
su una picciosa malinconia, dondolo. mi ricordo di te che ti vidi per la prima volta, bene bene, a ottobre in quella città fattapposta per l'autunno con i tappeti di foglie gialle sulle strade. il freddo mi congela senza preavviso. mi sento sbronza. che poi non è molto lontano dalla verità che per festeggiare il matrimonio di una mia amica, sabato sera, ho dovuto, sì sono stata costretta dalla mia coscienza, bere una cosa come forse tre bottiglie tra vino champagne e limoncello (?). però, ecco, almeno ero contenta del matrimonio. e sempre per festeggiare la sposa mi sono issata su un tacco 12, bello eh ma pur sempre 12, e adesso sotto il piede possiedo una ferita lunga mezzo cm e profonda chissà quanto. ogni volta che calpesto il pavimento, mi sento un anticristo. che fa male, la ferita proprio sotto il piede. da restare a letto che tanto fa freddo che tanto tutto quello che devo fare è dentro questo pc e dentro la mia testa. ma io vorrei che fosse fuori da questa stanza viola-ta.
mi sento avulsa e mi rifiuto di sapere cosa significa. mi rifiuto di sapere, in generale. non voglio leggere, scrivere, dire, fare, baciare, lettera, testamento. vivere infelice e scontenta, la tabula rasa di me stessa.
cp
dicerie. sono arrivata a discutere di questioni che non solo non sussistono ma soprattutto non mi interessano. pur di non parlare di me. tipo. Il sesso a 70 anni. ne parlavano in palestra, dove mi sono resa conto solo da poco tempo che pullulano ormoni over 65 come acari sulle scarpe da ginnastica. quindi il sesso a 70 anni esiste. ho appurato. mi chiedo se esista ancora a 30.
sconfinamenti. sto diventando eccessivamente perbene nei confronti di mie colleghi di lavoro, o pardon, di gente che viene regolarmente retribuita per lavori che svolgo io che sono retribuita al 10 per cento. questi soggetti sbagliano i nomi propri, non i miei, i nomi di gente che conta e mi sto zitta. prima facevo il putiferio. odio quando si sbaglia il nome di qualcuno a cui stai per scrivere una mail o per chiamare. (soprattutto se in più non sai nemmeno in che giorno e mese siamo) mi sembra che gli stai per calpestare i piedi, se non ti ricordi mai i nomi della gente con cui lavori. per questo ho sempre, come dire, sbraitato educatamente contro chi lo fa. ora no. al massimo occhieggio dicendo: sono sicura che sai che non è questo il suo nome, ma perchè continui a chiamarlo con un nome che sono sicura sai essere errato?
ricorsi storici. il berlusconismo non esiste. o meglio è sempre esistito. prima si chiamava: machismo in svendita. un esempio: perchè insistere a chiamare se ti ho detto milioni di volte che mi fai ribrezzo, tu uomo attempato che nasconde le sue molteplici relazioni anche quando le sue molteplici relazioni le porta a braccetto il sabato sera? (ti prego, nel caso rispondimi qui, non mi mandare un altro sms)
ritornelli. sempre gli stessi ritornelli. io sbrigo tutte le faccende necessarie perchè si arrivi a un risultato e i miei fantomatici colleghi svolgono giusto l'ultimo tassello perchè loro sono oberati di lavoro e quindi devo scusarli, sempre, anche quando copincollano le mail riassuntive fatte da me e le indirizzano al nostro capo, firmandole. pardon, al loro capo. io sono totalmente anarchica. allo sbaraglio. senza contratto. come marco travaglio. doppio tzà.
illusionismi. come fare a dire di no all'amichetta con cui hai vissuto tre anni nella casetta da fuorisede e che non vedi da 4 anni e che si sposa con uno che non avresti augurato neanche alla tua peggio collega (di cui sopra) e che fa l'addio al nubilato a rimini (alla presenza, perlatro, del suo sposo)nella riviera romagnola sì proprio dove ci sono tutte le discoteche e gli etc etc che tutti sappiamo? ci ho provato, a dire di no. ma la voce non mi è uscita. quindi sto andando in riviera, io. mi ci vedete in mezzo alla gente che paga euroni per divertirsi? sarò spiazzata e spiazzante. più o meno come portare pierpaolopasolini al gaypride.

non sono una appassionata di birdwatching, del resto anche la caccia non la approvo. ultimamente la parte velenosa di me sta pensando di dedicarcisi, alla caccia dei volatili, da quando sul tegolato della casetta di fronte la mia vive felicemente una gazza che mi ruba il sonno e i pensieri. i genitori, o chi per loro, non le hanno insegnato a distinguere il giorno dalla notte. così lei, la gazza rubasonno e rubaidee, appena fa buio, esattamente quando io finisco di lavorare e torno nella mia casetta in affitto troppo cara ma insindacabilmente graziosa, lei si rianima e canticchia. tutta la notte. canticchia è una delicatezza nei suoi confronti. il suono può assomigliare ai gridolini di godimento tra aldo biscardi e una foca monaca. all'alba, stremata, si addormenta. dopo un'ora, io mi sveglio per andare al lavoro.
ora, io la natura la amo molto. quando è silenziosa. diversamente la odio. la detesto. non è un caso che il mio paesaggio ideale resta il mare che sta zitto, anche quando si arrabbia e mi manca, come mi mancano tutti i silenzi che mi aiutano ad ascoltare.
gazza a parte, altra cosa. sono una icona gay. non ho più dubbi. piaccio solo a loro, o meglio in particolar modo a loro, soprattutto agli uomini. il che mi lusinga, che come dice una mia carissima amica, significa che piaccio alla maggior parte della popolazione mondiale e poi anche loro piacciono a me se soprattutto i maschietti quando mi dicono che ho le sopracciglia perfette, come un arco disegnato da giotto e io penso che vorrei innamorarmi di un uomo che mi dice una cosa del genere, ma un uomo non le ha mai notate le mie sopracciglia che peraltro adesso ho imparato a dire sia in inglese che in francese che in tedesco, ma non lo so scrivere.
cp
è stata una settimana scandalosa. primo, non ho precisato che il lavoro stagionale di cui mi sono fregiata nel post precedente non è nella città in cui risiedo. per me è ovvio, che non sia qui. ma è bene precisare, il lavoro si trova a 600 km circa da dove abito. quindi la prima cosa che ho fatto questa settimana è attaccarmi al telefono per cercare una casa (una camera, per la verità) che finalmente venerdì ho trovato. ovviamente la più cara e la più piccola casa disponibile è toccata a me.
secondo, fare la valigia. così, tra un intervallo e l'altro per delle gare d’asta immobiliare e telefoniche, facevo la conta tra magliette, gonne, pantaloni etc etc.
terzo, volevo salutare un po’ di gente. sembra facile. le amiche,in effetti è stato facile. le chiami e loro ti dicono un orario e un luogo, le vedi, le saluti, le baci, le inviti a fare un salto dove stai per andare e finisce la storia. ma io, che sono scorpione con ascendente scorpione, volevo salutare anche i miei amici, piccoli amici, amici di-letti. perché sono la classica eroina romantica. dispenso romanzi ai miei amici diletti. poi arriva un momento in cui, non potendomi riprendere il tempo che mi hanno fatto perdere, mi riprendo i miei libri.
con capricorno78 è andata bene, ci conosciamo da una vita, cenetta in allegria e ciao ciao.
toro82 è stato facile rintracciarlo, ha inaugurato un locale con la sua pantagruelica fidanzata (ricomparsa come nelle soap opera all’improvviso, visto che lui pensava che fosse deceduta. a quanto mi ha detto quando li ho visti incollarsi le lingue a vicenda, davanti a me)
capricorno66 pure non è sfuggito al mio richiamo, non vedeva l’ora di riabbracciarmi. sicuro di aver trovato una ragazza capace di credere che la donna che vive con lui da 12 anni è solo la sua coinquilina, neanche stabile, che ogni tanto dorme con lui e stende i suoi perizoma in salotto (peraltro di cattivissimo gusto, sia il salotto che i di lei perizoma) perché non ha la lavatrice. come no, per i liberi professionisti over 40 la lavatrice è un optional. certo.
acquario70 è quello a cui tenevo più di tutti, non fosse altro che gli avevo prestato due dei romanzi che amo di più e che mi raccontano più di qualsiasi contatto. l’ho inseguito un pochino. a lui piace, così. fingersi impegnato. ma ce l’ho fatta, gli ho comunicato che me ne vado esattamente un attimo dopo che lui, con i suoi occhi da ranocchio flebotomico, ha detto: questo è il soprabito che portavi quella sera che siamo andati e bla bla…. è evidente che prestargli i miei libri non ha prodotto alcun risultato se fa avances da stereotipato antieroe moccioso.
acquario72 è l’unico da cui devo ancora congedarmi. lo faccio qui, dandogli la stessa importanza che ha per me il libro che gli ho prestato. zero.
cp
la rabbia tinteggia con violenza le pareti viola di questa stanza mentre ripasso l’intonaco che il tempo fa le crepe che io faccio che gli altri mi crepano addosso.
è un momento violento, intorno a me. se non posso fare molto per risollevare gli animi violati che mi stanno vicino, farò in modo di rendere inviolabile il mio.
scrosterò, insieme alle crepe dalle mie pareti, per sempre:
1. chi applaude una canzone omofoba “perchè tutti abbiamo diritto di pensiero e di parola e perché lui/lei ha il diritto di fare l’alternativo”. bene, se fosse così accetterei l’applauso omofobo e dalla felicità bacerei sulle labbra, sia l’applauso che l’applaudito. solo che quell’applauso è una standing ovation (e soprattutto: esiste un’alternativa? se sì, quale?) e, inoltre, in italia c’è una democrazia subliminale e regressiva e dunque il tuo applauso qualunquista non va perdonato.
2. la gente che chiama per dirmi: ci sentiamo. e poi chiude. non è per il fatto che ci sentiamo è un risaputo modo di dire a bidone, come si dice qui. ma perché è risaputo, appunto. vecchio marcio puzza. nella mia stanza inviolabile le cose vecchie non ci stanno. che gli ipocriti siano talmente ipocriti da inventarsi nuove ipocrisie.
3. chi mi “vuole bene” e si fa vivo solo per avere soldi. tu hai bisogno di soldi, ma io non ho bisogno del tuo bene. perdono tutto, anche la crisi. ma i subdoli no. qui si dice una cosa crudele su soldi e medicine. non la scrivo perché non la penso. purtroppo.
cp
nomi. meglio non farli. tanto i nomi sono sempre gli stessi. le cose sono due, o questa gente possiede una trentina di sosia o come fanno a essere contemporaneamente politici, direttori di qualsiasi ente/fondazione culturale, amministratori di qualsiasi ente/fondazione culturale, proprietari di qualsiasi ente/fondazione culturale, indagati/galeotti. la verità è che a chi non sa leggere regalano migliaia di libri e a chi adora leggere…avete capito. diventerò una donna crudele e seriale. spero solo di non imparare a sputare torce di fuoco quando parlo.
cose. sono arrivati alcuni messaggi privati in cui mi si chiede: come-mai-non-ti-lamenti-del-tuo-non-lavoro?stai-lavorando?ma-se-lavori-chiudi-il-blog?io-te-lo-auguro-di-lavorare,-ma-spero-che-succeda-il-più-tardi-possibile-così-non-chiudi-il-blog! mai, dico mai. mai ho ricevuto tante dimostrazioni di fedeltà come da quando sono cp. mai. e comunque, state tranquilli. non ho trovato lavoro, nessuno mi ha assunto e niente sembra smuoversi in questo senso. resterò casalinga precaria ancora per un po’. enjoy!
città. devo proprio commentare cosa succede nella mia città? due parole. dopo aver scoperto i libri, o meglio i multistore di libri, i miei affabili concittadini hanno scoperto i film, cioè hanno capito che i cinema non sono totem dove darsi un puntello con la comitiva, ma sono luoghi dove è possibile entrare e vedere un film, seduti, pagando un euro (solo fino a domani, poi tornerò a vedere film da sola. non vedo l’ora)
animali. mio fratello, da quando ha cambiato la suoneria della sveglia (ore 6.15)che era una specie di tamburo battente percosso da un plotone di alieni di ferro catalani su letto di chiodi infuocati ma ignifughi, è tornato a essere il mio guru.
mestieri. non scherziamo, su.
cp
dopo le celebrazioni edulcorate di nostalgia del ‘77 e al termine delle goliardiche rievocazioni del ’68, mi piacerebbe che il nuovo oggetto numerico di festeggiamenti nazionalpopolari e di commemorazioni collettive fosse il ’69. ma so già che sarà l’89. l’anno del muro dei muri, che sarà ricordato come l’anno in cui iniziò la libertà e finì la pace. secondo me.
non so, probabilmente in questo momento storico in cui tutto è rovesciato e l’asse del contrario è diventato un paradigma, celebrare il ’69 riporta le cose e le persone al proprio posto. rovescia il contrario.
a parte dare i numeri, condizione che spadroneggia nella mia testa, di recente sono successe alcune cose che io chiamo coincidenze storiche.
queste due coincidenti sfighe io le chiamo: inizia una nuova era e peggio di prima non potrà essere. e la reazione è sempre quella di scrivere, per non sentirmi in colpa di una colpa che comunque non possiedo a parte per il fatto di essere nata e di stare al mondo e dunque di essere coinvolta in tutto ciò che finisce e contemporaneamente ricomincia sotto un'altra forma, e mi sento colpevole se non reagisco al mondo e io reagisco per lo più scrivendo. non per migliorarlo il mondo, ma per attenuare egoisticamente il mio senso di colpa nei suoi confronti. e per dare i numeri, che quando scrivo i conti mi tornano. spesso.
cp