come ferite inesplose si riaprono certe esistenze, e a me le ferite, le crosticine, mi piace scorticarle e mordicchiare il sangue raggrumato per poi sputarlo via. apprezzo le crosticine come certe persone e situazioni che solo quando mi accorgo che ne apprezzerò il ricordo, mi piacciono perchè poi alla fine è quello che resta, il ricordo cicatrizzato.
mi piace tutto dei miei colleghi, ma la cosa che mi piace di più sono i loro difetti perchè è a quelli che mi affeziono, i difetti sono le crosticine delle nostre ferite che non vanno via.
mi piace quella che ha sempre mal di testa, quella che non parla ma urla, quella che non chiede ma comanda, quella che sono il capo e lasciami perdere, quella che sta sempre zitta e quando dice una frase ti fa piangere, quella che arriva alle 8 la mattina e alle 8 di sera sta facendo esattamente la stessa cosa, che era difficile per questo ha scaricato tutto il resto del lavoro a quell'altra che sono io: la figlia della serva o l'ultima ruota del carro, o solo un pollo di allevamento, che annuisco e poi stringo forte in mezzo alle labbra e sorrido.
(sì, siamo tutte donne in ufficio. è un classico dei lavori stagionali. quando avremo, tra 15 giorni, tutte insieme il ciclo porterò una piccola telecamera per registrare quello che ci diremo)
in fondo, poi, non essere nessuno significa anche che nessuno è come me, e questa l'ho letta per strada, su un muro, ma non ricordo assolutamente dove, ero piccola e senza macchinetta fotografica a portata di mano, ricordo solo che era una scritta grigia su un muro bianco scorticato.
mi piace che questa gente un giorno mi mancherà, mi è già mancata, durante l'anno, come mi mancano le persone che non volevo mi mancassero o forse mi manco io che sto con loro che mi sento proprio le ossa dei polsi che si fanno più rotondi da donna della mia età.
(sì lo so, questo post non lo capisco nemmeno io. è un post-post.)
cp