele alla linea compresa quella fisica della quale mi preoccupo eccome anche se alcune neomamme barra conoscenti mi assicurano che fortunatamente resterò tonica (come l’acqua? quindi insipida e con le bollicine?) se come sembra non sfornerò prole e tiro un sospiro di sollievo che meno male che ci si consola in silenzio, ad atlantide.
cp